E’ unanimemente riconosciuto come Mario Draghi, da presidente della BCE, abbia dato prova del massimo livello di competenza tecnica e coscienza sociale esprimibile dal ceto finanziario.

E date le qualità dell’uomo, non mi aveva sorpreso più di tanto il fatto che, nel suo discorso dello scorso anno al Financial Times – un’arringa da uomo di Stato -, non avesse esitato a far capire come moneta e istituzioni finanziarie, per poter essere utili in questo frangente, avrebbero dovuto spogliarsi in buona parte delle loro caratteristiche costitutive e comportamentali, quasi fino a snaturarsi del tutto. A distanza di poco tempo dal suo insediamento, reputo che Mario Draghi abbia già dato prova di essere un buon Presidente del Consiglio. Occorreva solo un po’ di buon senso per non considerarlo capace di compiere miracoli.

Occorre solo serenità di giudizio per confermargli piena fiducia. Prendo spunto da una sua recente conferenza stampa. Con poche parole Draghi ha detto cose importanti. Ha spiegato innanzitutto che ha la coscienza sporca chi, saltando la lista d’attesa, si è vaccinato prima di chi ne ha un diritto giustificato dal maggior rischio che corre. Ha chiarito che, pur tra difficoltà, il piano vaccinale prosegue, e che vaccini e riaperture andranno necessariamente di pari passo. Ha dimostrato di saper difendere i suoi ministri, sottolineando che il vituperato Speranza l’ha scelto lui, e che ha stima del suo operato. Ha confessato che, per le riaperture, non ha una data precisa, non può vederla, e che comunque farà di tutto per salvare la programmazione fieristica e la stagione turistica. Ha annunciato che, quanto ai fondi per i ristori, il nuovo spostamento di bilancio sarà superiore ai precedenti, pur non potendo ancora quantificare lo stanziamento.

Sul piano della politica estera, Draghi è stato di una franchezza inusitata. Ha definito Erdogan un dittatore con cui occorre in ogni caso dialogare, dando così una risposta anche a Saviano che lo aveva rumorosamente criticato per toni e contenuti del suo recente colloquio con l’attuale leader libico. C’è chi si specializza in lezioni di morale, c’è chi, nei fatti, preferisce ricordare quanto sia meglio, al posto delle bombe, usare le parole.

Pierangelo Dacrema