Radicarsi e aprirsi, unire onestà a competenza, darsi una struttura, sia pur leggera. Sono alcune delle priorità per il nuovo M5s che il neo-leader in pectore Giuseppe Conte ha illustrato ai deputati e ai senatori pentastellati in videoconferenza.

L’obiettivo è mantenere saldi i principi ma aggiornare le “stelle” (l’ambiente, la giustizia sociale e l’inclusione, un nuovo modello economico) ossia i temi da porre al centro del Movimento. Il tutto abbandonando anche tabù come quello della forma partito. Un’evoluzione bocciata invece da Davide Casaleggio con l’accusa ai vertici pentastellati di voler smantellare la piattaforma Rousseau per poi abbandonare idee fondanti come il divieto del terzo mandato. Conte non ha affrontato per ora il nodo del limite dei due mandati. Ma per il M5s pensa a una nuova struttura, con la sua prima sede nel cuore di Roma,

diramazioni territoriali e anche un centro di formazione: una sorta di “Frattocchie” (la scuola dei quadri comunisti, nella villetta ai piedi dei Castelli romani) pentastellata. Una piccola rivoluzione. Ha aggiunto che non tradirà la democrazia diretta e che il suo progetto andrà avanti solo se ‘incoronato’ da un voto on-line a larga maggioranza.

Intanto la prima ricaduta pratica è la scelta, anticipata dal reggente Vito Crimi, per cui i parlamentari del M5s daranno una parte dei loro emolumenti al partito, come fanno pressoché tutti i loro colleghi: 1.500 euro alla classica voce “restituzione alla collettività” e 1.000 euro direttamente sul conto corrente del movimento, compresi i 300 euro che fin qui sono stati versati a Davide Casaleggio per l’uso della piattaforma Rousseau. Non è ancora divorzio giuridico, ma è quasi divorzio di fatto. Il che non significa abbandono della democrazia diretta cara al movimento: ci sarà ancora una piattaforma in house o una esterna, ma difficilmente sarà ancora Rousseau.