Regno Unito e UE dopo il Brexit. Analisi storica e tattica degli scenari possibili

Come ogni grande accadimento storico, politico, economico e sociale che riguarda un qualsiasi popolo, il fenomeno Brexit risponde a delle esigenze, a delle strategie, a delle tattiche che appartengono propriamente alla specifica storia culturale che lo ha di fatto reso possibile. In quanto tale, il Brexit non è un evento accidentale. A differenza di quanto

spesso si crede, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (d’ora in poi ‘UE’) non è semplicemente il prodotto di una sorta di calcolo politico impostato ed eseguito male o che, addirittura, ad un certo punto sembra essere del tutto sfuggito di mano. Il fenomeno Brexit, in tutta la sua enorme complessità economica, legale, politica, storica, sociale e culturale, ha infatti innumerevoli sfaccettature. Cercare di comprendere le dinamiche e la strategia che sono alla base di questo processo, d’importanza epocale per il rapporto che la Gran Bretagna continuerà comunque ad intessere con l’UE, significa andare ad esaminare lo spirito, la visione che ha animato le tattiche specifiche degli artefici principali del Brexit.

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Il futuro possa coincidere con una promessa basata sul senso di responsabilità collettiva

Il 2020 è l’anno in cui la storia si è data appuntamento con il tragico. Il 2020 descrive quella porzione di spazio-tempo nella quale si è materializzato il catalizzatore delle nostre più

di Fabrizio Bonacci

profonde fragilità, delle nostre paure, delle nostre incompatibilità, dei nostri fallimenti. Il 2020 coincide con il momento in cui abbiamo compreso, con estrema brutalità, che la nostra forza e, insieme, le nostre stesse inconsistenze più profonde giacciono e crescono sul medesimo terreno. Un terreno lasciato incolto, nel quale vive il seme del nostro stesso fallimento. Questa volta sappiamo che la soluzione non arriverà dall’alto. Non ci sarà un’entità superiore o un’istituzione che si occuperà dell’intera risoluzione del problema. E questo perché, in questo scenario, l’umano è proprio quell’entità che racchiude in sé sia il problema che la sua stessa risoluzione. Ora, se è vero che gli umani sono parte integrante del mondo, allora la possibilità stessa di cambiamento del nostro esser-ci nel mondo, su questo pianeta, deve (e dunque può!) ripartire proprio direttamente da noi stessi.

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Londra non è più la stessa. Il coronavirus ha abbattuto le sue certezze

di Fabrizio Bonacci

Un uragano ha travolto i nostri sguardi, le nostre certezze, le nostre paure, le nostre quotidianità, le nostre relazioni umane, le nostre vite. L’impatto è stato devastante.

Il nostro sguardo non è più lo stesso. Gli sguardi degli altri confermano questa trasformazione. Questa mutazione. Il processo trasformazionale che stiamo vivendo ha ridisegnato e ridefinito il nucleo centrale della nostra dimensione spazio-temporale. Il concetto stesso di distanziamento, con tutte le sue varie e complesse implicazioni, ha fatto sì che lo spazio e il tempo si dilatassero in una modalità

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La “Natura umana dell’Arte”. Ossia, quando il pensiero diventa qualcosa di materiale

di Fabrizio Bonacci

Siamo umani. Su ciò, probabilmente, nessuno sembra avere dei dubbi. Ma che cos’è che fa di un umano, un umano? Che cos’è che davvero ci rende umani? Certamente, sono moltissimi gli aspetti che contribuirebbero ad una risposta plausibile a tali domande.

Tuttavia, sarebbe possibile concentrare per un attimo la nostra attenzione su almeno uno di questi aspetti, in modo da identificare e approfondire la possibilità di una risposta quantomeno interessante in merito? Bene, procediamo dunque in tale direzione e chiediamoci: ‘che cos’è che contribuisce, in un senso molto profondo, a rendere noi umani ciò che siamo, anche proprio come specie? Beh, intuitivamente, saremmo un po’ tutti tentati di dire: ‘l’arte, sicuramente!’. Molto bene. E che cos’è l’arte?

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La cognizione umana e quei nuovi e diversi modelli di intelligenza artificiale

di Fabrizio Bonacci

Capita ormai sempre più di frequente sentir parlare di IA (intelligenza artificiale), machine learning, deep learning e, più in generale, di sistemi intelligenti. Ma di che cosa ci si sta occupando quando parliamo o sentiamo parlare

di queste cose? Più precisamente, in che modo e in che senso questi sistemi artificiali possono essere da noi concepiti come ‘intelligenti’?

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