I processi lumaca, soprattutto i “civili”, ingolfano il lavoro della Cassazione

L’eccessiva durata dei processi, e in particolare del processo civile, è una grave forma di  ingiustizia e certo non giova alla buona reputazione dell’Italia. Sarà dunque oggetto di una delle riforme che l’Europa ci ha chiesto in cambio del Recovery Fund.  Partiamo apparentemente da zero. In Italia servono 1.266 giorni perché arrivi a conclusione una causa civile

mentre in Europa il tempo è mediamente  di 207 giorni. I ritardi si accumulano soprattutto in Cassazione , che fatica a svolgere il suo ruolo di interprete ultimo delle leggi, dovendo smaltire ogni anno  80.000 cause. Oltre la metà nascono dai ricorsi dei cittadini contro le cartelle fiscali e da quelli dei migranti per ottenere il permesso di soggiorno. Le cause sono promosse dai 55mila avvocati autorizzati a patrocinare presso  la Suprema Corte, un numero esorbitante se paragonato  alle poche decine di avvocati cassazionisti in  Francia e Germania, sicché – osserva l’economista  Gloria Bartoli –  in questi paesi sono gli stessi legali a filtrare i casi meritevoli di discussione nel tribunale  di ultima istanza.   Su Firstonline Bartoli propone, tra le altre cose,  che chi si avvia a diventare avvocato debba scegliere tra il patrocinio  in Cassazione e quello negli altri due livelli di giudizio. In Italia, fortunatamente, non mancano alcune buone pratiche. È il caso del Tribunale del Lavoro di Milano dove, nel giro di pochi

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Cartelle esattoriali, non sempre si ha diritto alla sanatoria. Lo ha deciso la Cassazione

di Francesco Gro

Niente sanatoria per le cartelle di pagamento con più carichi omogenei sotto i 1.000 euro. “In pratica, il criterio che era stato diffuso fino a ieri era il seguente:

se una cartella contiene 10 debiti da 500 euro ciascuno, essendo tutti inferiori ai 1.000 euro potevano essere annullati.

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