Sanremo fra trasgressione e vecchie glorie. Ma la forza del rock è sempre una buona notizia

Il Sanremo dell’era Covid è stato bifronte. Un colpo alla tradizione e l’altro al cambiamento. Il rock, musica del demonio, vince con i Maneskin e nello show abbondano a vario titolo il turpiloquio, le allusioni sessuali, il travestitismo – che poi si

sia trattato quasi sempre di roba già vista da almeno cinquant’anni nel solco dei grandi rivoluzionari (Bowie e Mercury, Iggy Pop, Boy George, Renato Zero) non è dettaglio di facile intuizione per il grande pubblico. Sanremo, si sa, appartiene alle famiglie, ai puristi della canzone italiana, agli integerrimi alfieri del pop garbato che non accettano sbavature. Per loro Maneskin e Achille Lauro su quel palco sono l’Anticristo. Amadeus e Fiorello (l’uomo alpha siculo che negli sketch indossa mantelli di fiori e occhiali a farfalla da diva), ma soprattutto la Rai,

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Addio 2020! Che il 2021 sia un anno di rinascita

di Margherita Corriere

Certamente il 2020 rimarrà famoso per essere stato un anno bisestile che ha dato il peggio di sé: sono scomparsi personaggi illustri nel campo dell’arte, dello spettacolo e dello sport, ma,

soprattutto, una entità invisibile e malefica ci ha segnato con una infinità di lutti e tragedie umane, sociali ed economiche: il famigerato virus covid-19.Siamo stati costretti a cambiare abitudini di vita, sia nel campo sociale e affettivo che in quello lavorativo. Quegli abbracci, quelle pacche sulle spalle, quei baci, estrinsecazione della nostra accogliente personalità mediterranea,

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Londra non è più la stessa. Il coronavirus ha abbattuto le sue certezze

di Fabrizio Bonacci

Un uragano ha travolto i nostri sguardi, le nostre certezze, le nostre paure, le nostre quotidianità, le nostre relazioni umane, le nostre vite. L’impatto è stato devastante.

Il nostro sguardo non è più lo stesso. Gli sguardi degli altri confermano questa trasformazione. Questa mutazione. Il processo trasformazionale che stiamo vivendo ha ridisegnato e ridefinito il nucleo centrale della nostra dimensione spazio-temporale. Il concetto stesso di distanziamento, con tutte le sue varie e complesse implicazioni, ha fatto sì che lo spazio e il tempo si dilatassero in una modalità

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Al voto, al voto, per cambiare, oppure no, un sistema che non ha mai avuto pace

di Massimo Veltri

Affrontare il voto da qui a breve-in molte regioni (ben sette per diciotto milioni di elettori) e per il referendum confermativo della legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari-significa per alcuni aspetti

un ritorno alla normale vita del gioco democratico. Forse un salutare bagno dentro il tempo del virus, che almeno ci faccia distrarre dal bollettino quotidiano delle sei, dalla conta, dai DPCM, dal domani che verrà. Certamente un’immersione nella società liquida di Z. Bauman, nella volatilità dell’elettorato, nelle tecniche dei persuasori di massa più o meno occulti.

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