Testa china sul telefono, cuffie nelle orecchie e quella musica che non copre il loro disagio. Qualche selfie insieme agli amici e un pacco di sigarette da nascondere nella tasca di un giubbotto. Sguardo perso nel nulla, come se la realtà non gli appartenesse e non fosse un

posto adatto ai loro sogni, ai loro traguardi e alle loro speranze. La chiamano la “Generazione Z” e identifica i giovani nati dal 1996 al 2005. La sua origine storica, non è ancora molto chiara ma con il termine menzionato si fa riferimento alla generazione che segue ai millennials, ossia coloro i quali sono nati tra la metà degli anni Ottanta e la metà dei Novanta. La loro denominazione, piuttosto insolita e per certi versi dispregiativa, nasce da un concorso online, sponsorizzato da Usa Today, nel 2012. L’idea era quella di coinvolgere i

lettori nella scelta di un nome che, a seconda dei loro gusti, fosse capace di rappresentare le loro caratteristiche principali. Venne fuori il nome di “Generazione Z” che non tutti apprezzarono. Il giornalista Bruce Horovitz la definì “scoraggiante”‘ e, in effetti, non aveva tutti i torti. Identificare il gruppo dei nati di quell’epoca in tal modo, suona come qualcosa di già scritto, già segnato, sul curriculum della vita. Una vita che viene presentata come difficile, o per meglio dire, quasi impossibile da affrontare. L’ultima lettera dell’alfabeto viene concepita come una classifica che getta un gruppo di ragazzi, colpevoli di essere venuti alla luce nel periodo sbagliato, in una dimensione triste, buia, senza via d’uscita.

Tuttavia, se da un lato, appare offensivo un termine del genere, dall’altro incarna gli ostacoli che si trova ad affrontare. Assenza di lavoro, di un futuro certo e di valori saldi fanno precipitare i ragazzi in uno stato di smarrimento, così forte, da bloccare ogni aspettativa positiva e rassicurante. Purtroppo, questa situazione si ripercuote sul modo in cui vivono la vita, spesso cedendo a pericolosi giochi online che mettono a repentaglio non solo la loro esistenza ma anche la loro stabilità psicofisica. Cosi, la parola sfida diventa l’imperativo delle loro giornate, scandite da prove da superare ed esibizioni per apparire più grandi, più forti, insomma…essere i migliori! Gare di like, di follower, di visi scolpiti e pose da “superstar” sembrano essere il loro biglietto da visita che crea e fa radicare una convinzione collettiva negativa nei loro confronti. Servizi di tg, programmi tv, non fanno altro che parlare di questa loro condizione, certamente nel corretto uso dell’informazione, che però non fa altro che acutizzare il loro malessere e la loro voglia di oltrepassare i limiti fisici e morali tipici loro eta’. Allora, viene giusto chiedersi…cosa bisogna fare per evitare il loro essere così sofferente? La risposta é solo una: ascoltarli. L’adolescenza si sa, non é un periodo semplice, ma se si trasforma in opportunità di crescita, tutto acquista un senso diverso. Presenza, comprensione e immedesimazione sono le attività da compiere, con maggiore frequenza. Gli adolescenti di oggi, non hanno bisogno di un “marchio” oggettivo ma di ritrovare la propria identità. L’aiuto deve provenire dalle scuole, dai centri di aggregazione e dall’ambiente familiare. E’ una missione complicata, a tratti irraggiungibile, ma é la più giusta da seguire. L’indifferenza, o una visione distorta del loro mondo, non fanno parte della via da seguire per andargli incontro. Quanti altri episodi di maltrattamenti o reati verso gli alunni dovremo ancora sentire? Quanti episodi di abusi perpetrati da pseudo preti che dovrebbero essere l’esempio da seguire, continueremo a vedere, inermi, tra i titoli del tg? Quanto bullismo ancora dovrà mietere altre vittime innocenti? E’ necessario porre un freno a tutto ciò. Certamente, ciò non vuol dire assecondare i loro gesti scorretti ma riflettere in quale contesto prende forma il loro essere.  Il mondo degli adulti è l’esempio che guida i loro passi e sebbene, non sia affatto facile indurli sulla cosiddetta “retta via”, occorre tanto impegno per raggiungere l’ambito traguardo.

Tuttavia, al di là di qualsiasi nomea collettiva, c’é un intero mondo da scoprire nella generazione menzionata. Andiamo incontro ai loro desideri, non gettiamoli nella rassegnazione ma regaliamogli un mondo fatto di colori e di speranze. Spesso, c’è una frase che riecheggia sui social “un angelo bianco dall’anima nera”. Una frase che, se la analizziamo più da vicino, è la chiave che ci permette di comprendere meglio il loro stato d’animo. Un sentimento triste che evidenzia i loro occhi spenti, dietro ai quali c’e’ un universo di talenti da coltivare che chiede solo di essere lasciato libero di esprimersi e di ritrovare i colori spensierati del loro tempo. I giovani di oggi, saranno gli adulti di domani. Il loro futuro é adesso, con le loro capacità e la voglia di credere nell’amicizia, nell’amore, nell’altruismo. Tutti noi adulti siamo responsabili. Ciascuno di noi, può rendere il loro piccolo mondo, migliore e bello. Non importa in quale ruolo, ma in che modo.

Benedicta Felice