La pandemia, la crisi economica, i luoghi comuni. E i giochi sadici dei qualunquisti

di Annalisa Martino

Non ho mai avuto simpatia per il qualunquismo. I qualunquisti, nell’esercizio delle loro “funzioni”, mi irritano. Quando mi imbatto nella fiera dei luoghi comuni che un

qualunquista, ancorché amico, mi propone, antepongo dei poderosi paletti ad alcuni argomenti, la trattazione dei quali mi creerebbe seri problemi di incrinatura della relazione d’amicizia. È passato il tempo in cui mi sentivo depositaria di verità inoppugnabili. Ed è passato anche il tempo in cui, grazie a questo patrimonio di verità, pensavo di poter cambiare il mondo. Oggi, per un maggiore disincanto e

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Quando si muore due volte. Limitarsi agli slogan non arresta la cultura della morte

di Annalisa Martino

Anche quest’anno nella giornata internazionale contro la violenza sulla donna si è dato il giusto rilievo a un fenomeno ormai strutturale, si può dire, alla nostra società. È il 2020 e dovrebbe trattarsi di un fenomeno legato al passato.

Tuttavia – e qui non scopro l’acqua calda – è di estrema attualità. Anzi, è talmente attuale che nella stessa giornata del ricordo, sono morte due donne per mano di quegli uomini che avrebbero dovuto proteggerle. Se ne parla tanto. E si invocano leggi severe, si invita a denunciare, si compiangono le

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Trumpismo e berlusconismo: quelle oscure e strane affinità elettive

di Annalisa Martino

Mi è capitato più volte, nel corso del ventennio (e quando dico ventennio, per ovvie ragioni anagrafiche non mi riferisco al triste capitolo intercorso tra le due guerre mondiali), di

andare all’estero e di imbattermi, di riffa o di raffa, in faticosi dibattiti sull’uomo, su Dio, su questioni di politica internazionale o italiana. Luoghi comuni, battute, niente di più, sciorinati col mio pessimo inglese o col mio, un tantino più preciso, spagnolo. Frasi buttate lì, quelle che si dicono in vacanza, magari sotto l’ombrellone, nella hall di un albergo, in taxi o al bar.

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Diritto alla salute e diseguaglianze sociali. La pandemia colpisce e non risparmia nessuno

di Annalisa Martino

Non è per giustificarmi (excusatio non petita, dirà qualcuno), ma non ho mai pensato che il contagio di uomini famosi e potenti come Boris Johnson o  Bolsonaro, di eroi nostrani come Berlusconi o Briatore o di personaggi di stazza

extralarge come Trump sia stato il segnale di una sorta di giustizia divina. È vero, qualcuno si è lanciato in battute, un po’ scontate, e cioè che il virus è comunista, democratico, egualitario, che non guarda in faccia nessuno. E ammetto che ho sorriso, sia pure senza cattiveria. Qualcun altro – devo dire con un guizzo di innegabile eleganza – ha chiamato in causa addirittura Aristotele e Shakespeare e il concetto di giustizia poetica,

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Coronavirus e dintorni. La scuola in trincea all’insegna della precarietà

di Annalisa Martino

La scuola non si tocca. La scuola deve ripartire. La scuola è tutto. La scuola è padre e madre. Evviva la scuola. Ecco, l’elogio alla scuola, quasi un po’ grottesco, in questi giorni di difficoltà diffusa, ci giunge da ogni dove.

Sembra che tutti, dopo il risveglio gioioso dai mesi bui del confinamento, dopo la rimozione estiva degli orrori della pandemia, abbiano scoperto il valore della scuola. Dalle istituzioni centrali a quelle più periferiche. Dall’uomo di potere all’uomo della strada. Dal professionista al manovale. Affermare quanto sia importante andare a scuola pare sia diventato un’inoppugnabile verità che tutti ripetono come un mantra. E forse ci credono anche.

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