Luigi Di Maio, un predestinato oltre ogni ragionevole dubbio

L’onorevole Luigi Di Maio alterna momenti di sobrietà a momenti di estemporaneità. Di questi ultimi c’è traccia nella sconfinata aneddotica grillina. Il parlamentare di Pomigliano

d’Arco, il 27 maggio 2018, disse serioso:  «Occorre l’impeachment a Mattarella per evitare reazioni della popolazione. Poi si torna al voto». Fu subito perdonato perché non conosceva il significato della parola “impeachment”. Il 28 settembre dello stesso anno s’affacciò dal balcone di Palazzo Chigi, non da piazza Venezia, per annunciare, urbi et orbi, che: «Abbiamo abolito la povertà». Nei giorni scorsi è stato ricordato che in una vecchia

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Inizia l’anno del governo del Draghi e dei proff, tra conferme e alcune facce nuove. Tante le sfide

Lo scrittore Franco Arminio aveva caldeggiato un ministro poeta per presiedere un ministero atto a fronteggiare l’emergenza affettiva, fondamentale insieme a quelle economica, sociale, sanitaria; il Presidente della Campania de Luca

un ministero delle galassie da a affidare a Giordano Bruno e una serie di ministeri più consolidati affidati alla caleidoscopica galleria di umanità che Totò ha rappresentato in decine di film. Niente ironie e invece un tentativo di coniugare nomine dall’alto profilo tecnico con una equilibrata presenza delle forze politiche che hanno appoggiato la scelta di Mattarella su Mario Draghi, più o meno sorprendentemente. Da sottolineare la conferma di sette presenze del Governo Conte, su cui spiccano

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Si accettano scommesse. Matteo Renzi dice di aver raggiunto lo scopo, ma…

Da quando si è insediato Draghi, Renzi si è sentito poco e niente. Tranne che per attribuirsi la paternità di quella creatura a più teste, che è il governo Draghi. Per il resto, niente, eccezion fatta per qualche intervista ad alcune testate giornalistiche

straniere. Che sia finalmente giunto il momento della sua definitiva irrilevanza? Troppo presto per gioire. Sta di fatto che, dopo le prime esultanze per il cosiddetto governo dei migliori, alla luce delle prime guerre intestine tra i diversi esponenti di questa strana maggioranza, l’ammucchiata non lascia presagire nulla di buono. Mettiamola in una prospettiva più benevola: il sobrio Draghi ne avrà di ostacoli da superare nel suo intento di anteporre i fatti alle parole! Un’alleanza così innaturale non può che generare querelle, dibattiti e spinose batracomiomachie, animose battaglie tra topi e rane costretti a convivere soffocando le loro naturali differenze. Allora mi chiedo: era necessario scomodare un’alta personalità come Draghi che sarà costretto a mediare tra duellanti in continua campagna elettorale? Era necessario

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Draghi, l’alto commissario alla ricostruzione di quello che un tempo fu il Belpaese

Si pronuncia Draghi, ma molti, dentro e fuori il Palazzo, leggono o pensano Maghi. Al premier incaricato si attribuiscono virtù e capacità taumaturgiche tali da fare immaginare la rapida guarigione del Paese, la normalizzazione della vita politica, il rilancio economico, il

rinnovamento ecologico, il futuro radioso delle prossime generazioni, magari persino sgravate dall’enorme debito pubblico, accumulato in decenni e appesantito dalla distribuzione di aiuti per fare fronte alla pandemia.

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