Quando l’insicurezza diventa patologica! E ogni certezza è messa in discussione

In alcune circostanze di vita, in sincronia con eventi importanti, come ad esempio il cambio di lavoro o di città, la perdita di persone care, la fine di una relazione sentimentale o, al contrario, il matrimonio, la sensazione di insicurezza mette in discussione le certezze di tutta la nostra esistenza.

In questo caso, l’insicurezza vissutacon una sensazione di smarrimento che fa dubitare di quello che si fa e che si pensa e fa temere di prendere decisioni sbagliate, è una condizione emotiva di cui tutte le persone normalmente fanno esperienza. In tal caso, l’insicurezza di per sé non è dannosa e può diventare funzionale per farci compiere la scelta più giusta diventando, così, utile alla persona. E quando, al contrario, non è legata ad una specifica situazione di vita, interessa più ambiti e persiste nel tempo? Quando si fa sentire anche rispetto a comuni decisioni e condiziona quasi tutte le attività quotidiane?

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Sanremo e pandemia, italiani davanti alla tv come gli americani per il SuperBowl tra gossip e critiche

Sono 71 anni che milioni di italiani fermano le proprie usanze quotidiane, meglio ancora serali, per mettersi comodi e guardare, gustare, esaminare tutto ciò che si osserva durante la kermesse canora più famosa in assoluto.  

Simile dinamica si osserva in America, luogo in cui ogni anno milioni di persone rimangono incollate allo schermo della propria televisione per un evento atteso ed amato: il SuperBowl, non una semplice partita di football, ma un vero e proprio show che vale milioni di dollari. Ma perché succede questo? Analizzando meglio, infatti, si osserva che, paradossalmente, molti telespettatori di trasmissioni storiche le seguono sia perché le amano, sia perché semplicemente le demoliscono e distruggono.

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Spero che si ritorni a dare il giusto peso alle parole usate. Basta con la “dissonanza”

Difficile, in poche battute, sviscerare argomenti nella loro interezza, per questo scrivo di una sensazione interiore che ho più volte sentito in questo ultimo anno e che mi è rimasta dentro.

Io la chiamo “dissonanza” e l’ho percepita molto spesso. Quando, per esempio, nel primo lockdown, con già tante migliaia di morti e famiglie in lutto, inneggiava il motto “andrà tutto bene”.

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La “sindrome di Rebecca”: quando a fare davvero male è la gelosia retroattiva per gli ex

di Rossella Palmieri

Si può essere gelosi degli ex e delle ex? Alcuni dicono che “si è sempre gelosi del passato”, ma diciamo così alcuni lo sono di più, molto di più di altri.

La gelosia è parte integrante di ogni relazione d’amore: un po’ di sana gelosia fa sempre bene. Ma quando la troppa gelosia mina la relazione, si avvicina di più alla possessività e questa particolare forma di gelosia non si focalizza sul presente e sul futuro ma sul passato e, quindi, sulle precedenti relazioni del partner, allora si può soffrire della sindrome di Rebecca, ovvero la gelosia retroattiva.

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Appunti di… un cammino “Kalabria coast to coast”. Suggestiva esperienza multisensoriale

di Rossella Palmieri

Dalla Costa degli Aranci alla Costa degli Dei, dallo Ionio al Tirreno, dalla spiaggia di Soverato a quella di Pizzo (e viceversa) è possibile immettersi in un’esperienza multisensoriale fisica e psichica chiamata il “Cammino Kalabria Coast to Coast”.

Non un semplice trekking, ma un’avventura fuori dall’ordinario che ormai oggi rappresenta la nuova frontiera del turismo e che attraversa la penisola calabrese nella sua parte più stretta, portando i pellegrini in borghi immutati nel tempo. Petrizzi, Monterosso e San Vito allo Jonio sono le tappe attraversate durante i 55 Km di passeggiata generalmente divisi in tre tappe, ma poi ognuno può decidere da sé.

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Cibo e psicologia. Non nutrirsi o abbuffarsi, quando i problemi passano dal piatto

di Rossella Palmieri

Spesso in studio, lavorando nella clinica, giungono pazienti che portano con sé una difficoltà dal punto di vista dell’alimentazione. Non è raro che arrivi il paziente che rifiuta il cibo, quello che lo seleziona meticolosamente,

colui che ne fa uso in momenti di noia, qualche altro che ne abusi e tanti altri potrebbero essere i racconti di ognuno che arriva. Sta di fatto, però, che i pazienti che esplicitano il loro stile nell’atto del mangiare, offrono una metafora sia del loro modo di vivere la vita, che della loro personale maniera di gestire le emozioni. Non è rara la dicitura “fame d’amore” esplicito riferimento alla relazione tra carenza affettiva e alimentazione: è come se il cibo riempisse quel vuoto che lascia una delusione d’amore,

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