Vaccini, le contraddizioni tra il bene comune e la libera scelta. Ovvero, ognuno deve valere uno

Per l’Ema AstraZeneca è un vaccino “sicuro ed efficace”. Basta panico, ecco l’happy ending della storia. E bisogna crederci sennò impazziremo, non importa quello che poi verrà fuori dagli accertamenti medici sulla distanza. Intanto si tira

un sospiro di sollievo e l’adrenalina cala a picco. A nessuno importa che siano trascorsi giorni d’inferno solo per dire che non era successo nulla. Scusateci, abbiamo sbagliato ma è stato per troppa prudenza – stavamo lavorando per voi. Va bene, scuse accettate. Ma ora diteci, per favore, che erano tutte scemenze dei no vax. In realtà, il via libera di Ema non è legge matematica ma semplice mancanza di prove. ll nesso causale tra il vaccino, gli eventi di trombosi e i morti è al momento escluso perché non dimostrato. E si va avanti lo stesso, come si era già capito. Mentre nella banca dati dell’autorità europea dei farmaci si celano nuovi decessi di persone precedentemente vaccinate con Pfizer e Moderna (quello che propongono ai nostri bambini, orrore!). Insomma, terrorismo allo stato puro.

Una settimana di passione, fake news e accuse incrociate

Nelle stesse ore del responso sul vaccino, il paese commemora le vittime di un anno nelle grinfie del virus. Dovevamo uscirne migliori, invece niente è andato bene e stiamo dando il peggio di noi.

L’ultima disonorevole frontiera nell’Italia del Covid sono le trincee alzate attorno al caso AstraZeneca. E’ stata una settimana di passione in anticipo. Il vaccino britannico della discordia crea l’ennesima divisione tra gli italiani: da una parte quelli che hanno paura pure della loro ombra, dall’altra gli invasati della vaccinazione a tutti i costi. I primi accusano gli altri di far da carne da macello per i poteri forti e gli interessi di Big Pharma, i secondi accusano i primi dello scellerato allarmismo che sta mandando a picco la campagna vaccinale che (forse) dovrebbe salvarci dal virus.

Come sempre, c’è del vero su entrambe le barricate. Il mostro delle fake news divora ferocemente un’informazione che pecca in toni eccessivi. Ci sono momenti in cui il silenzio è d’oro: una lezione mai imparata dai titolisti che elargiscono a piene mani terrore, morte, malattia. La soglia di sopportazione è ampiamente superata e nel cercare il capro espiatorio ideale si punta il dito contro i media, nell’assurda convinzione che mezza Europa abbia sospeso (e poi rozzamente approvato) AstraZeneca sull’onda del sentimento di paura collettiva fomentato da giornali e tv. Insomma, poiché lo abbiamo fatto male, non è più lecito raccontare quello che accade. Storia vecchia: se scrivi di un attentato terroristico si sa che la gente non prenderà più la metro, quindi meglio evitare.

Tolto il giornalismo cattivo, dall’altro lato, quello della gente, avere remore e chiedere certezze diventa vergognoso. Conviene nascondere l’angoscia come una deformità che susciti ribrezzo, occorre ostentare calma fasulla per non essere derisi. O peggio, imputati come mentecatti criminali. Per sfuggire al ludibrio c’è chi arriva alla cospirazione fantascientifica, postando su Facebook annunci per un demenziale lavoro di trucco: fabbricare una fascia di finta pelle indossata poi sopra il braccio, dove far penetrare l’ago fingendo di ricevere l’inoculazione.

Il dilemma europeo, i dubbi della scienza e la fiducia perduta

L’Ema ha decretato che “i rischi sono minori dei benefici”. Le morti sospette non contano perché sono troppo esigue e adesso non vale più indignarsi del dubbio sui decessi “per” o “con” – no, in questo caso si esercita comunque la presunzione d’innocenza. Le risposte certe nell’uno o l’altro senso arriveranno tra anni. Nel frattempo, dicono i favorevoli, si muore di Covid. Nel frattempo, ribattono i contrari, rischiamo la pelle con un vaccino sul quale la comunità scientifica non ha il coraggio di esprimersi con nettezza.

La scienza resta nel limbo del vorrei ma non posso. E’ chiaro che ogni stato europeo deve dimostrare di essere virtuoso, inseguire le percentuali dei più bravi, far salire il contatore dei numeri. Ritmi aziendali su campioni umani, una pausa è antieconomica e ha già fatto danni.

Su AstraZeneca Angela Merkel aspetta ancora le evidenze scientifiche, invece Ursula von der Leyen dà un colpo al cerchio e uno alla botte giudicando valido il vaccino ma inaffidabile l’azienda. In Italia siamo alla farsa con il commissario straordinario Figliuolo che supplica i sanitari di iniettare il siero al primo che passa pur di non sprecare le dosi avanzate (e subito si presentano amici e nonni degli amici, da Nord a Sud un far west trasversale del nepotismo sanitario).

