Regno Unito e UE dopo il Brexit. Analisi storica e tattica degli scenari possibili

Come ogni grande accadimento storico, politico, economico e sociale che riguarda un qualsiasi popolo, il fenomeno Brexit risponde a delle esigenze, a delle strategie, a delle tattiche che appartengono propriamente alla specifica storia culturale che lo ha di fatto reso possibile. In quanto tale, il Brexit non è un evento accidentale. A differenza di quanto

spesso si crede, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (d’ora in poi ‘UE’) non è semplicemente il prodotto di una sorta di calcolo politico impostato ed eseguito male o che, addirittura, ad un certo punto sembra essere del tutto sfuggito di mano. Il fenomeno Brexit, in tutta la sua enorme complessità economica, legale, politica, storica, sociale e culturale, ha infatti innumerevoli sfaccettature. Cercare di comprendere le dinamiche e la strategia che sono alla base di questo processo, d’importanza epocale per il rapporto che la Gran Bretagna continuerà comunque ad intessere con l’UE, significa andare ad esaminare lo spirito, la visione che ha animato le tattiche specifiche degli artefici principali del Brexit.

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Il Recovery come la Champion’s, per l’Europa serve una squadra

Confronto, tattica, strategia, rigore, realizzazioni: in politica come nel calcio. Si studia, si tenta di scoprire i lati deboli dell’altro e poi si colpisce. E in Europa, si gioca una partita decisiva: il Recovery fund diventa la Champion’s. Risorse,

ripresa, programmazione, investimenti. E allora: se provassimo ad immaginare la formazione del governo come quella di una squadra di calcio? Scegliamo i vari tasselli e vediamo di comporre il mosaico. Non sembra una impresa ardua. Almeno sulla carta. Il presidente pro tempore ( come quello Barcellona dove sono i soci che lo eleggono, a scadenza… Sergio Mattarella decide di convocare il tecnico più preparato, Mario Draghi. Il solo, forse, che sa badare – contemporaneamente – alla società, alla finanza, agli equilibri avanzati, innovativi e moderni ma anche a quelli, come dire, un po’ datati, tradizionali e forse anche conservatori.

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Rischio di infiltrazioni mafiose sulla diffusione del vaccino anticovid e sul Recovery fund

“Con riferimento al rischio di infiltrazioni nell’economia da parte dei sodalizi mafiosi appare prioritario continuare a concentrare l’attenzione sulla prossima diffusione dei vaccini, che

potrebbe costituire l’area di interesse dei gruppi criminali in funzione dell’elevata domanda e della fisiologica bassa offerta iniziale”. E’ quanto si legge nel quarto report dell’Organismo di monitoraggio istituito dal capo della Polizia sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte delle mafie, voluto dal Viminale. Nello stesso documento si evidenziano anche gli interessi della criminalità sulle risorse del Recovery fund.

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Bellanova guerrigliera di carta, insulti sul web. Conte bacchetta Boschi sul Recovery fund

La Bellanova fa la guerrigliera, annuncia che il governo è giunto al capolinea. Ma riceve una marea di insulti sul suo account di Facebook.

Ma a farne le spese è anche la preferita del divin cazzaro Renzi, ovvero Maria Elena Boschi. Che ha ricevuto una

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Sul Recovery fund nessun segreto o tentativi di golpe. Si passerà dal cdm e dal Parlamento

di Vincenzo Amendola*

Noi ci atteniamo alle tempistiche di Bruxelles, il ritardo del nostro piano è un ritornello da giorni. il vero ritardo l’ha causato il veto di Polonia e Ungheria che è caduto.

Alcuni pensano che questo piano sia una legge di bilancio o la panacea di tutti i mali, invece segue le linee indicate dall’accordo del 21 luglio dove si decise tutti e 27 di investire nella transizione ecologica e digitale. La Ue rimanda agli Stati le definizioni dei poteri delle task force. Per ora c’è un lavoro tra i tecnici dei ministeri per definire i contorni di una norma che invieremo in Parlamento. Non c’è nessun segreto di

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Consigli utili su come utilizzare i milioni di euro del Recovery found. Ed evitare sprechi

di Paolo Pagliaro

Nonostante i suggerimenti delle task force, ancora non è ben chiaro come si intendono spendere o meglio investire in modo produttivo e coerente i 209 miliardi in arrivo con il recovery fund. Eppure non mancano certo i settori strategici bisognosi di sostegno.

Nella classifica europea relativa alla fornitura di servizi pubblici digitali, l’Italia si trova al diciannovesimo posto . Siamo diciassettesimi tra i paesi dell’Unione per grado di sviluppo delle connessioni. La rete fissa a banda larga ultraveloce copre il 30 per cento delle famiglie, contro il 44 per cento della media europea.

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L’Europa della finanza e l’Europa della politica. Il successo dell’Italia? Solo piccolo

di Pierangelo Dacrema

Si è fatto un gran discutere del Recovery Fund, sul cui esito – anche in termini di distribuzione delle risorse – sono stati espressi giudizi molto diversi.

Chi ha vinto, chi ha perso? Difficile a dirsi. In proposito non esiterei a parlare di un piccolo successo dell’Europa: piccolo ma significativo.

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L’Italia deve prendere subito il Mes. Il “Recovery fund” resta una soluzione per il 2021

di Lorenzo Robustelli

“L’Italia vuole che il Recovery fund europeo sia di 750 miliardi, 500 dei quali a fondo perduto? L’Italia vuole che questo programma parta al più presto? L’Italia vuole davvero far fronte alle difficoltà in cui versano

i suoi imprenditori e i suoi lavoratori? Allo si prenda questi 36 miliardi del MES, in questo momento sono la miglior tattica negoziale

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