Alcamo, 1966, Franca Viola è la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore. A soli 17 anni venne rapita, violentata e tenuta prigioniera per otto giorni dal suo ex fidanzato Filippo Melodia. Quella di Franca è certamente una storia piena di dolore, ma anche piena di coraggio: “Io non sono proprietà di nessuno. Nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto. L’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce.”

Filippo Melodia decise di punire la giovane siciliana, a seguito del rifiuto di quest’ultima, sicuro che la ragazza avrebbe accettato il matrimonio riparatore per evitare il disonore sociale. L’articolo 544 del codice penale prevedeva infatti la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, considerato reato contro la morale pubblica e non contro la persona, sposando la vittima. Franca, nonostante l’ostilità del paese, decise di seguire il suo cuore, scelse la libertà, e grazie a ciò giustizia venne fatta. “Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi donna: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé”. Franca ha senza ombra di dubbio dato il suo contributo alla lunga battaglia verso l’emancipazione femminile. Battaglia che ha portato nel 1981 all’abolizione dell’art. 544 cod. pen. e nel 1996 al riconoscimento della violenza carnale come reato contro la persona.

Oggi l’idea di poter estinguere uno stupro attraverso il matrimonio tra carnefice e vittima, con il fine di salvare l’onore di quest’ultima, sembra surreale. Ciononostante, troppo spesso, ancora si assiste ad atteggiamenti che tendono a minimizzare e normalizzare forme di violenza e abusi verso le donne, se non addirittura a colpevolizzare le vittime stesse. In molti casi, queste ultime tendono infatti a tacere, il più delle volte per la paura di non essere credute o per l’ingiusto senso di colpa e la vergogna che provano. Scelte come quella di Franca dovrebbero essere sempre ricordate e mai vanificate; purtroppo molte donne appartenenti alla nuova generazione non conoscono questa storia, la quale però ha contribuito a un’importante crescita civile per l’Italia fortemente maschilista e bigotta degli anni ’60. Franca oggi ha 73 anni, è felicemente sposata e ha due figli. Chiaramente quel profondo dolore non potrà mai essere cancellato, ma l’ha resa la persona che è oggi e cioè una forte donna di ispirazione, amata e in grado di amare. “Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori.”