Le solite lobby mascherate da sostenitori della ripresa con gli interventi mirati a chi lavora

Lo stato di difficoltà delle imprese, soprattutto di quelle medio-piccole, che comporta anche risvolti occupazionali e ricorso agli ammortizzatori sociali, si sta manifestando più attraverso forme isolate ma generiche e “populiste” di protesta

che con l’individuazione delle cause di non attuazione del “Decreto Liquidità” (D.L. 8 aprile 2020, n. 23 convertito nella L. 40 del 5 giugno 2020) che, per effetto della Legge di Bilancio (n. 178 del 30 dicembre 2020) è ora prorogato sino al 30 giugno di questo anno. Non sono poche le difficoltà incontrate dalle imprese riguardo all’ottenimento dei benefici e, soprattutto, delle garanzie SACE, essendosi arroccato il sistema bancario, nonostante le indicazioni e le “aperture” previste legate essenzialmente alla difficile situazione in atto per la pandemia, su posizioni alquanto rigide che, in alcuni casi, anticipano l’ulteriore giro di torchio previsto dagli standard di “Basilea 4”, che saranno operativi nel prossimo anno.

Il legislatore ha inteso consentire al comparto PMI un accesso “immediato e continuo” al credito attraverso dotazioni aggiuntive previste nella citata Legge di Bilancio 2021 con modalità chiare, non proprio snelle a dire il vero (fatto ascrivibile al sistema finanziario), ma non sufficientemente divulgate, ingenerando il malcontento derivante da improprie possibilità di conoscenza delle norme in essere.

Peraltro, tra le imprese beneficiarie rientrano anche quelle ammesse alla procedura di concordato con continuità aziendale (ex art. 186/bis della Legge Fallimentare) o che hanno stipulato accordi di ristrutturazione dei debiti (ex art. 182/bis L.F.) ed anche quelle che hanno presentato un piano di risanamento ex art. 67 L.F., mentre molti altri “paletti” sono superabili, potendo anche fare ricorso alle moratorie. Certo, pretendere che le imprese oggi presentino bilanci con utili in crescita e che non abbiano evidenziato, a far tempo da febbraio-marzo 2020, una crescita del fatturato sarebbe pretendere troppo: fare credito oggi ad imprese con queste caratteristiche costituirebbe rischio molto vicino allo zero.

Si rammenta che le garanzie SACE ed altre collettive possono essere emesse a favore di tipologie diverse di imprese, operanti in qualsiasi settore e costituite in qualsiasi forma giuridica, che non siano presenti negli archivi della Centrale dei Rischi alla data del 29 febbraio 2020 con segnalazioni di crediti deteriorati sul sistema bancario, ed appare chiara la motivazione riferita alla suddetta linea di demarcazione temporale.

Sorvolando sugli aspetti tecnici e operativi, per i quali è preferibile rivolgersi ai commercialisti e ai Cofidi di riferimento, ma che si possono evincere anche sul web, è utile rammentare che i finanziamenti coperti da garanzie SACE devono avere una destinazione “produttiva e sociale”, anche se riferita a servizi, comprendendo i costi del personale, investimenti (con esclusione delle acquisizioni di partecipazioni societarie) e irrobustimento del capitale circolante, con il vincolo costituito dal fatto che le imprese restano impegnate a mantenere in Italia la parte più pregnante della produzione o intermediazione.Si paventano molti stop a provvedimenti del precedente governo, in parte inattuati anche per i motivi sopra rappresentati e, addirittura, inasprimenti di ordine fiscale. Sarebbe un colossale controsenso. Potrebbero essere fake news che circolano, ma potrebbe esserci una ratio che il popolo, sempre più incarognito e impoverito, non può condividere. Resta il fatto che oggi al timone dell’Italia c’è Draghi, che nel 2017, presentando “Basilea 4”, quando era a capo della BCE, così si espresse: «E’ una pietra miliare che renderà il sistema di patrimonializzazione più solido e migliorerà la fiducia nel sistema bancario…Sono riforme che aiuteranno a ridurre l’eccessiva diversità tra le valutazioni sui rischi e che miglioreranno la paragonabilità e la trasparenza sui livelli patrimoniali delle banche». All’epoca nessuno avrebbe previsto il Covid-19 né ciò che lo stesso ha causato e sta causando, ma alcune “scuole di pensiero”, oggi, continuano a privilegiare la salvaguardia del capitale e delle lobby mascherandosi da sostenitori della ripresa attraverso i sostegni mirati a chi lavora.
Letterio Licordari