Il Recovery come la Champion’s, per l’Europa serve una squadra

Confronto, tattica, strategia, rigore, realizzazioni: in politica come nel calcio. Si studia, si tenta di scoprire i lati deboli dell’altro e poi si colpisce. E in Europa, si gioca una partita decisiva: il Recovery fund diventa la Champion’s. Risorse,

ripresa, programmazione, investimenti. E allora: se provassimo ad immaginare la formazione del governo come quella di una squadra di calcio? Scegliamo i vari tasselli e vediamo di comporre il mosaico. Non sembra una impresa ardua. Almeno sulla carta. Il presidente pro tempore ( come quello Barcellona dove sono i soci che lo eleggono, a scadenza… Sergio Mattarella decide di convocare il tecnico più preparato, Mario Draghi. Il solo, forse, che sa badare – contemporaneamente – alla società, alla finanza, agli equilibri avanzati, innovativi e moderni ma anche a quelli, come dire, un po’ datati, tradizionali e forse anche conservatori.

Una perfetta sintesi tra passato, presente e futuro. Tra Usa, Europa, Italia. Insomma una capacità straordinaria: stare (e guardare) al centro, con un occhio rivolto a sinistra e l’altro leggermente tendente a destra. L’organico da ingaggiare? Presto fatto: le prime scelte per il centro campo. Si parte sempre da lì, perché, come si sa, le partite si vincono a metà campo recuperando palloni, togliendo l’iniziativa all’avversario e pronti per lanciare il contropiede. Quali componenti migliori degli esponenti del Pd? Riflessivi, portatori di acqua, donatori di sangue e pronti a tutti i sacrifici pur di mantenere posizioni egemoniche e mostrare agli altri che senza il loro apporto ogni soluzione diventa difficile e con il rischio di provocare disastri. Fatti recenti lo hanno dimostrato fino ad arrivare a confondere l’ebbrezza del potere con il potere del mojito.

In difesa? Beh in difesa bisogna schierare chi offre garanzie di tenace tenuta  per i propri interessi, che possono essere anche connessi (ma non confusi) con quelli collettivi. Esempio classico: offrono informazione e spettacolo senza chiedere nulla in cambio, a parte l’enorme guadagno. E poi sono davvero una Forza che rappresenta questa Italia, e come il nostro grande paese in questo periodo non godono di grande prestigio e…salute. Tradizione antica, ma ferma disponibilità  a resistere nella propria area, popolare ed europea, anche a costo di qualche intervento, come si dice, a “gamba tesa” per blindare i propri associati.

In attacco? Servono punte, ovvio, magari a cinque stelle. Vale a dire attaccanti pronti a utilizzare al meglio tutte le opportunità, improvvisatori, con l’attitudine a presentarsi senza nessuna preparazione, puntando soprattutto su faciloneria e improntitudine. E in un’area affollata questi, che altrove apparirebbero come difetti, diventano qualità e virtù. Non resta che coprire gli spazi  degli esterni, come si dice nel linguaggio calcistico moderno; una volta si chiamavano ali. Oggi sono esterni bassi e esterni alti. A destra e a sinistra, negli spazi laterali, non “esterni” alla squadra. Beninteso. Forse “a latere”, come si diceva una volta. Pronti anche ad uscire dal campo… E provate a indovinare chi? Ovvio: ci può essere qualcuno migliore di chi cambia idea, si adatta, si adegua ovvero quelli che, come diceva George Bernard Shaw, “se non sono capaci di cambiare idea non possono cambiare nulla”.

Cambiare, sì, ma senza confondere le idee con le felpe. E si possono affiancare –anche se dalla parte opposta del campo- a coloro che – secondo Steve Jobs – sono tanto folli da pensare di poter cambiare il mondo e di solito lo fanno. Almeno una Speranza, s maiuscola. Che altro ci resta? Restano fuori i “fratelli”? Beh! Ci sono già nell’inno, e bastano e avanzano. Per il resto, intorno al campo, servono i raccattapalle e ce ne sono tantissimi quasi a formare una siepe, una barriera, tanti cespugli, pronti a non far allontanare troppo il pallone. E ad intervenire in soccorso, se necessario. Anche se l’ultima volta non hanno fatto in tempo. Ci sono, però, sempre i tempi supplementari.

La recente storia italiana ha dimostrato che, a pagamento o gratis, hanno svolto un ruolo decisivo, come quello dell’arbitro, sempre “corrotto”, secondo alcuni tifosi. E, a proposito di cespugli, hanno radici antiche, che affondano nella storia recente del Parlamento italiano. Un ricordo datato? Si era, credo, a metà degli anni cinquanta e un venerdì pomeriggio si doveva votare la fiducia ad un governo presieduto da Fanfani. C’erano state trattativa talmente intense da far impallidire quelle di cui si è parlato di recente. Voto in bilico per contrasti interni al partito di maggioranza e agli alleati. Non una novità. Particolarmente numeroso, all’epoca, era il gruppo del Partito Monarchico che faceva capo ad Achille Lauro.

Con lui almeno una dozzina di napoletani. Incontri, avances, promesse, ma tutti “formalmente” e “fortemente” decisi  a votare “no”, contro la fiducia. Determinante sarebbe stato  il voto di due o tre di quel gruppo, a rischio – non solo il governo- anche le stesse Camere. Dunque “decisivo” il manipolo ( o parte ) di monarchici e proprio questo fatto creava grandi mal di pancia, ma anche grandi trattative ed aspettative. Tutti in fila pronti per la “chiama”, ma con la fretta, grande fretta, per non perdere il treno e tornare a casa. Si discuteva: ancora tra il si e il no. Arriva al banco della presidenza il primo di un gruppetto di “laurini” e passando dice “si”, a bassa voce. Torna verso i banchi del suo gruppo e Lauro lo guarda con stupore : “ma che hai fatto?”. Risposta :” ho votato” ,” ho visto, mai hai votato si”, “Uh, mamma mia! Veramente? E mi sono sbagliato adesso vado subito a correggere, vado vado…” “ Ma dove vai non puoi più ormai…”. Sbigottimento, finta disperazione, rossore in volto, falso pentimento e poco dopo arrivano sugli scranni di destra altri due parlamentari: “ ma che avete combinato?”, “abbiamo seguito lui, perche?”… In breve: la fiducia passò e quel governo sopravvisse. Così tanto per ricordare, anche se i tempi sono cambiati, ma la politica? “Sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata” lo scrisse quasi cinquant’anni or sono Pier Paolo Pasolini..  P.s. solo cronaca, racconto un tantino fantasioso ma ancorato a storie vere. Storie da…”sono tutti uguali”, tanto “uno vale uno”!

Giuseppe Mariconda