Coronavirus e dintorni. La scuola in trincea all’insegna della precarietà

di Annalisa Martino

La scuola non si tocca. La scuola deve ripartire. La scuola è tutto. La scuola è padre e madre. Evviva la scuola. Ecco, l’elogio alla scuola, quasi un po’ grottesco, in questi giorni di difficoltà diffusa, ci giunge da ogni dove.

Sembra che tutti, dopo il risveglio gioioso dai mesi bui del confinamento, dopo la rimozione estiva degli orrori della pandemia, abbiano scoperto il valore della scuola. Dalle istituzioni centrali a quelle più periferiche. Dall’uomo di potere all’uomo della strada. Dal professionista al manovale. Affermare quanto sia importante andare a scuola pare sia diventato un’inoppugnabile verità che tutti ripetono come un mantra. E forse ci credono anche.

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Per una ripartenza rapida e avere i fondi ue, si dovrà dire addio all’anac?

di Paolo Pagliaro

Per spendere presto e bene i fondi  in arrivo dall’Europa, occorre restituire alla Pubblica Amministrazione la capacità di decidere, consentendole di esercitare la sua discrezionalità. E’ una delle richieste di  Assonime, l’associazione che riunisce le grandi aziende private e pubbliche.  

La commissione presieduta  da Franco Bassanini chiede anche di limitare la responsabilità per danno erariale all’ipotesi del dolo, eliminando la colpa grave; di sopprimere o delimitare la fattispecie del reato di abuso d’ufficio; di effettuare un deciso spostamento dai controlli ex ante  a quelli ex post.

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