“E falso che il 98% dei miei procedimenti sono andati male, i miei procedimenti andavano talmente bene che se guardate il mio curriculum ero considerato uno dei migliori magistrati. Poi guarda caso mi sono imbattuto in Mastella, in alcuni reati su cui stavo indagando, e

proprio Mastella ha cercato di fermarmi insieme a presidente della Repubblica, il Csm, le correnti, l’Anm, il procuratore generale, il procuratore della Repubblica”. Parole al vento, pronunciate da Luigi De Magistris, dopo essere stato, più nel male che nel bene, sindaco di Napoli, ora ha deciso di candidarsi al fianco di Tansi alla conquista della Regione Calabria. No, non è una favola, il Casinista ha già raccontato della decisione di Gigino ‘e manett il quale sta cercando di smarcarsi da chi gli sta ricordando le inchieste flop che ha gestito quando stava alla procura

di Catanzaro. Indagini, a dire il vero, finite male. Comunque, Mastella a parte, ecco in merito alle indagini Why not e Poseidone le conclusioni del Consiglio giudiziario presso la Corte d’Appello di Catanzaro del 26 giugno 2008. Oggetto: dott. Luigi De Magistris Sostituto procuratore Repubblica di Catanzaro, parere per la nomina a magistrato di Corte di Appello. In quest’ambito, nel paragrafo “Parametri di valutazione ricostruiti sulla base dell’attività svolta dal magistrato nell’ultimo quinquennio“, si legge: “Dall’esame del prospetto di rilevazione statistica, il parametro in esame risulta soddisfatto, anche se sotto un profilo prettamente quantitativo. Da un punto di vista ‘qualitativo’, però, la pur soddisfacente mole di lavoro denota talune anomalie che inficiano gran parte dell’attività svolta. Ed, invero, la maggior parte delle volte, l’azione penale esercitata non ha trovato alcuno sbocco nella dimensione processuale ove le tesi accusatorie sono cadute anche, spesso, per effetto di errori (evitabili) evidenziati dallo stesso organo giudicante, all’uopo, intervenuto”.

Subito dopo, nel paragrafo sulle “Capacità“, il Consiglio giudiziario annota: “Preparazione e capacità si manifestano nella concreta professionalità dimostrata dal magistrato nell’esercizio delle proprie funzioni e nell’aggiornamento dottrinale e giurisprudenziale: su siffatto versante il dott. De Magistris ha lasciato emergere talune evidenti carenze, le quali sono state affiancate da alcuni rapporti con la stampa sicuramente pregiudizievoli per la stessa organizzazione del lavoro e per il buon funzionamento dell’Ufficio di appartenenza. Ed, infatti, un generale clima di tensione creatosi nell’ambiente di lavoro ha sicuramente recato danno all’efficienza dell’attività ed alla funzionalità dell’ufficio. Senza trascurare l’allarme sociale innescato nel territorio locale e non solo: un magistrato ‘capace’ può ben dimostrare di aver subito pressioni o torti ma non ricorrendo agli strumenti mediatici che amplificano ogni singolo conflitto e gli attribuiscono connotati, spesso, addirittura nazionali”. E dopo aver messo nero su bianco alcune dichiarazioni pubbliche di De Magistris, il Consiglio giudiziario afferma: “E’ chiaro che le dichiarazioni (…) investono anche i rapporti con gli uffici e, indirettamente o di riflesso, gli stessi procedimenti penali con uno spessore, pertanto, ben diverso da quello della mera critica politica o libertà di espressione. L’utenza, di fatto, perde credibilità nella magistratura locale o, addirittura, ne riceve una immagine screditata. Ciò, ovviamente, non riguarda il ‘merito’ delle dichiarazioni; ma il magistrato, capace, sa bene quali siano le sedi ed i modi per denunciare taluni fatti”.

