Da Antonio Gramsci a Barbara D’Urso! Finisce così il senso della politica

di Franco Laratta

Diceva Sartre: “Il mondo può benissimo fare a meno della letteratura. Ma ancor

di più può fare a meno dell’uomo”. La nostra epoca è in pieno degrado. Il 2020 come “annus horribilis” si piazza al primo posto nella classifica dei peggiori anni di sempre. Ha portato la peste del terzo millennio (contagiato in questo dalle ultime settimane del 2019), fatto scoppiare la pandemia, e si è preso centinaio di migliaia di persone nel mondo. E tanti vip dal nome pesante: Luis Sepulveda, Ennio Morricone, Franca Valeri, Philippe Daverio, Gigi Proietti, Stefano D’Orazio, Diego Armando Maradona, Paolo Rossi.

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Nuotiamo tra anglicismi e frasi calate dal web. Ma è sufficiente parlare come si mangia

di Bruno Gemelli

Nuotiamo tra anglicismi. Per dire: T-SHIRT in italiano si può tradurre come “maglietta“, ma la parola inglese è frequente tanto quella italiana. Imperversa il social network, le famosissime “reti sociali“,

in cui sguazza il gergo del terzo millennio. In ogni campo, argomento, situazione. Nel giornalismo, il settore che conosco un pochino, ci sono stati dei maestri, che hanno inventato un genere letterario riconosciuto e riconoscibile.

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Le eccezioni e la regola: ecco alcune considerazioni sullo stato di emergenza

di Paolo Pombeni

Ormai negli ultimi anni dell’attuale fase politica abbiamo esaurito tutti gli aggettivi che descrivono i dibattiti in corso: lunari, stellari, senza capo ne coda, improvvisati e via elencando.

Vale ovviamente anche per la questione della proroga dello stato di emergenza improvvidamente buttata lì dal premier Conte e poi subito ridimensionata, pasticciata e quant’altro (ma nessuno gli ha insegnato l’opportunità di pensare prima di aprire bocca?).

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