La “Napoletanità”: altro che luogo comune, è un vero e proprio business

di Massimiliano Gallo

Napoli è un business. Napoli ha chiuso da un pezzo la presunta battaglia tra le due città. È terminata con un bel po’ di teste saltate nel 1799 e dintorni. Si è chiusa e non si è riaperta più. Napoli si è convertita al luogo comune.

Napoli, via Toledo

Lo ha abbracciato. Se l’è tatuato. Ovunque. Sulla pelle. Sui palazzi. Nell’anima. Quel che un secolo fa veniva definito come folcloristico, oggi è parte integrante della cosiddetta anima della città.

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Vi spiego cosa è la mia “Napoletanità”, con un viaggio nel tempo e nella storia

di Gigi Di Fiore

Napoletanità e napoletaneria, oppure, napoletanismo e napoletanità. Parole diverse per esprimere gli stessi concetti, che cerco di spiegare nel mio libro Napoletanità. Dai Borbone a Pino Daniele viaggio nell’anima di un popolo, edito da Utet.

Alla maniera di Pino Daniele, il termine napoletanismo indica l’insieme dei luoghi comuni, cui si adeguano molti napoletani per pigrizia e a volte per interesse. E’ il napoletano tipo di ogni stereotipo deteriore, così caro al nord.

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Arbore, showman che gioca con la musica e con un amore spassionato per la Campania

di Angela Maria Capasso

Cinquant’anni fa, era esattamente il 7 luglio del 1970, debuttava in radio Alto Gradimento, la trasmissione cult che ha cambiato la storia dello spettacolo italiano.Era un format brillante, nuovo e fresco che mescolava chiacchiere in libertà,

canzoni e incursioni di personaggi paradossali ed esilaranti, in un’atmosfera di grande allegria.«Io e Gianni Boncompagni, insieme a Mario Marenco e Giorgio Bracardi, abbiamo rinnovato una radiofonia che in quel periodo

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