Il Buddismo è una dottrina religiosa e filosofica tra le più antiche e diffuse nel mondo.  Detto anche buddhismo, ha origine dagli insegnamenti di Siddharta Gautama, principe di un piccolo regno, Shakya, situato alle pendici dell’Himalaya, oggi conosciuto come Nepal.

Il principe nato nel 563 a.C., fu circondato da ogni forma di benessere e quando lasciò all’età di ventinove anni il palazzo reale per la prima volta nella sua vita, incontrò un anziano, un malato e una persona morta che gli fecero scoprire l’esistenza della sofferenza umana. 

Questa esperienza lo cambiò radicalmente: abbandonò la sua vita privilegiata dando inizio a un percorso meditativo alla ricerca di una soluzione che fosse in grado di porre fine alle sofferenze umane. Dal tempo del suo “risveglio”, da cui l’epiteto di Budda “il Risvegliato”, che ebbe inizio quello che noi oggi conosciamo come buddismo.

Dopo la morte di Siddharta Gautama, si sviluppano numerose e differenti scuole di pensiero diffuse in tutta l’Asia orientale e nel corso dei secoli in ogni parte del mondo. È convenzionalmente diviso in tre scuole (o “veicoli”): il Theravāda, diffuso principalmente in Laos, Cambogia, Thailandia, Sri Lanka e Birmania; il Mahāyāna, diffuso in Nepal, Cina, Giappone, Corea e Tibet; il Vajrayāna (o buddhismo tantrico), diffusosi più recentemente in Nepal e Tibet.

La corrente più mistica del buddismo è lo zen, introdotto in Cina nel VI sec. e arrivato in Giappone nel XII, dove divenne la religione dei samurai.

I buddisti credono che l’essere vivente debba essere liberato dalla sofferenza, tuttavia non si può evitare la presenza del dolore e della morte perché tutto ha un principio e di conseguenza una fine. La sofferenza è propria dell’essere umano e fa parte della sua vita fin dalla nascita. Il non essere consapevole di questa verità è definito “ignoranza” ed è proprio in questa che risiede la radice del dolore e della sofferenza che molto spesso proviamo. 

Lo scopo della vita buddista, quindi, è raggiungere l’illuminazione attraverso una pratica che come un allenamento costante tenga alto il nostro stato vitale.

La maggior parte di noi in genere si comporta come se fossero le circostanze esterne a renderci felici ma in realtà è la nostra risposta a quello che accade a determinare il nostro modo di essere. Questo non significa pensare positivo ma piuttosto il convincerci che le circostanze esterne siano (o saranno presto) migliori di quanto ci sembra, oppure “decidere” che vogliamo a tutti i costi essere felici. È come alzarsi, prendere in mano la propria vita affidandosi al suo grande potenziale fino a guidarla verso la soluzione migliore. Prestare attenzione alle emozioni positive che già esistono nella vita di tutti. Tutte le dottrine buddhiste hanno un valore puramente pratico, devono essere tradotte nell’esperienza e nell’azione. Potremmo paragonare la dottrina a una zattera che usiamo per attraversare un fiume: quando lo scopo è stato raggiunto, solo uno stolto continua a passeggiare con la zattera sulla testa perché ci si è affezionato. Riconosci il problema, determina, risveglia il tuo potenziale e risolvi.

Secondo gli ultimi dati del Cesnur (Centro Studi sulle nuove religioni), i buddisti praticanti in Italia sono circa 230mila. Vi sono poi altri 90mila buddisti fra i migranti, secondo quanto rilevato dall’ultimo rapporto Caritas (dati rilevati al 2019). 

In Italia abbiamo due realtà buddiste: la Soka Gakkai e l’UBI riconosciute come enti religiosi.

I praticanti della Soka Gakkai, discendenti di Nichiren, sotto la guida del Maestro Daisaku Ikeda, si riuniscono settimanalmente in piccoli gruppi per studiare i principi buddisti e la loro applicazione nella vita quotidiana con lo scopo di accogliere chi vuole avvicinarsi al Buddismo: in questo modo si avvia un dialogo sulla vita attraverso il racconto delle esperienze di trasformazione personale tramite la pratica buddista. Questo processo di cambiamento continuo è definito Rivoluzione umana, termine laico per indicare il conseguimento della buddità.

L’UBI è nata nel 1987, interpretando la richiesta di unitarietà che proveniva dai vari centri buddisti, in base al suo statuto, l’UBI non rappresenta alcun gruppo buddista particolare, ma si propone di sostenere l’insieme del movimento italiano nel rispetto di tutte le tradizioni.

Molto ci sarebbe da dire su cosa differenzia il buddismo dalle altre religioni.

Fondamentale tenere presente che il pensiero buddista in antitesi illumina e fa emergere l’enorme potenziale che possediamo, non si aspettano aiuti esterni o divini.

Uno studioso giapponese contemporaneo, Masao Abe, in una sua personale riflessione sulla figura di Cristo collegandola a un pensiero buddista affermando «che Cristo si spogliò di se stesso» come si legge nella Lettera di San Paolo ai Filippesi (Filip 2;5-8). Paragona questa kenosis con il concetto di sunyata (il vuoto) del Buddismo. Cristo è un esempio di abnegazione. Pertanto è possibile affermare: «ogni giorno, qui e ora, noi moriamo come persone vecchie e risorgiamo come persone nuove con Cristo» che è quanto afferma chi professa il buddismo.

Potremmo riconoscere Gesù come un bodhisattva, cioè colui che rinuncia a se stesso oltre la compassione degli altri? Probabilmente la risposta è affermativa ma resta fondamentale che il buddista veda Gesù come un Maestro sapiente, non come Persona divina.

Questo rapido sguardo al buddismo dimostra che esistono vari modi di accostarsi alla ricerca della felicità con la consapevolezza che a fronte di pensieri diversi tutti possono compiere parte del loro cammino insieme.

Nel pensiero della monaca buddista di origine tedesca Ayya Khema, tutta l’essenza di una filosofia che è una vera e propria capriola che possiamo far fare alla nostra vita: “Possiamo pensare che sia la qualità del tramonto a darci tanto piacere, ma in realtà è la qualità della nostra immersione in quel tramonto che ci provoca gioia”. 

Nicoletta Toselli