Si accettano scommesse. Matteo Renzi dice di aver raggiunto lo scopo, ma…

Da quando si è insediato Draghi, Renzi si è sentito poco e niente. Tranne che per attribuirsi la paternità di quella creatura a più teste, che è il governo Draghi. Per il resto, niente, eccezion fatta per qualche intervista ad alcune testate giornalistiche

straniere. Che sia finalmente giunto il momento della sua definitiva irrilevanza? Troppo presto per gioire. Sta di fatto che, dopo le prime esultanze per il cosiddetto governo dei migliori, alla luce delle prime guerre intestine tra i diversi esponenti di questa strana maggioranza, l’ammucchiata non lascia presagire nulla di buono. Mettiamola in una prospettiva più benevola: il sobrio Draghi ne avrà di ostacoli da superare nel suo intento di anteporre i fatti alle parole! Un’alleanza così innaturale non può che generare querelle, dibattiti e spinose batracomiomachie, animose battaglie tra topi e rane costretti a convivere soffocando le loro naturali differenze. Allora mi chiedo: era necessario scomodare un’alta personalità come Draghi che sarà costretto a mediare tra duellanti in continua campagna elettorale? Era necessario

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“Il rinascimento secondo un rottamatore fiorentino filoarabo”

Il mio punto di vista su Renzi l’ho esposto più volte. Ed è un punto di vista non benevolo. Immutato purtroppo. Non nego di aver subito, per un minuscolo scampolo di tempo ormai

lontano, qualcosa che assomigliava a una fascinazione nei suoi confronti. Aveva rappresentato per molti che, come me, non lo nego, la politica la fanno sulle sensazioni, sui mal di pancia e sulle paure, una nuova speranza di futuro. Aveva rappresentato il riscatto di una sinistra logora, ferita e affaticata dall’egemonia berlusconiana e da infinite lotte intestine. Un riscatto che forse sarebbe dovuto passare per

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