Il dilemma qui non è semplice: bloccare tutto per non rischiare neanche uno e però distruggere per l’ennesima volta il sogno della libertà dalla pandemia? Andare avanti a oltranza per il bene superiore, invocando la scusante dell’errore possibile se qualcuno lasciasse le penne?  Quel “rapporto rischi-benefici” sostenuto dall’Ema è una decisione inappellabile, necessaria ma agghiacciante. Hanno deciso chi buttare dalla torre e su quale altare.

Dalla sua Amaca Michele Serra ha osservato che il rischio zero non è mai un diritto dell’umanità. Sarebbe come dire che ti innamori e pretendi che l’altro ti ami per tutta la vita – garanzia che finora nulla, né il matrimonio, né i figli, né i soldi, è riuscito a blindare.

La medicina, poi, è la scienza inesatta per eccellenza. Ma purtroppo è tale pure per i vaccini. L’Istituto nazionale di statistica del Regno Unito (sì, proprio loro che stanno continuando a usare impavidi AstraZeneca ma in combinazione con quel lockdown duro a cui gli italiani sono ipersensibili) ammonisce su quella che ormai ha quasi i crismi di una verità oggettiva: qualsiasi cosa faremo, il Covid non andrà via. Chi si vaccina può ugualmente essere contagiato e contagiare, seppure portatore di una forma virale leggera. Chi non si vaccina diventerà bersaglio privilegiato del virus. Accettiamolo, questa non è una fiaba ma il mondo di domani.

In Italia da quest’orecchio non si vuole sentire. La posta in gioco è altissima. Non è tanto l’aver investito (al risparmio) soprattutto su AstraZeneca e ritrovarsi con il magazzino pieno di merce invenduta. A riscaldare gli animi è il terribile pensiero che neanche questo, il promesso passaporto verso la liberazione, funzioni. E’ la speranza che si evapora in illusione, l’incubo perenne da cui non ci svegliamo. Essere catapultati dalla paura del Covid a quella del vaccino. Qualunque colore tocchi, muori. E la mente umana, già provata da un anno e mezzo di oscurità, non può, non riesce ad accettare l’idea.

Nonostante le bare, del coronavirus siamo stati in grado di ironizzare. Sul mito del vaccino no. Stanno sgretolando l’unica certezza che ci avevano dato e a ridere di gente che ha ricevuto un potenziale veleno ci si sente uno schifo. Servirebbe una scossa alla Charlie Hebdo – il meme più vicino a quel caustico humour nero vede il Pennywise di It offrire alla sua vittima, anziché il palloncino imbottito di sangue, una dose del siero immunizzante: “Lo vuoi AstraZeneca?”

No, nessuno ha voglia di provare a ridere per esorcizzare l’ansia. Nel duello di accuse incrociate si tira in ballo una reazionaria messa all’indice della pillola anticoncezionale: anch’esso farmaco che può causare trombosi, però alle vili donne dedite al sesso spensierato, quello va bene e non lo temono.

Puntuali, i nuovi complottisti forgiano i loro scudi accusando i colossi farmaceutici di voler affossare il vaccino low cost perché rivale pericoloso sul mercato. Troppe coincidenze, proprio quando il via libera delle autorità internazionali aveva ammesso Az al target degli anziani. Chi fa il loro gioco è un bieco capitalista e ci condanna a un’eterna convivenza con il virus. Se durante la quarantena i ribelli alle restrizioni erano negazionisti, chi liquida come montature gli eventi letali a persone vaccinate è invece assolto da quell’ignominiosa etichetta. Voi siete ignoranti, noi ascoltiamo gli scienziati.

E’ vero che in tante ciniche circostanze gli emissari di Big Pharma hanno sacrificato esseri umani sull’altare del profitto. E’ vero anche che demonizzare i vaccini è pari al mandare le streghe al rogo. La verità non è unica. In definitiva, la verità sembra non conoscerla nessuno.

Quando la fiducia è perduta, è arduo recuperarla – spesso impossibile, per questo finiscono gli amori. Daremo ancora credito a chi ha fatto partire la macchina senza una solida revisione? Aifa che sospende Astrazeneca a poche ore dall’aver giurato sulla sua sicurezza. La comunità medica che allunga a due metri il distanziamento sociale dopo un anno di misurazioni in bar, uffici e scuole.

I governi e gli scienziati ci hanno delusi, hanno combinato un pasticcio da dilettanti.

Oltre paura e rassegnazione, la libertà di scelta non è una questione di sopravvivenza globale

La paura è l’emozione più umana e merita rispetto. Ti hanno iniettato una sostanza sconosciuta e il prossimo in fila viene rimandato a casa perché hanno fermato tutto, quel prossimo si sente un miracolato mentre tu hai in corpo chissà quale bomba. Montano rabbia e odio. Perché tu sei salvo e io a rischio?

