“Gentlemen and Marisa”, è l’esordio delle riunioni internazionali alle quali partecipa, unica donna in una platea di uomini. Lei è Marisa Bellisario, la prima top manager italiana. Minuta, grandi occhi castani, un sorriso disarmante. Marisa Bellisario sembra fragile in apparenza, ma ha forza e determinazione nel portare avanti i suoi progetti. Nel corso della sua carriera sarà definita la manager più dura d’Italia, la signora di ferro con la faccia d’angelo.

GRANDE COSTRUTTRICE. Nasce a Ceva (Cuneo) nel 1935, si laurea in Economia e Commercio a Torino e nel 1959 inizia la sua carriera alla Olivetti. Accetta la proposta di lavorare a Milano con un gruppo di persone che si occupano di elaboratori elettronici. I computer sono il futuro, un mondo tutto da scoprire, competitivo e ricco di opportunità per una giovane donna che vuole fare qualcosa di importante. Testardaggine, professionalità, ottimismo: i tre aggettivi per spiegare il suo successo. Come nonno Lucio, imprenditore edile, Marisa ama costruire. Non case e ponti, ma programmi capaci di elaborare migliaia di dati in pochi secondi. Alla Olivetti di Milano lavora al progetto Elea 9003, il primo computer progettato e prodotto in Italia. Nel corso di questi anni comprende le grandi opportunità offerte dall’elettronica per la modernizzazione tecnologica dell’industria italiana. Quando nel 1964, la Divisione elettronica Olivetti viene ceduta alla General Electric, per Marisa inizia l’esperienza “americana”, viaggia tantissimo e diventa un punto di riferimento nel settore dell’informatica internazionale. Torna alla Olivetti nel 1971. Dieci anni dopo viene nominata Amministratore Delegato dell’Italtel. L’azienda pubblica è fortemente indebitata, ma la Bellisario riesce ad invertire la rotta. In tre anni la trasforma in un’azienda moderna e con il bilancio in attivo. Cambia i requisiti per le assunzioni e l’incidenza femminile sui neolaureati in azienda passa dall’8 al 28%.

INNO ALLA PARITÀ. Viene spesso criticata per il suo modo di vestire alla moda, per il taglio corto e il colore dei capelli. Troppa personalità, per alcuni inopportuna nel mondo dei manager in grisaglia. Ma Marisa va avanti per la sua strada, vuole fare qualcosa per le donne. Nel 1984 entra a far parte della prima “Commissione nazionale per la parità fra uomo e donna” e promuove una ricerca su donne e tecnologie. Nel suo libro autobiografico “Donna & top manager” afferma: “Mi piace pensare che la mia storia possa dare fiducia alle giovani donne che cominciano a lavorare. Una donna può farcela in qualsiasi carriera se vuole, se accetta le regole del gioco e se crede in sé stessa”. Sposata dal 1969 con Lionello Cantoni, la manager che il mondo ci invidia muore a Torino il 4 agosto 1988, a soli 53 anni. A lei è intitolata una Fondazione che ogni anno assegna un premio alle donne che si sono distinte nei diversi settori dell’imprenditoria. Una frase simbolo della sua eredità: “Per una donna fare carriera è più difficile, ma è più divertente”.