La coda giudicante del referendum sul taglio parlamentari. Ripetuto l’equivoco renziano

di Bruno Gemelli

La risposta al quesito referendario è tutta dentro la domanda perché quando si chiede di diminuire il numero dei parlamentari, la risposta c’è già, è nel ventre dell’interrogazione. Una domanda retorica di facile consumo,

un finale scontato. Chiederne conto agli italiani il giorno dopo, quando gli stessi promotori sembrano propensi a lisciare l’antipolitica e tutto ciò che sa di casta,  è come sfondare una porta aperta. E il fatto che ci sia stato uno zoccolo duro che ha detto di NO, più o meno grande a seconda delle zone dove s’è votato, significa che ancora esistono margini per sviluppare pensieri diversi.  

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Taglio parlamentari, c’è stata una ragionevole sforbiciata, non una rivoluzione

di Paolo Pagliaro

 Ci sono due importanti dati di fatto. Il primo è che per il referendum gli italiani hanno votato. Il secondo è che non hanno votato seguendo le indicazioni dei partiti. Sono due notizie positive ma che non devono sorprendere.

Il tasso di partecipazione degli italiani alla politica è tra i più alti. Dice l’Istat che il 64% delle persone parla di politica e il 72% si tiene informata attraverso i media. Quanto alle indicazioni dei partiti, esse erano in apparenza uniformi, tutte per il sì. In realtà, a parte i 5 Stelle, le esternazioni sono state così contraddittorie o timide da escludere che gli italiani possano esserne stati influenzati . Tra il si e il no non ci sono state guerre di religione o contrapposizioni ideologiche. E per i partiti – sempre con l’eccezione dei 5 Stelle – non sarà agevole intestarsi la vittoria.

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Al voto, al voto, per cambiare, oppure no, un sistema che non ha mai avuto pace

di Massimo Veltri

Affrontare il voto da qui a breve-in molte regioni (ben sette per diciotto milioni di elettori) e per il referendum confermativo della legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari-significa per alcuni aspetti

un ritorno alla normale vita del gioco democratico. Forse un salutare bagno dentro il tempo del virus, che almeno ci faccia distrarre dal bollettino quotidiano delle sei, dalla conta, dai DPCM, dal domani che verrà. Certamente un’immersione nella società liquida di Z. Bauman, nella volatilità dell’elettorato, nelle tecniche dei persuasori di massa più o meno occulti.

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Il grande dubbio amletico è: quanto consenso è ancora in grado di rastrellare il M5S?

di Paolo Pombeni

Con l’arrivo di settembre ricomincia la vita normale: basta guardare alla programmazione televisiva che riprende con le trasmissioni consuete. Così è anche per la politica, ma quest’anno tutto è più complicato del solito.

C’è l’incognita sull’andamento dell’epidemia che ha ripreso ad espandersi, quella sugli assetti dell’economia ma soprattutto quella dell’esito della tornata delle amministrative e del referendum costituzionale del 20-21 settembre.

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Riduzione dei parlamentari: perché votare sì, oppure no al referendum confermativo

di Alessandro Cipolla

Entra nel vivo la campagna elettorale in vista del referendum sul taglio dei parlamentari, che si terrà il prossimo 20 e 21 settembre in una sorta di election day visto che le urne si apriranno anche per le regionali e il primo turno delle amministrative.

Nel dettaglio si tratta di un referendum confermativo dove non è previsto il raggiungimento di alcun quorum, con gli italiani che saranno c

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“Taglio dei parlamentari, il fronte del “no” pretende maggiore visibilità dai media”

di Astolfo Perrongelli

“L’election day del 20 , per via dell’accorpamento del quesito referendario con le amministrative regionali e comunali in molte realtà della penisola, costituisce un non trascurabile fattore di rischio per la focalizzazione

Letterio Licordari di Risorgimento Socialista

dell’attenzione sul referendum costituzionale riguardante la riforma degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione italiana, approvata dal Parlamento nel 2019, che prevede la riduzione di 600 rappresentanti dei cittadini (400 deputati e 200 senatori)”.   

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