Qual è il legame tra il mondo fantastico dei fumetti e la massoneria, l’ebraismo e l’esoterismo?

 Secondo Antonio Soro, studioso di scintoismo, i Puffi, i simpatici ometti blu creati dal belga Pierre Culliford (meglio noto con lo pseudonimo “Peyo”, vissuto dal 1928 al 1992) sono, in realtà, una metafora della massoneria. Soro, diversi anni fa, nel 2005, ha pubblicato un insolito ma interessante lavoro dal titolo “I Puffi, la vera conoscenza e la massoneria”, edito da EDES, attraverso il quale vengono evidenziati alcuni punti importanti, a partire dal colore della pelle, il blu, che sarebbe il colore “pneumatico” dei figli del Dio misterioso nelle scuole gnostiche antiche. Secondo la teoria dell’autore, poi, il berretto bianco rappresenta la purezza alla quale lo gnostico aspira, mentre il Grande Puffo altri non è che il “Maestro di Loggia” (veste, difatti, diversamente, con cappuccio e pantaloni rossi). Altro aspetto della simbologia: i Puffi sono 99, come i gradi di certe massonerie esoteriche, e vivono in case a forma di fungo (l’amanita muscaria, dal cappello rosso con puntini bianchi, è specie tossica mortale ma l’iniziato è chiamato a trasformare il veleno in elisir di rigenerazione).

Gargamella, principale antagonista dei Puffi, invece, è il profano che tenta di entrare nel loro villaggio (che non è altro che la “Loggia”), ma che non riesce mai nel proprio intento perché non fa parte degli iniziati. Anche il linguaggio, nel quale prevale un verbo utilizzato in luogo di tutti gli altri (“puffare”) assume una dimensione criptica o comunque codificata e riservata, che è propria delle società iniziatiche. La teoria di Soro è sicuramente suggestiva, ma non certo priva di fondamento, anche perché scaturisce da attenti e rigorosi studi e ricerche, e bisogna tenere conto che attraverso i fumetti vengono inviati spesso messaggi subliminali destinati, come dicono gli iniziati, “al bene dell’umanità”. Nel periodo in cui i fumetti cominciarono a essere divulgati (i primi risalgono al 1895, erano una serie di vignette umoristiche disegnate da Richard Felton Outcault pubblicate sul supplemento domenicale del New York World) molte espressioni di libertà nella comunicazione erano osteggiate in più Paesi nel mondo, e Peyo ebbe anche coraggio nel pubblicare le sue storie durante gli anni della seconda guerra mondiale.

Il mondo dei Puffi, però, non è il solo esempio di divulgazione dei principi massonici, sia pure in forma subliminale, attraverso i fumetti. Corto Maltese, personaggio nato dalla matita di Hugo Pratt (pseudonimo anche questo, come lo era Peyo, in realtà si trattava di Ugo Eugenio Prat, riminese e massone dichiarato) è un “cercatore” di verità, e si sa che il massone è alla continua ricerca della “verità”, uno che vuole “ascoltare il silenzio” ed essere, oltre che un “libero muratore”, anche un “libero marinaio” alla ricerca di terre lontane. Attraverso Corto Maltese, Pratt ha fatto proprio il motto terenziano “homo sum, nihil umani a me alieno puto” (“sono un uomo, nessun essere umano può essermi estraneo”). Ogni cultura esprime la propria tradizione con pari dignità. La vocazione esoterica di Hugo Pratt (che attraverso il fumetto ha scelto uno dei mezzi di espressione più tipicamente caratterizzati dall’understandment), lo ha condotto, seguendo quasi il suo personaggio, a cercare tracce lasciate dai grandi iniziati in giro per il mondo, nella realizzazione di quell’ideale di ricerca che – richiamando Lessing – è preferibile allo stesso possesso della “verità”.

Decisamente più pragmatico e vicino al mondo profano il messaggio lanciato da un altro creatore di fumetti, quello più noto a tutti, Walt Disney, massone dichiarato anch’egli (che viene citato tra gli iniziati più famosi di sempre al pari di George Washington, Wolfgang Amadeus Mozart, Giuseppe Garibaldi, l’astronauta Neil Armstrong, John Wayne, finanche Buffalo Bill e molti altri), attraverso i suoi personaggi. Topolino è il prototipo del massone, sempre disponibile verso gli altri, caratterizzato dal massimo rispetto dei principi morali. Poi ci sono le metafore riferite a Paperone e alla venerazione profana del dio denaro, e pure a Gastone per il concetto di “fortuna”. Dei massoni si parla anche in un’altra serie di fumetti, “I Simpson”, definiti “Antica società dei tagliapietre” che dà ordine al caos esistente nel mondo (è degli iniziati la simbologia dello “sgrossare la pietra grezza”). Dalla matita di Hanna & Barbera (quelli che hanno creato Braccobaldo, Yoghi, la Pantera Rosa) sono nati anche Tom & Jerry: secondo Hasan Bolkhari, studioso iraniano delle tematiche interreligiose, il gatto e il topo amati sia dai bambini che dagli adulti portavano (e portano) il messaggio che modifica la percezione che avevano gli europei nello scorso secolo dei topi (gli ebrei venivano insultati come “topi schifosi” negli anni dell’antisemitismo) attraverso le esilaranti performances del cartone e all’oggettiva tolleranza tra le parti.

Nel mondo fantastico dei fumetti ha uno spazio non trascurabile anche il famoso segno di Zorro (“Z”), accattivante personaggio creato dallo scrittore e sceneggiatore statunitense Johnston McCulley (che era pure lui, manco a dirlo, massone). La “Z” scritta con la spada altro non è se non l’abbreviazione della forma semitica “Ziza” (splendente), simbolo dell’energia vitale, la stessa lettera che si trova inserita nella stella fiammeggiante o pentagramma dei massoni e che potrebbe essere altresì interpretata, considerato il personaggio, come sigillo di avvenuto atto di giustizia.

Un legame, in fondo, c’è, e può riassumersi nella volontà da parte degli autori di “cercare”, attraverso la virtualità dei fumetti, di diffondere tra i giovani lettori valori esoterici e, soprattutto, di libertà nella maniera più fruibile, ma può rappresentare, paradossalmente, una pericolosa forzatura e una tendenza alla minimalizzazione di tali valori.

Letterio Licordari