Si accettano scommesse. Matteo Renzi dice di aver raggiunto lo scopo, ma…

Da quando si è insediato Draghi, Renzi si è sentito poco e niente. Tranne che per attribuirsi la paternità di quella creatura a più teste, che è il governo Draghi. Per il resto, niente, eccezion fatta per qualche intervista ad alcune testate giornalistiche

straniere. Che sia finalmente giunto il momento della sua definitiva irrilevanza? Troppo presto per gioire. Sta di fatto che, dopo le prime esultanze per il cosiddetto governo dei migliori, alla luce delle prime guerre intestine tra i diversi esponenti di questa strana maggioranza, l’ammucchiata non lascia presagire nulla di buono. Mettiamola in una prospettiva più benevola: il sobrio Draghi ne avrà di ostacoli da superare nel suo intento di anteporre i fatti alle parole! Un’alleanza così innaturale non può che generare querelle, dibattiti e spinose batracomiomachie, animose battaglie tra topi e rane costretti a convivere soffocando le loro naturali differenze. Allora mi chiedo: era necessario scomodare un’alta personalità come Draghi che sarà costretto a mediare tra duellanti in continua campagna elettorale? Era necessario

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“Il rinascimento secondo un rottamatore fiorentino filoarabo”

Il mio punto di vista su Renzi l’ho esposto più volte. Ed è un punto di vista non benevolo. Immutato purtroppo. Non nego di aver subito, per un minuscolo scampolo di tempo ormai

lontano, qualcosa che assomigliava a una fascinazione nei suoi confronti. Aveva rappresentato per molti che, come me, non lo nego, la politica la fanno sulle sensazioni, sui mal di pancia e sulle paure, una nuova speranza di futuro. Aveva rappresentato il riscatto di una sinistra logora, ferita e affaticata dall’egemonia berlusconiana e da infinite lotte intestine. Un riscatto che forse sarebbe dovuto passare per

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I dossier sospesi per la crisi: “ristori”, cartelle esattoriali, licenziamenti. Grazie Renzi

Mentre la crisi politica imperversa, due provvedimenti cruciali per la tenuta del sistema economico italiano rimangono in sospeso. Si tratta del nuovo decreto Ristori – che vale 32 miliardi: una cifra

superiore a quella di una normale finanziaria – e del nuovo rinvio per le notifiche di cartelle esattoriali e pignoramenti. Dopo le dimissioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il governo rimane in carica per sbrigare solo gli affari correnti, una categoria in cui rientrano i provvedimenti d’emergenza legati alla pandemia. A livello informale, fonti dell’esecutivo hanno confermato infatti che i due interventi saranno varati la settimana prossima, forse in un unico contenitore.

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Renzi ha dimissionato le ministre e Scalfarotto dal governo. Ora è crisi, i possibili scenari

Dopo settimane di scontro con il premier Conte, Matteo Renzi, irrazionalmente e poi insultato da decina di migliaia di follower sui suoi account social, ha annunciato le dimissioni della delegazione di Italia viva dal governo.

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Grandi e piccole bugie. Li mejo ciarlatani: Salvini, Meloni, Renzi e Boccia. Ma pure Conte

 Il sistema di tracciamento dei contatti “sta funzionando bene”, disse Giuseppe Conte un paio di mesi fa. Dichiarazione improvvida, perché l’app Immuni è in realtà un fallimento. “Con la

lotteria degli scontrini lo Stato può spiare i cittadini”, ama ripetere Giorgia Meloni: falso anche questo, perché la lotteria non consente il tracciamento degli acquisti e non consente di risalire all’identità del consumatore.
Le parole di Conte e Meloni concorrono al premio per la peggiore dichiarazione di un politico italiano nel 2020. Il concorso è indetto dal sito di fact checking Pagella Politica che ha

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Alt di Franceschini a Renzi. Sottotraccia il sostegno alla segreteria generale della Nato

di Rino Muoio

Tutta la partita si gioca al Senato, dove il governo può contare su circa 170 voti, mentre l’opposizione non arriva a 150. Una ventina di voti di differenza che in linea generale

dovrebbero garantire una certa tranquillità a Giuseppe Conte, salvo il fatto che Italia Viva ne ha 18, finendo per incidere fortemente sulle eventuali sorti di questo governo. In questo contesto da mesi gioca le sue carte Matteo Renzi, del quale tutto si può dire ma non che non

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La coda giudicante del referendum sul taglio parlamentari. Ripetuto l’equivoco renziano

di Bruno Gemelli

La risposta al quesito referendario è tutta dentro la domanda perché quando si chiede di diminuire il numero dei parlamentari, la risposta c’è già, è nel ventre dell’interrogazione. Una domanda retorica di facile consumo,

un finale scontato. Chiederne conto agli italiani il giorno dopo, quando gli stessi promotori sembrano propensi a lisciare l’antipolitica e tutto ciò che sa di casta,  è come sfondare una porta aperta. E il fatto che ci sia stato uno zoccolo duro che ha detto di NO, più o meno grande a seconda delle zone dove s’è votato, significa che ancora esistono margini per sviluppare pensieri diversi.  

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Zingaretti citato dal NYT per il progetto Scuole sicure. Mentre Renzi sbraita

di Astolfo Perrongelli

Ad annunciarlo è lo stesso, Nicola Zingaretti, in questo caso in veste di presidente della Regione Lazio. Che c’è di tanto clamoroso?  Ecco “Montalbano bis” cosa ha scritto su Facebook. “Il New York Times parla del nostro impegno

alla Regione Lazio nel progetto ScuoleSicure. Test sierologici per 120 mila tra docenti e personale della scuola. Contento che il Lazio abbia fatto da apripista in Italia.

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