Più in là, nel paragrafo “Preparazione“, lo stesso Consiglio giudiziario scrive: “Nel procedimento, in cui è intervenuto con Sua relazione anche il Procuratore Generale, sono emersi, sul piano professionale, in base all’esame degli atti procedimentali e processuali, nonché agli esiti complessivi delle indagini, con speciale riferimento ai procedimenti per reati contro la Pubblica amministrazione, rilievi negativi sul piano del metodo e, ove consentito per la anomalia di molti dei provvedimenti adottati. Sul piano professionale devono evidenziarsi i procedimenti di rilevante impatto sociale istruiti dal dr. De Magistris che hanno trovato per le conclusioni proposte clamorose smentite in sede giudiziale (…). Non può, poi, essere sottaciuta la tendenza del dr. De Magistris alla duplicazione dei procedimenti, alla iscrizione, cioè, degli stessi indagati in diversi procedimenti per le stesse ipotesi di reato. Il Procuratore Generale denuncia, poi, il sistema del ‘copia e incolla’ utilizzato, spesso, dal dr. De Magistris. Per il resto, pare opportuno recepire tutti i riferimenti ad atti e procedimenti evidenziati nella relazione del Procuratore Generale, facendoli propri in questa relazione”.

Nel paragrafo “Precedenti professionali antecedenti all’ultimo quinquennio ma rientranti nel periodo di valutazione“, il Consiglio giudiziario, poi, annota che “nelle precedenti valutazioni viene delineato un quadro positivo del dottore De Magistris, ponendo in evidenza, sotto alcuni aspetti, doti anche superiori alla media. La valutazione positiva investe non solo il profilo professionale quanto quello personale. Il periodo di valutazione 1998 – 2002, tuttavia, ha ad oggetto l’attività prestata nel distretto napoletano”.

E ancora, nel paragrafo “Valutazione dei provvedimenti acquisiti“, si legge: “L’esame dei dati acquisiti consente di esprimere perplessità in punto di valutazione che non può essere positiva. Il rapporto statistico indagini/giudizio lascia emergere una anomalia, denunciata anche dal Procuratore Generale, poiché numerosi procedimenti del dr. De Magistris non hanno condotto a nessuna fondatezza dell’accusa. Non solo: nei provvedimenti si configurano violazioni manifeste di legge (addirittura diritti costituzionali) ovvero si radicano ‘prassi’ senza alcun fondamento normativo (come in materia di intercettazioni)”.

Infine, si giunge al “Giudizio finale“, che risulta essere “negativo”, e nelle motivazioni il Consiglio giudiziario scrive: “Sulla base dei dati acquisiti, per tutto quanto esposto, reputa questo Consiglio di dover esprimere parere negativo. Le voci ‘capacità’ e ‘preparazione’ presentano profili di evidente deficit ai quali è necessario che il dott. De Magistris ponga rimedio; riacquistando doti e capacità che, invero, non gli sono state negate in passato ma paiono oggi affievolite. Probabilmente lo stesso clima di tensioni da egli creato ha determinato una disfunzione della sua attività: provvedimenti recanti gravi vizi o lacune; tecniche di indagine troppe volte discutibili; procedimenti troppe volte fondati su ipotesi accusatorie che non hanno trovato conferma nel giudizio. Senza trascurare le note di demerito segnalate dal Procuratore Generale ove emerge, tramite i dati ulteriori allegati, una attività spesso carente dal punto di vista dell’approfondimento o della preparazione”.

Ed è proprio nel parere dell’allora procuratore generale, Enzo Jannelli, richiamato dal Consiglio giudiziario e datato 18 giugno del 2008, che si entra nel merito di alcune inchieste condotte da De Magistris da sostituto procuratore a Catanzaro. “Prendendo possesso del mio ufficio di Procuratore Generale – scrive Jannelli- iniziavo la mia prima esperienza di magistrato in Calabria, tra l’altro con il vivo interesse di conoscere il dr De Magistris di persona, dopo aver letto di lui molto sulla stampa, averlo visto in televisione ed aver letto alcuni suoi interventi in siti internet. Fui subito colpito dalle notizie che andavo apprendendo presso i colleghi tutti: che era un Magistrato molto attivo ma che i procedimenti da lui istruiti, quelli di grande impatto sociale perché rivolti contro i cd. colletti bianchi per reati contro la Pa, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, con sentenze di non doversi procedere in sede di udienza preliminare, con sentenze ampiamente assolutorie in fase dibattimentale. Voci che in verità mi stupirono, anche se provenienti da ambienti particolarmente attrezzati professionalmente, della procura ordinaria, della procura generale della corte di appello, perché in contrasto con la rappresentazione che ne davano i mass media”.

