Luigi Di Maio, un predestinato oltre ogni ragionevole dubbio

L’onorevole Luigi Di Maio alterna momenti di sobrietà a momenti di estemporaneità. Di questi ultimi c’è traccia nella sconfinata aneddotica grillina. Il parlamentare di Pomigliano

d’Arco, il 27 maggio 2018, disse serioso:  «Occorre l’impeachment a Mattarella per evitare reazioni della popolazione. Poi si torna al voto». Fu subito perdonato perché non conosceva il significato della parola “impeachment”. Il 28 settembre dello stesso anno s’affacciò dal balcone di Palazzo Chigi, non da piazza Venezia, per annunciare, urbi et orbi, che: «Abbiamo abolito la povertà». Nei giorni scorsi è stato ricordato che in una vecchia

intervista al “Foglio”, sempre lui, così si espresse su un incontro appena concluso con Mario Draghi: «È stato cordiale e proficuo, mi ha fatto un’ottima impressione”. L’ex presidente della Bce, colui che aveva portato l’eurozona fuori dalla crisi del 2012 con il bazooka e il quantitative easing, aveva fatto un’ottima impressione a Luigi Di Maio». Aggiungendo: «Draghi ha indubbiamente un profilo prestigioso, tra l’altro ha una prospettiva economica diversa da quella di Monti». Poi, nei giorni nei quali Mattarella ha dato l’incarico di formare il nuovo governo al professor Mario Draghi, qualcuno ha ricordato che la firma di quest’ultimo compare sulle banconote in circolazione.

Quindi, anche Di Maio potrebbe avere in tasca l’autografo di Draghi. Il Nostro, intervistato da La Stampa, prima che fosse riconfermato ministro, puntualizzò: «Abbiamo detto che lo ascolteremo, è giusto farlo”. Gramellini successivamente, su Di Maio, sentenziò: «La sua è stata una carriera anche un po’ incosciente. A trent’anni mi avessero affidato la metà degli incarichi che hanno dato a lui mi sarei sentito inadatto. Non lo vedo bene». Insomma, uno, nessuno, centomila. Il sigillo è di Gianfranco Rotondi, vecchia volpe democristiana : «Non sono d’accordo sul fatto che Di Maio stia crescendo come leader politico, perché l’ho trovato già cresciuto… Quando era vicepresidente della Camera Di Maio dirigeva l’Aula come Casini, ovvero molto bene. Io l’ho scritto nel mio libro “Meglio la Casta”. Luigi è il classico esempio di politico nato già cresciuto, ha un talento naturale».

Bruno Gemelli