Tutto è iniziato dal San Francisco Gate, l’equivalente di un quotidiano di provincia, con poche righe che non avevano neanche la pretesa di diventare virali. Ma qualcuno ha fiutato la polemica e a colpi di clickbait il bacio del Principe a Biancaneve dormiente si è trasformato in una sommossa d’opinione contro un presunto approccio sessuale indesiderato.

Che dobbiamo stare attente ai principi azzurri ce lo raccomandano allo sfinimento psicologi e terapeuti, che hanno smascherato i tossici narcisisti patologici come responsabili del naufragio di pressoché tutte le relazioni sentimentali dei nostri tempi. Stavolta però a finire nel mirino è un gentiluomo fiabesco, quello che baciandola sveglia Biancaneve dall’incantesimo della strega. Adesso a Disneyland la celebre scenetta dell’amore salvifico è stata scelta come epilogo per la rappresentazione di una giostra dedicata appunto alla popolare fiaba: nella versione dark dei fratelli Grimm, come sappiamo, la storia si concludeva con la truculenta morte della regina Grimilde, ma il regno Disney è governato dai buoni sentimenti e così, seguendo il plot del primo cultissimo film d’animazione, anche nel parco divertimenti californiano si è deciso di puntare sul lieto fine, ovvero il risveglio della bella grazie al bacio del regale innamorato.

Peccato che in tempi di Me Too e catcalling i creativi di Disneyland non abbiano fatto i conti con un piccolo dettaglio, sottolineato dal San Francisco Gate con un commento nato in modo innocuo: all’arrivo del principe, Biancaneve dorme e dunque quel bacio, senza un assenso esplicito, sarebbe stato in qualche modo imposto. Detta così, il ragazzo è quasi uno stupratore che approfitta dello stato di incoscienza della donna concupita, una situazione emblematica di tante battaglie femministe sulla violenza sessuale e il dubbio del consenso. Ecco perché, subodorando la ghiotta polemica, ottocento media hanno condiviso la riflessione di SFG spacciandola per generale rivolta contro la fiaba sessista. Come se le fiabe non fossero già luoghi preferenziali di mostri, aberrazioni, ingiustizie e crudeltà – quel bombardamento di paure che consegna ai bambini una metafora sulla vita e i pericoli dell’età adulta.

Per spezzare una lancia a favore del principe, va detto che se non l’avesse baciata in quel frangente, la dolce Biancaneve sarebbe rimasta addormentata in eterno, e paradossalmente è questo il reale nucleo della querelle (inventata). A quella farlocca sobillazione globale ci abbiamo creduto subito perché a non piacere più a molte donne è proprio quella visione della salvezza con l’intervento dell’uomo: Biancaneve non ha la possibilità di cavarsela da sola, deve aspettare che un principe al quale, grata e amorevole, si consegnerà poi come sposa – e vissero tutti felici e contenti. Ben oltre il caso di una riuscitissima bufala, la cosiddetta cancel culture, revisionismo politicamente corretto di arte, letteratura e cinema, è lanciata come un treno a folle velocità e rischia di etichettare come sciocchezze temi serissimi, che così invece assumono i contorni di una grottesca rivendicazione dell’assurdo – un po’ come le barzellette su Gheddafi che faceva guerra all’Italia per vendicare l’abbandono della regina Didone da parte di Enea.

Negli ultimi mesi con la stessa accusa di essere caposaldo della cultura patriarcale, è finito sotto processo il film “Grease”, imputato anche di contenuti omofobi. E prima ancora “Via col Vento”, ciclicamente vituperato per l’annosa questione del linguaggio usato dai personaggi neri. Prese di posizione strumentali e utili soltanto a chi vuole spostare l’attenzione dal vero marciume del sistema e ridicolizzare la spinta verso un cambiamento urgente e non più rinviabile. Contro la Disney appare peraltro un attacco ingeneroso. Da anni la major cinematografica ha epurato le sue opere dai cliché maschilisti con personaggi che fanno volentieri a meno di un partner, come la ribelle Merida o l’algida Elsa di Frozen, quest’ultima accarezzata persino da tentazioni lesbiche pur di tenere lontani i maschi. Forse non si può chiedere altrettanto a Biancaneve e Cenerentola, ormai anzianotte e irriducibili ancelle. Anche perché l’errore più coriaceo da estirpare quando si parla di violenza è proprio mettere al centro dell’attenzione la vittima. Probabilmente Biancaneve, Cenerentola e la Bella Addormentata continuano a sognare un provvidenziale principe, in assenza del quale si sentirebbero perdute, ma intanto si può insegnare al lui di turno che il vero amore non è quello ottenuto facendo leva su un bisogno di protezione o addirittura mentre l’amata non sa quello che sta succedendo. Scoprirebbe che se partecipa pure Biancaneve è molto più bello. E per la fanciulla ci sarebbe qualche chance di non finire poi sbronza come l’ha ritratta il disegnatore messicano José Rodolfo Loaiza Ontiveros o, come nella serie Fallen Princesses di Dina Goldstein, assillata da marmocchi mentre l’uomo della sua vita stravacca sul divano davanti alla tv. Nel generale dibattito su come diavolo si debba corteggiare oggi una donna, resta aperto lo scontro tra le due grandi correnti di pensiero sul bacio. Premesso l’essere entrambi ben svegli, da chiunque dei due arrivi l’iniziativa, l’apostrofo rosa bisogna chiederlo o osare l’intraprendenza di avvicinare le labbra rischiando un imbarazzante rifiuto? Oltre ogni ridicolo cavillo ideologico, l’unica risposta sensata al dilemma è in quella chimica magica e potente che scatta nel momento giusto e non teme l’equivoco. Insomma, se sei corrisposto/a l’altra persona te lo fa capire – se non lo è e tu insisti è un’altra storia, molto diversa da quello che accade nelle fiabe. I più romantici, infine, daranno un’ulteriore lettura del bacio tra Biancaneve e il Principe, dove lui è un uomo che s’innamora di una persona “addormentata”, cioè che non si è ancora svelata – e pur non conoscendo nulla di lei, prende fiduciosamente il pacchetto completo. Un tipo di amore vero e incondizionato che, come ci direbbe Dante, è sempre ricambiato.

Isabella Marchiolo