Ma, aggiunge, “la mia pur breve esperienza nell’Ufficio, le informazioni e i riscontri ottenuti mi hanno consentito una rappresentazione che ritengo realistica della attività e della personalità del dr. De Magistris e ritengo, dopo una approfondita disamina della documentazione presentata, di non potere non formulare, in questa sede e per l’occasione, un parere decisamente negativo sul versante della professionalità e della personalità dimostrata nella sua attività di pm”. L’allora procuratore generale, dunque, passa a esaminare “i procedimenti di rilevante impatto sociale istruiti dal dr. De Magistris e che hanno trovato per le conclusioni proposte clamorose smentite in sede giudiziale (..). Una serie numerosissima di insuccessi, quindi, devo elencare, che hanno suscitalo clamore nella stampa locale e hanno pesantemente condizionato la considerazione del Magistrato nell’ambiente giudiziario”.

Il primo procedimento esaminato è quello denominato “la clinica degli orrori”, una “serie di richieste di misure cautelari personali – scrive il procuratore generale -, 21, nel segno, scrive il pm di una ‘indagine rivolta alla moralizzazione della vita pubblica’. Alla richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati, 12, per una serie di delitti quali associazione a delinquere, anche di stampo mafioso, corruzione, sequestro di persona, falso ideologico, calunnia ed altro ancora, anche di quelli per i quali il GIP aveva escluso la gravità degli indizi, è seguita la sentenza del tribunale di assoluzione per tutti gli imputati (ad eccezione di una posizione (…) per un singolo reato, calunnia), con le formule più ampie: perché il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto. La sentenza è stata confermata, su appello del pm, e sulle conclusioni difformi dall’atto di appello del pg di udienza, dalla Corte di gravame in data 22.1.1999. La stessa Corte è stata chiamata a liquidare agli indagati per la riparazione dell’ingiusta detenzione ingenti somme di denaro”.

Quanto a un secondo procedimento penale per tentativo di abuso di ufficio e tentativo di truffa aggravata in relazione all’aggiudicazione dei lavori per la costruzione del nuovo palazzo di giustizia di Catanzaro, scrive il procuratore generale, “ancora una volta è seguita la sentenza del Gup (…) di non luogo a procedere, confermata peraltro dalla Corte di appello”. Quanto all’inchiesta sugli amministratori del comune di Catanzaro per concorso in abuso di ufficio per via della delibera della giunta comunale che aveva disposto la riassunzione presso l’ente territoriale di un architetto, “è intervenuta la sentenza del Gup di non luogo a procedere per insussistenza del fatto, confermata dalla corte di appello di Catanzaro”.

Lo stesso procuratore generale si sofferma anche su un’ennesima inchiesta per falso ideologico, evasione fiscale, favoreggiamento, conclusasi in sede di giudizio abbreviato con una sentenza che “assolveva da tutte le imputazioni perché il fatto non sussiste per non aver commesso il fatto, ad eccezione di due imputazione per reati contravvenzionali, di cui uno estinto per la concessione amministrativa di sanatoria”. Nel corso di una diversa indagine, inoltre, De Magistris, scrive il procuratore generale, “disponeva il sequestro probatorio dell’ospedale regionale Pugliese- Ciaccio di Catanzaro, subito revocato dal tribunale della libertà con ordinanza, non impugnata dal pm” e sottolineando “che nel caso in esame non era dato rinvenire alcuna esigenza di tal specie idonea a giustificare l’imposizione del vincolo reale”.

