Il grido silente degli animali: dalla “fattoria” di Orwell a quella della realtà

In fin dei conti è solo un sacco di ossa“. Sono queste le agghiaccianti parole pronunciate da un operaio, lavoratore in un parco di tigri nel nord della Cina, usate per descrivere cosa rappresentasse per lui il corpo privo di vita di una tigre. Frasi terribili dietro ai quali si cela il mostruoso business che li guida e cancella irrimediabilmente ogni sentimento di pietà o di rimorso.

Stiamo parlando del traffico illegale delle tigri negli allevamenti asiatici, tenute in condizioni disumane e spaventose, per alimentare un circuito che ruota attorno all’assurda avidità dell’essere umano. Il denaro al di sopra della vita di un essere vivente, il vanto grottesco di portare avanti un commercio che sfrutta i grandi felini dell’intero Pianeta. Appelli, richieste disperate da parte di associazioni e leggi a favore della tutela degli animali, non sfiorano minimamente i responsabili di questo massacro che continuano imperterriti a perseguire il loro scopo. Creare gioielli, cibo e medicine è l’obiettivo primario della cattura di migliaia di esemplari selvatici che non fa distinzione tra

cuccioli o adulti. Prelevati dal loro habitat naturale, questi poveri animali vengono rinchiusi nelle cosiddette fattorie delle tigri, strutture appositamente costruite per condannarle a morte. Gli animali sono in un evidente stato di malnutrizione, lasciati morire, come se non avessero nessuna importanza.  Una sorta di laboratorio dell’orrore dal quale fuoriesce non una immaginaria creatura mostruosa ma il lato più cattivo dell’essere umano. Tra le cose più richieste c’è il vino di ossa di tigre, servito sulle tavole dei più ricchi uomini d’affari che desiderano solo vantarsi dell’acquisto effettuato. Una bottiglia di tale bevanda, ricavata con le ossa, lasciate a macerare nel liquore a base di riso, può arrivare a costare 130 dollari l’una! E poco importa se la produzione e la conseguente vendita del prodotto sia ritenuta illegale dal 1993. Gli operatori di un’associazione no profit dedicata alla salvaguardia degli animali hanno smascherato l’illecita vicenda. L’aspetto paradossale e’ che proprio ai membri della loro organizzazione è stato offerto il celebre elisir all’interno del negozio di gadget della fattoria cinese. Purtroppo queste strutture non sono state mai chiuse e continuano ad essere attive, come se fosse una normale consuetudine, senza nessun impatto emotivo. Denaro, ingordigia, indifferenza. In tal modo, si innesca un circolo vizioso destinato a girare in eterno e a non chiudersi mai definitivamente. Tali fenomeni intensificano la crescita del bracconaggio, accompagnata dall’esibizionismo dei cacciatori di fotografare le loro prede. Selfie sorridenti, in segno di una vittoria accanto ad una vita perduta, distrutta, annientata per il potere e la ricerca di una macabra fama.

Esseri viventi privati della loro libertà, del loro ciclo vitale e riproduttivo, vittime del loro peggiore nemico: l’uomo. Allora, in relazione a tale vicenda, calza molto bene il sunto della celebre novella allegorica “La fattoria degli animali” di George Orwell. Se osserviamo le parole contenute al suo interno, ci rendiamo conto quanto il nesso che si sviluppa con tale argomento sia incredibilmente attuale. “L’uomo è il solo vero nemico che abbiamo. E’ la sola creatura che consuma senza produrre. Tuttavia è il signore di tutti gli animali.” In questa parte, ad esempio, possiamo notare un chiaro riferimento alle abitudini dell’uomo, focalizzate sullo sfruttamento a proprio favore, degli animali. L’unione poi, acquista maggiore rilievo nella frase che riassume, in maniera esaustiva e concisa, lo scopo di ogni sua azione: “Tutte le abitudini dell’uomo sono malvagie“‘. Nonostante il contenuto dell’opera si configurasse come una ribellione che Orwell manifestava nei confronti dello Stalinismo, anche se sotto forma simbolica, leggendolo a fondo possiamo trovare dei riferimenti verso tutto il male che gli animali sono costretti a sopportare, divenendo le prede predilette di una spietata tirannia umana, mentre lottano per instaurare una società di eguali. Uguaglianza concepita come rispetto della loro natura, e del loro essere, troppe volte calpestato e ignorato.  La sete di potere, di controllo, che scavalca questa esigenza, questo bisogno, traducendosi in una necessità silente che grida aiuto.

Un appello tangibile presente nello sguardo di quelle tigri rinchiuse tra le sbarre. Creature lontane dai loro cuccioli, dalla loro casa, da quell’attimo di relax sotto i raggi del sole che non potranno più provare. Quando l’essere umano capirà che “l’altro”, il diverso, concepito nell’estensione più alta del termine, non è qualcosa da distruggere ma da valorizzare? Quando, l’essere umano comprenderà che bisogna rispettare gli animali e non infliggergli del male per il solo scopo di apparire come quello “più forte”? Intanto, mentre tutti questi interrogativi non trovano una spiegazione ragionevole, tutti gli animali del Pianeta continuano a gridare, in silenzio, senza trovare ascolto. Tutto questo è una piaga da rimarginare al più presto, per il bene di ogni animale, per il bene di ogni individuo.

Benedicta Felice