Per il secondo anno consecutivo il Primo Maggio, la festa dei lavoratori e delle lavoratrici, arriva mentre il Paese è alle prese con “l’emergenza” sanitaria pandemica per Covid , di cui non si vede la fine.  Certo conforta il dato che, sia pur a rilento e con modalità molto discutibili per organizzazione e tempestività

soprattutto in Calabria, si stia dando  corpo al  piano vaccinale: unico vera arma per contrastare  seriamente la virulenza del Covid 19 e le sue varianti. Una condizione che continua a fare registrare centinaia di morti e che ha disvelato le storture di un Sistema sanitario,  non più nazionale, meritevole di essere ripensato radicalmente fuori dalla logica aziendalistica per ricondurlo all’universalità nel pieno rispetto del dettato costituzionale. Ma com’è evidente a tutti, insieme alla crisi sanitaria a preoccupare sono la crisi sociale, economica ed occupazionale.

Quelli appena trascorsi sono stati giorni intensi ed importanti. Il Parlamento ha approvato  il  PNRR  ( piano nazionale di ripresa e resilienza) che, per come l’ha presentato il presidente del Consiglio Prof.  Draghi,  racchiude: “ il destino del Paese “. Come si vede parole auliche per un documento, un programma, un piano straordinario della misura di  oltre 200 miliardi di euro di investimenti, per la cui definizione, è bene ricordarlo, si è consumata una crisi di governo e a cui si è arrivati con una modalità molto discutibile, per nulla inclusiva e la cui “governance” rimane ancora aleatoria. Questa della condivisione e della modalità di gestione è una questione  non soltanto metodologica perché dal grado di consapevolezza, condivisione, concertazione e contrattazione, dipende l’efficacia della realizzazione del piano e delle “riforme di contesto” collegate  richieste dall’UE nel periodo di riferimento 2021/2026. In quest’ottica pressante è stata l’azione e la critica di Cgil Cisl Uil unitariamente, che  hanno  e stanno ripetutamente sollecitato il presidente Draghi a “ voler coinvolgere e far parte partecipare il mondo del lavoro e delle organizzazioni sindacali sia nella fase di progettazione delle riforme, sia  nella fase di realizzazione e di monitoraggio degli investimenti, affinché si crei nuova e buona occupazione. Allo stato ciò non è avvenuto ed è riscontrabile nel testo del documento, la cui filosofia di fondo a mio parere, continua a muoversi dentro una visione neoliberista assolutamente inadeguata. Competitività, concorrenza, riduzione del costo del lavoro, impresa,  continuano ad essere i termini più usati in una visione “ mercatista” che tutto mercifica. Si sarebbe potuto e a mio parere si sarebbe dovuto invece per davvero mettere al centro del documento i veri bisogni per contrastare il declino del Paese.  La pandemia ha messo a nudo la povertà sociale, le disuguaglianze territoriali  di servizi e tutele collettive, l’assenza di politiche per il benessere dei cittadini,  del ruolo pubblico per la giustizia sociale, per la ricerca, l’istruzione, la formazione, di  visione industriale e produttiva. Un impianto quindi, quello di Draghi, giustamente definito dall’economista Giulio Marcon  “ tecnocratico e liberista”.

Tuttavia se questa è la matrice di fondo, non si può rinunciare, anzi, soprattutto dalla Calabria e dal Mezzogiorno a far sentire forte la voce, rivendicando le giuste attenzioni e cercando di correggere in corso d’opera la traeiettoria, verso le opere ed i settori che per davvero riescano ad essere coerenti con la strategia indicata dall’UE, realizzare cioè: la coesione sociale e territoriale, verde e digitale. A questo che è un vero e proprio “nuovo inizio” che deve interessare nuove politiche industriali; connessioni di reti trasportistiche intermodali  locali e nazionali; il potenziamento dei sistemi logistici a partire dal porto di Gioia T; programmi di rigenerazione urbana e di valorizzazione delle aree interne; riorganizzazione e rilancio dei servizi per la cura sociale e sanitaria; del welfare universalistico, devono essere poste come essenziali alcune condizionalità finora sempre trascurate: la realizzazione di incrementi occupazionali; il riequilibrio delle disuguaglianze sociali; l’applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale; le garanzie di trasparenza e legalità e di contrasto al lavoro nero ed alla logica del massimo  negli appalti; la lotta alla precarietà ed allo sfruttamento. Certo la sfida è ardua e le premesse sono contraddittorie, specialmente in Calabria, le cui condizioni di partenza sono terribili anche per una quadro istituzionale assolutamente critico, oltre per la sempre più soffocante ingerenza di una borghesia mafiosa e “dell’economia criminale” che sta dilagando in tutto il Paese.  L’assenza di un governo regionale democraticamente legittimato  a fronte di una classe dirigente screditata e autoreferenziale, il protrarsi in settori strategici di gestioni commissariali, la frammentazione istituzionale locale, l’inefficienza degli apparati burocratici della P.A. La gracilità del tessuto produttivo  rende possibile che anche questa occasione vada persa o dispersa in mille rivoli o in grandi opere forse funzionali più al profitto di pochi che al bene comune.  Tocca alle forze sociali, alle associazioni, ai cittadini, al residuo di forze politiche democratiche, assolvere un compito gravoso, di denuncia, protesta e di lotta di proposta. In questi mesi la Fiom-Cgil insieme a Fim e Uilm è riuscita grazie al sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici a sottoscrivere il CCNL dei metalmeccanici della grande industria, ribadendo l’unità delle tutele salariali e normative dei lavoratori in tutto il Paese. E’ stato un risultato importante, cosi come il blocco dei licenziamenti nel periodo di pandemia. Oltre l’azione sindacale, anche in Calabria, in questi periodo , nonostante le limitazioni   alla mobilità  sono emersi e si sono affacciati sulla scena sociale, movimenti   di lotta, collettivi, aggregazioni di cittadinanza mossi dalla volontà di non rassegnarsi ad un destino nefasto.  Nella storia il Primo Maggio ha sempre segnato non solo la festa dei lavoratori e delle lavoratrici, ma il rinnovato proposto di lottare insieme per una società più giusta, per il riconoscimento della dignità del lavoro, fondamento della nostra Carta Costituzionale. W il Primo Maggio.

Massimo Covello