Regno Unito e UE dopo il Brexit. Analisi storica e tattica degli scenari possibili

Come ogni grande accadimento storico, politico, economico e sociale che riguarda un qualsiasi popolo, il fenomeno Brexit risponde a delle esigenze, a delle strategie, a delle tattiche che appartengono propriamente alla specifica storia culturale che lo ha di fatto reso possibile. In quanto tale, il Brexit non è un evento accidentale. A differenza di quanto

spesso si crede, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (d’ora in poi ‘UE’) non è semplicemente il prodotto di una sorta di calcolo politico impostato ed eseguito male o che, addirittura, ad un certo punto sembra essere del tutto sfuggito di mano. Il fenomeno Brexit, in tutta la sua enorme complessità economica, legale, politica, storica, sociale e culturale, ha infatti innumerevoli sfaccettature. Cercare di comprendere le dinamiche e la strategia che sono alla base di questo processo, d’importanza epocale per il rapporto che la Gran Bretagna continuerà comunque ad intessere con l’UE, significa andare ad esaminare lo spirito, la visione che ha animato le tattiche specifiche degli artefici principali del Brexit.

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L’Italia in crisi? L’Ue è ottimista: “Il Paese trova sempre delle soluzioni a questi problemi”

“La mia impressione è che la situazione potrebbe non essere così drammatica come sembra a prima vista” perché “alla fine l’Italia sembra sempre capace di trovare soluzioni a questi

problemi”. Così un alto funzionario Ue con riferimento alla crisi politica aperta dalle dimissioni dal Governo della delegazione di Italia Viva. La stessa fonte ammette però un certo distacco dalle questioni politiche romane. “La vita delle società democratiche a volte può farsi complicata, e in Italia ciò accade più che altrove”, ha aggiunto la fonte Ue. “Ho abbandonato l’idea di capire tutte le complessità della politica italiana”,

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Un milione di morti per malasanità nell’Ue. In Italia il migliore servizio sanitario

 di Nando Russi

“Nel 2016 due terzi dei decessi di persone con età inferiore ai 75 anni potevano essere evitati, rileva Eurostat. I dati rilanciano il dibattito sul sistema di salute pubblica già ripreso con la pandemia di COVID” e, come riporta un articolo

pubblicato da Eunews.it, portale di informazione on line diretto da Lorenzo Robustelli a Bruxelles, l’Italia ne esce a testa alta.

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Risorse finanziarie UE (in arrivo). Questione di “timing” e soprattutto di buonsenso

di Gaetano De Filippo

Pare sia in arrivo dalla U.E., a vario titolo e sotto forme tecniche diverse, una vagonata di miliardi. Sarà, con ogni probabilità, la più poderosa iniezione di liquidità nel sistema Italia a memoria d’uomo.

Ma, affinché non venga vanificato l’effetto di tali ingenti risorse finanziarie, sarà opportuno immaginare sollecitamente un organico ed articolato programma di riforme strutturali, che valga a modernizzare

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Stato di emergenza: Conte tra regole ed eccezioni. E chi vuole l’intervento Divino

di Paolo Pombeni

Ormai negli ultimi anni dell’attuale fase politica abbiamo esaurito tutti gli aggettivi che descrivono i dibattiti in corso: lunari, stellari, senza capo ne coda, improvvisati e via elencando.

Tuttavia, vale la pena di sottolineare come si stia perdendo l’occasione storica per regolamentare una condizione che non si pensava potesse presentarsi, ma che adesso sappiamo essere nel novero delle cose possibili.

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L’Italia deve prendere subito il Mes. Il “Recovery fund” resta una soluzione per il 2021

di Lorenzo Robustelli

“L’Italia vuole che il Recovery fund europeo sia di 750 miliardi, 500 dei quali a fondo perduto? L’Italia vuole che questo programma parta al più presto? L’Italia vuole davvero far fronte alle difficoltà in cui versano

i suoi imprenditori e i suoi lavoratori? Allo si prenda questi 36 miliardi del MES, in questo momento sono la miglior tattica negoziale

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Alla Germania la presidenza del Consiglio Ue. Forse ritorna l’idea di Europa

di Francesco Cannatà

Ogni sei mesi la Presidenza del consiglio dell’UE passa da un paese dell’Unione all’altro. Dal 1 luglio, dopo 27 semestri, il compito è tornata alla Germania. Era dal 2007 che Berlino non usufruiva di questo incarico.

A tredici anni da quel momento due sono i punti tra le due presidenze tedesche. Come allora l’Europa si trova di fronte a una grossa sfida politica.

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