Si accettano scommesse. Matteo Renzi dice di aver raggiunto lo scopo, ma…

Da quando si è insediato Draghi, Renzi si è sentito poco e niente. Tranne che per attribuirsi la paternità di quella creatura a più teste, che è il governo Draghi. Per il resto, niente, eccezion fatta per qualche intervista ad alcune testate giornalistiche

straniere. Che sia finalmente giunto il momento della sua definitiva irrilevanza? Troppo presto per gioire. Sta di fatto che, dopo le prime esultanze per il cosiddetto governo dei migliori, alla luce delle prime guerre intestine tra i diversi esponenti di questa strana maggioranza, l’ammucchiata non lascia presagire nulla di buono. Mettiamola in una prospettiva più benevola: il sobrio Draghi ne avrà di ostacoli da superare nel suo intento di anteporre i fatti alle parole! Un’alleanza così innaturale non può che generare querelle, dibattiti e spinose batracomiomachie, animose battaglie tra topi e rane costretti a convivere soffocando le loro naturali differenze. Allora mi chiedo: era necessario scomodare un’alta personalità come Draghi che sarà costretto a mediare tra duellanti in continua campagna elettorale? Era necessario

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Trumpismo e berlusconismo: quelle oscure e strane affinità elettive

di Annalisa Martino

Mi è capitato più volte, nel corso del ventennio (e quando dico ventennio, per ovvie ragioni anagrafiche non mi riferisco al triste capitolo intercorso tra le due guerre mondiali), di

andare all’estero e di imbattermi, di riffa o di raffa, in faticosi dibattiti sull’uomo, su Dio, su questioni di politica internazionale o italiana. Luoghi comuni, battute, niente di più, sciorinati col mio pessimo inglese o col mio, un tantino più preciso, spagnolo. Frasi buttate lì, quelle che si dicono in vacanza, magari sotto l’ombrellone, nella hall di un albergo, in taxi o al bar.

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Diritto alla salute e diseguaglianze sociali. La pandemia colpisce e non risparmia nessuno

di Annalisa Martino

Non è per giustificarmi (excusatio non petita, dirà qualcuno), ma non ho mai pensato che il contagio di uomini famosi e potenti come Boris Johnson o  Bolsonaro, di eroi nostrani come Berlusconi o Briatore o di personaggi di stazza

extralarge come Trump sia stato il segnale di una sorta di giustizia divina. È vero, qualcuno si è lanciato in battute, un po’ scontate, e cioè che il virus è comunista, democratico, egualitario, che non guarda in faccia nessuno. E ammetto che ho sorriso, sia pure senza cattiveria. Qualcun altro – devo dire con un guizzo di innegabile eleganza – ha chiamato in causa addirittura Aristotele e Shakespeare e il concetto di giustizia poetica,

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Berlusconi torna a dare le carte e fa irritare il sovranista Salvini e la Meloni

di Luca Tentoni

 Ci sono sono almeno tre opposizioni: quella di centrosinistra, rappresentata da Più Europa, Azione di Calenda e pochi altri; quella di centro-destra, con Forza Italia; infine, quella di destra o – meglio – estrema destra,

costituita dalla Lega sovranista di Salvini e da Fratelli d’Italia, il partito neomissino guidato dalla Meloni. Se della prima opposizione

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PONTE SULLO STRETTO: FENOMENOLOGIA DI UN PAESE SEMPRE IN LOTTA CON SE STESSO

di Rino Muoio

E’ il paradigma del genio e della sregolatezza italica la vicenda del ponte sullo stretto, del nostro essere potenza industriale tra le più grandi del pianeta, in grado di realizzare opere faraoniche e in tempi brevi ad ogni latitudine del globo

(dighe, ferrovie, gallerie, autostrade, ponti e via discorrendo) e incapace di fare altrettanto in casa propria.

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Un ruolo pubblico per il principe Emanuele: sarà la spina nel fianco dei sovranisti?

di Antonio De Rose

La (ri)discesa in campo di Emanuele Filiberto di Savoia, nipote dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, è stata criticata autorevolmente nei giorni scorsi.

Il video apparso sulla pagina Facebook dell’ex finanziere ginevrino è in effetti la brutta copia di Silvio Berlusconi, che il 26 gennaio 1994 svecchiò il canone della comunicazione politica

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