Poi in alto cambiano idea: tranquilli, è tutto a posto. Eh no, chi si è risparmiato le ambasce e credeva di essere stato più intelligente ora deve pagare.

Contro i furbetti del vaccino si gonfia una rancorosa soddisfazione quando circolano ipotesi di certificazioni vaccinali, di disciplinari per i lavoratori che (legittimamente, lo dice l’articolo 32 della Costituzione) rifiutano l’iniezione. Plausi alla proposta di depennare definitivamente dagli elenchi chi rifiuta il vaccino che gli è stato assegnato. Se non ti piace quello, non ti vaccinerai mai (ora hanno corretto il tiro, alle brutte si finisce in coda).

Ma è probabile che non potremo scegliere, nessuno. In fondo non andiamo tanto per il sottile al supermercato quando prendiamo le merendine blockbuster perché sono uguali a quelle firmate ma costano meno. O quando in farmacia compriamo gli equivalenti.

A disturbare stavolta è che siano altri a scegliere per noi. E quasi tutti si stanno arrendendo a questa prospettiva. Tra docenti e personale delle forze dell’ordine c’è la sensazione di essere figli di un dio minore. Qualche appassionato di x files s’industria a comprare in nero su internet improbabili flaconcini di Pfizer fai da te. Gli altri sono rassegnati al destino. Farei un altro vaccino, se potessi. Ma non posso, quindi farò quello che ho e speriamo che me la cavo.

Ed è forse l’imminente scenario di tutti, non solo dei cittadini a cui hanno appioppato il prodotto meno buono. Perché potremmo tutti non avere alternative nè risorse per altri vaccini – quelli privi di ombre, finora.  Cosa accadrà, quindi, se tutti diranno “no, grazie”? Nonostante il parere positivo di Ema, molti tra coloro che hanno già ricevuto la prima dose di Az stanno valutando di non fare il richiamo, pur sapendo che questo significherebbe invalidare l’immunizzazione. Nelle chat di docenti, chi non ha aderito tace, inetto a trovare la parola giusta per confortare gli altri – potrebbe beccarsi il classico “tu non puoi capire”. Qualcuno sfoga apertamente l’apprensione. “Io non lo volevo fare”, “siamo cavie”, “io la prossima non la faccio”, “non ci diranno mai la verità”. Il consenso informato di quel vaccino si recita a memoria, fino alla punteggiatura. La liberatoria su eventuali effetti di lungo periodo sembra improvvisamente un demone nuovo – nessuno ricorda che fanno firmare qualcosa di simile per ogni intervento ospedaliero, compreso il parto naturale.

I vaccini sono una straordinaria vittoria della ricerca scientifica e hanno salvato milioni di vite umane. Non è mai inutile ricordarlo, ripeterlo.  Lo stesso vale per tanti farmaci, e tutti hanno come moneta di scambio effetti collaterali imprevedibili.  La vera domanda è quale sia il bene supremo. Lo sterminio selvaggio del Covid (qualora non fosse un miraggio) o la possibilità di trasformarlo in una comune e curabile influenza?

Il limite invalicabile è però sempre il rispetto della libertà individuale. Scelgo di curarmi o rinuncio a cure invasive anche se so che questo mi ucciderà. Scelgo di delegare qualcuno a farmi lasciare questo mondo se la mia esistenza fosse puramente vegetativa. Oppure scelgo di combattere fino alla fine contro un male letale. Scelgo quali rischi correre. Scelgo di vivere o morire.

Va bene, è l’era della condivisione, ma questo dovrebbe essere un affare solitario. Si dovrebbe farlo riscoprendo un pudore dignitoso, nel segreto della coscienza, senza accuse incrociate o ridicole faziosità. Senza tentare di vendere agli altri per giusta la propria idea come se da questo dipendesse la sopravvivenza del pianeta. Certo, l’unione fa la forza, ma è davvero giusto annullarsi uno per tutti senza sapere niente di quell’uno? Uno vale uno, sempre. Ogni singola vita. Che orrore le classifiche numeriche dei morti, dove tre sono un incidente di percorso e trecento un eccidio. Poi tra quei tre c’è un fratello o una figlia e allora le cose cambiano. De Andrè diceva che “il dolore degli altri è dolore a metà”. Forse la teoria più realistica è quella del virus marziano. Il Covid viene da un altro pianeta e ora che abbiamo trovato il rimedio lui muta, s’incattivisce, contagia i bambini e neutralizza le nostre faticose difese. Ci lavora ai fianchi e soprattutto sfotte. Ride dei nostri egoismi. Fino a quando continueremo ad attaccarci tra noi, vincerà lui.

Isabella Marchiolo