Cosa pensa John Elkann del terremoto che il cuginetto Andrea Agnelli ha provocato con la prospettiva di una SuperLega di calcio? In teoria dovrebbe in qualche modo essere d’accordo con il suo presidente calcistico, essendo il presidente del colosso automobilisti Stellantis , in cui è confluita la Fiat, uno sfegatato

tifoso juventino. Ma forse da capo di un gruppo che vende un genere di largo consumo sta facendo qualche conto. La proposta della super lega, orchestrata del giovane Agnelli, che mira ad un fatturato di oltre 10 miliardi di euro, solo per diritti multimediali di vario genere, sta provocando reazioni vibranti nel pubblico. Non solo i palazzetti del calcio nazionale sono in fibrillazione , ma l’intera platea dei tifosi si sente defraudata. L’operazione ipotizzata dal salotto buono delle società di calcio più popolari (le spagnole Real Madrid e Barcellona, le Inglesi Manchester United e Arsenal, le italiane

Juventus, Milan e Inter fra le altre) presuppone infatti una specie di robotizzazione del pubblico, che da folla appassionata allo stadio diventa sterminato mercato casalingo di diritti televisivi. Un salto di genere che, complice Covid 19, è destinato a stravolgere l’intero assetto delle telecomunicazioni. Non a caso i due premier francese Macron e tedesco Merckel gia si sono scagliati con violenza contro questa prospettiva. Una privatizzazione massiccia dell’intero ciclo calcistico, che le conseguenze analoghe in altri sport, dal tennis allo sci al ciclismo alla vela, comporta uno spostamento dell’attenzione popolare in tutta Europa sulle piattaforma che si accaparrerebbero i diritti di trasmissione e consegna. Il mercato infatti non riguarda tanto lo streaming quanto il collegato sistema di connessione, la mitica banda larga, che troverebbe, dopo molti anni una sua killer application.
I titolari delle gesta di Messi, Ronaldo, Lukaku diverrebbero i provider della connettività europea, i veri global delivery dell’immaginario continentale: insieme allo sport , all’intrattenimento e ai film si creerebbe un monopolio delle emozioni sociali, individualizzato e parcellizzato per singole password. Ognuno avrebbe l’accesso esattamente alla sua quota di passioni.
Ma inevitabilmente cambierebbe proprio la natura della performance sportiva. Già in questi mesi di calcio al neon, giocato in stadi vuoti, è cambiata completamente la meccanica e l’estetica dello sport. Cali di concentrazione, disinvolture, errori e vere e proprie gaffe si stanno ripetendo, per quel lassismo psicologico consentito dal fatto di non avere addosso la morbosa attenzione di decine di migliaia di supporter pronti ad esplodere in riti di glorificazione per la grande impresa ma anche in linciaggi spietati per la minima leggerezza.
Il calcio sta cambiando, sta diventando centrale la regia, sia tecnica, da parte degli allenatori, sia tecnologica, con i data analyst che ormai sostituiscono ogni valutazione sportiva con le proprie tabelle. Tutto materiale rappresentabile in un data base e dunque in uno schermo che alimenterebbe infinite formule editoriali e merceologiche come ad esempio i not fungible token, i file digitali non riproducibili, che al momento già stanno rendendo alla lega basket americana NBA almeno 250 milioni all’anno, vendendo ogni singola istantanea o video di un particolare gesto di quello specifico campione.
Ma a fronte di questo luna park virtuale ci sarebbe la devastazione di ogni sfera emotiva che lega direttamente il tifoso al clima della partita, con annessa anche la desertificazione di quel mondo di economia sommersa rappresentato dai club degli ultras che ormai governano indotti per circa 20 milioni di euro all’anno, con cui ci vivono circa 30 mila famiglie solo in Italia. Da qui potrebbero venire i problemi per Elkann. Infatti mentre le autorità calcistiche europee alzano muri per bloccare la svolta liberista, si annunciano campagne di boicottaggio delle auto Fiat da parte di schiere di tifosi. Quello che il calcio ha creato con le mitologie e la devozione verso campioni e patron delle società, può anche distruggere creando sfere di avversione organizzata. E qualcuno ci sta pensando davvero.

Michele Mezza