L’aureola dei Borbone e gli inginocchiatoi. La perenne questione meridionale

Si torna, ancora una volta, a parlare di “questione meridionale”. Specie ora che il governo Draghi sembra avere una palese “vocazione” nordista o che, in ogni caso, almeno dalle linee programmatiche tracciate, evidenzia scarsa attenzione per il sud del Paese. Eppure, fu un giornalista e avvocato lombardo,

Antonio Billia, esponente della sinistra radicale della seconda metà dell’Ottocento e che era stato anche deputato del Regno d’Italia, a coniare il termine “questione meridionale” per definire la drammatica situazione, anche dopo l’unificazione, nella quale versavano l’economia e la società del sud rispetto al resto del Paese. Le problematiche sviscerate da Billia, convinto e illuminato assertore di un’unità non solo geografica, ancorché le risultanze oggettive della rivoluzione industriale fossero tardive all’epoca anche nella sua Lombardia (ancora prevalentemente caratterizzata dall’agricoltura), divennero in seguito elementi di valutazione politica ed economica e lo sono tuttora.

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