Il bacio della morte di Fausto Bertinotti a Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti ha ragione ma anche, per dirla con Veltroni, torto. Ha ragione perché con le sue dimissioni isteriche ha smascherato i farisei che da settimane lo tenevano sulla graticola. Ha torto perché ha dimostrato di non avere idee,

quantunque  nella politica di questa epoca nessuno si regge in piedi da solo. Si vedono e si sentono in giro tante prefiche. Tanti appelli all’unità. Tante sirene, tanto di tutto e tanto di niente. L’assemblea nazionale del Pd, che potrebbe essere riparatrice o catartica, oppure una semplice perdita di tempo, si terrà il 13 e 14 marzo. Con quale l’esito? Molto dipenderà da cosa si sono detti Lorenzo Guerini e Dario Franceschini, le due anime cattoliche dei dem. Federica Fantozzi su Huffpost ha osservato: «Tra i primi a essere spiazzato dallo strappo di Nicola Zingaretti c’è il ministro della Cultura

Dario Franceschini, capo della delegazione Dem al governo, che in questi giorni si è inabissato silenziosamente tentando al contempo di evitare quello che poi è accaduto. Anche attraverso un incontro riservato, ieri mattina al ministero della Difesa, per convincere Lorenzo Guerini, il più agguerrito avversario interno del segretario, ad abbassare i toni e ricomporre la tela dell’unità di partito. Il durissimo – e irrituale – post su Facebook del segretario ha però interrotto il percorso. E adesso, la partita si fa più complicata».

Come nel colloquio manzoniano tra il conte zio e il padre provinciale dei Cappuccini, “Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”.

Le soluzioni sono, sulla carta, tante. Un ritiro delle dimissioni se Franceschini farà da scudo umano. Una ritirata tattica dei renziani asintomatici o in sonno che dir si voglia. Un subentro di Bersani al revanscismo, tutto da dimostrare, dei renziani di cui sopra.

I tempi  di pandemia non consentono un prolungamento di guerre guerreggiate tra le varie fazioni. Quindi è possibile prevedere una moratoria, una tregua, un non luogo a procedere per almeno altri sei mesi. A patto che si conceda a Zingaretti la facoltà di respirare. Sono in tanti che vorrebbero dargli il bacio della morte. Tra questi Fausto Bertinotti (non Corrado Guzzanti che lo imita in modo sublime) che al “Riformista” ha detto: «Il Pd ha solo una chance. Sciogliersi e liberare le energie». Scindetevi e moltiplicatevi.

Bruno Gemelli