Raul Castro ha comunicato la rinuncia all’incarico di primo segretario del partito comunista cubano.

Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno ma di un accordo preparato da tempo e confermato nel corso dei lavori dell’ottavo congresso del partito.

Castro ha detto di avere la “soddisfazione di affidare la guida del Paese a un gruppo di leader preparati, rafforzati da decenni di esperienza nel passaggio dalla base alle alte responsabilità, impegnati nell’etica della rivoluzione, identificati con la storia e la cultura della nazione, pieni di passione e spirito antimperialista, sapendo che rappresentano la continuità della rivoluzione”. Protetto da una mascherina e con la divisa verde oliva da militare, Raul Castro è stato accolto da un’ovazione al suo ingresso nella sede dell’ottavo congresso che si è aperto all’Avana. Fratello e successore del ‘lider maximo’ Fidel Castro, Raul lascia la guida del partito nell’ambito di una “graduale e ordinata transizione” del potere “verso le nuove generazioni”.  A prendere il testimone sarà il presidente Miguel Diaz Canel, 60 anni, insediatosi tre anni fa. Le immagini sul sito del partito lo mostrano in camicia bianca e mascherina mentre applaude Raul, davanti a delegati seduti in maniera distanziata in base alle regole anti covid. Chiamato “Congresso della continuità”, l’evento si apre nel sessantesimo anniversario della proclamazione del carattere socialista della rivoluzione cubana. Infine, il leader dimissionario ha auspicato un dialogo “rispettoso” tra L’Avana e gli Usa. Parlando al congresso del Partito comunista cubano, ha denunciato “la guerra economica” degli Stati Uniti contro Cuba, ma ha segnalato la disponibilità del suo paese a costruire “un nuovo tipo di rapporto con gli Usa”, anche se Cuba non rinuncerà “ai principi della rivoluzione e del socialismo”.