Era solo un’illusione. Quando le lezioni non bastano per far capire

Giovanna era una donna piena di energia. Era iscritta a un circolo di scacchi che frequentava con passione due volte alla settimana: diceva che la divertiva e le teneva allenato il cervello. Era una nonna affettuosa ed efficiente, e rappresentava per i propri figli un’insostituibile fonte di rassicurazione. In perenne movimento, aveva interessi molteplici e si lanciava in ogni esperienza

con la leggerezza e la curiosità di una giovane donna. Malgrado non avessimo alcun legame di parentela, spesso mi aggrappavo nei momenti più cupi a lei, che sapeva mostrarmi di ogni evento, anche quello più funesto, il lato positivo.  Giovanna, 88 anni appena compiuti, aveva ancora tanta fame di vita. E tanti progetti.

Poi è arrivato il Covid, col suo carico di paure, di incertezze e  di chiusure, e con le sue nefaste battute di arresto. La sentivo spesso durante il lungo confinamento dello scorso anno. E poi ancora in occasione della seconda ondata del virus. Non aveva smesso di essere ottimista, stare in casa non le dispiaceva, aveva mille cose da fare. L’unico rammarico: non poter abbracciare i suoi nipoti.

Poi finalmente una speranza concreta: il vaccino. E che diamine, 88 anni era una credenziale più che ragguardevole per ottenerlo in tempi brevi. Era solo una questione di tempo. Invece Il virus ha battuto tutti, è stato più veloce e si è replicato in Giovanna. Non si sa come sia successo. Lei era prudente e attenta. E sapeva bene come prevenire il male. Ma il nemico si è fatto beffa di lei e di tutti quelli che le volevano bene e che la proteggevano. Il suo corpo ha ceduto improvvisamente all’usura degli anni e in una settimana si è spento.

La campagna vaccinale per gli ultraottantenni non era ancora iniziata, ma era prossima. Questione di poche settimane. Purtroppo, però, come Giovanna, sono morti tanti ultraottantenni pieni di vita e di futuro. Tante mamme e tanti papà, tanti nonni, tante persone che avevano ancora molto da dare. Una generazione decimata. Per molti, solo numeri statistici, ma dietro quei numeri c’erano emozioni, sentimenti, desideri e, come nel caso di Giovanna, una carica infinita di energia. Una generazione che non ha fatto in tempo a salvarsi. Per una manciata di ore. A pochi centimetri dalla soluzione.

Si è parlato a lungo, nei giorni scorsi, dei furbetti del vaccino, dell’insana attitudine a saltare la fila, tipicamente italica. In alcuni casi legalmente riconosciuta, in altri frutto di raggiri. C’è di tutto. Categorie ingiustamente protette a danno di altre dimenticate, episodi di nepotismo, priorità scaturite da abusi di potere, sistemi informatici in crash nelle prenotazioni (vedi Lombardia), vaccini avanzati “regalati” a consiglieri e sindaci. Se ne sono viste delle belle in tutta la Penisola. Non so chi mi legge, ma non nascondo che questi episodi smorzino un po’ la mia fiducia nei confronti delle istituzioni. Che invece dovrebbero vigilare, ora più che mai, proprio perché sono in ballo le nostre vite e, in particolare, quelle di una generazione che tanto ha fatto per quelle più giovani. Sì, perché ai ritardi colpevoli di alcune regioni, si sono sommate, come in una miscela esplosiva portatrice di morte, le “furbate” di una sia pur minima percentuale di cittadini.

Giovanna e le altre centinaia di morti giornalieri non sono solo vittime del Covid, ma dell’incuria e dell’astuzia. Del pressappochismo e della scaltrezza becera. Mi si stringe il cuore se penso a quanta vita buttata via per l’egoismo di pochi, per il dilettantismo della politica, per la mancanza di quel senso civico che ci porta a privilegiare il nostro “particulare” e ci impedisce di identificarci con il bene più alto della collettività.

Ci siamo anestetizzati al numero crescente di morti e di ricoverati in terapia intensiva. Purché non tocchi a noi. Pensavamo che la lezione del primo lockdown fosse bastata. Ma era solo un’illusione…

Annalisa Martino