Appresso, il procuratore generale evidenzia anche un caso in cui De Magistris ha chiesto la custodia cautelare per sei persone ma il Gip l’ha rigettata disponendo solo una misura interdittive per due persone (decisione di rigetto confermata anche TdR e dalla Cassazione). Nell’ambito di un’altra inchiesta, evidenzia ancora il procuratore generale, De Magistris “invia informazioni di garanzia nei confronti dell’on. Angela Napoli, Presidente della commissione antimafia, e dell’on. Giuseppe Valentino, sottosegretario alla Giustizia, tra l’altro per il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa. II procedimento relativo viene archiviato (…) dal consigliere dirigente dell’Ufficio del GIP con motivazione diversa da quella proposta dai pm, tra cui De Magistris primo titolare dell’indagine: veniva stigmatizzata l’utilizzazione contra-legem di intercettazioni, peraltro irrilevanti, di conversazioni tra i predetti parlamentari ed altri soggetti”.

E “oltremodo significativo – scrive il procuratore generale -, che il gip, oltre a denunciare la violazione di norme di portata costituzionale (violazione che si è ripetuta nel proc. Contro Clemente Mastella), sottolineava che, nonché non sussistere elementi di sostegno all’accusa, vi erano in atti elementi di segno contrario comprovanti la palese estraneità nei fatti dei due indagati parlamentari”.

De Magistris ha poi indagato anche il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo per reati contro la Pa, inchiesta, annota il procuratore generale, “conclusasi con la sentenza del tribunale di Catanzaro (…) di assoluzione per un capo perché il fatto non costituisce reato, per l’altro perché il fatto non sussiste”. E “così è stato per il procedimento” contro, “tra gli altri, il Presidente della Regione Agazio Loiero, il capo di Gabinetto del Presidente, Michele Lanzo ed altri: ebbene il primo, insieme ad altri, è stato prosciolto in sede di udienza preliminare (…) perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto, il secondo, in sede di giudizio abbreviato (…) è stato assolto con le medesime formule. Tutti gli indagati poi erano stati prosciolti in sede di udienza preliminare dal capo di accusa di associazione a delinquere perché il fatto non sussiste”.

Avviandosi verso la conclusione, poi, il procuratore generale, nel parere richiamato dal Consiglio giudiziario, scrive: “E d’obbligo richiamare le archiviazioni nei procedimenti venuti all’ onore delle cronache nazionali in ordine ai cui procedimenti il De Magistris ha già espressamente dichiarato che quei procedimenti gli sarebbero stato sottratti – uno avocato, l’altro revocato – per perseguire fini contrari alla giustizia. Ebbene, nel procedimento cd. WhyNot, è intervenuto, su richiesta del Pg, il decreto di archiviazione in data 1.4.2008 per Clemente Mastella (…) senza che, ad avviso dei Sostituti Procuratori Generale assegnatari e, poi, del Gip, sussistessero elementi che potessero giustificarne l’iscrizione nel registro degli indagati per giunta per una serie di delitti (…) del tutto inventati”.

La “lettura della richiesta di archiviazione evidenzia la colpevole acquisizione di intercettazioni telefoniche riprese da altro procedimento, la ancora colpevole acquisizione di tabulati telefonici correlati all’ utenza del parlamentare”.

Quanto all’inchiesta Poseidone, annota ancora il Pg, “è intervenuta l’archiviazione per 13 indagati (quasi tutte persone che rivestono cariche pubbliche, alcuni destinatari di decreti di perquisizione e sequestro con grande risalto su giornali e mass media in genere) per il reato ex art. 2 l. 1982, n. 17, per altri due in ordine al delitto di associazione a delinquere, per uno di questi ultimi, poi, anche per il delitto di riciclaggio (di denaro che gli proveniva dall’ eredità materna). Dalle motivazioni e della richiesta e del decreto si deduce il modo disinvolto della iscrizione nel registro degli indagati, senza la sussistenza di elementi concreti funzionali alla delineazione degli elementi essenziali dei fatti di reato”.

Lo stesso Pg, infine, scrive: “Sul piano, poi, dei provvedimenti incidentali, anche con riferimento ai tre procedimenti che hanno avuto ed hanno il proscenio mediatico – i procedimenti cosiddetti Poseidone, Why Not e Toghe lucane, devono registrarsi continue, eclatanti sconfessioni giurisdizionali dei provvedimenti di perquisizione e sequestro”, che il Pg elenca uno per uno.

Francesco Gro