Non si scia fino al 5 marzo, ha decretato il ministro della Sanità. Nonostante le minacce di Salvini che aveva chiesto l’intervento del neo presidente del consiglio Draghi per frenare le preoccupazioni sul contagio del Comitato tecnico scientifico che affianca proprio il ministro della sanità. Sembra che il partito degli scienziati debba giocare un ruolo

importante nella nuova congiuntura politica, che vede le pulsioni leghiste contro le limitazioni da Covid ora al governo.
Nel corso di un seminario tenuto nei giorni scorsi, dal Forum Pietro Greco scienza e politica, sul caso Marche nella pandemia, il professor Andrea Crisanti ha insistito sulla necessità di un lockdown di almeno 3 settimane per poter realmente governare l’innesto della strategia dei vaccini nel quadro epidemiologico del paese, che rimane, ha spiegato, “molto preoccupante”. Non a caso su questa nuova emergenza sembra aprirsi il primo focolaio polemico nel nuovo governo Draghi. Il CTS del ministero della sanità, su sollecitazione del consigliere del ministro confermato

Speranza, si è espresso contro l’apertura degli impianti sciistici e per una riflessione sulla necessità di un nuovo lockdown.
Un’evenienza su cui il leader della lega, forza ora di maggioranza, ha sparato ad alzo zero, chiedendo al premier di intervenire per smentire l’evenienza. Siamo già al nodo del whatever it takes: contro che cosa bisogna agire ad ogni costo? Draghi non può non sciogliere questo primo nodo, dando subito un senso e una direzione al suo governo, prima ancora di raccogliere il voto di fiducia.
Non si tratta solo di discutere del calendario di un possibile chiusura, più o meno generalizzata. Al centro della scena si intravvede lo spettro di un liberismo sanitario. Dietro alla polemica sulla gravità del contagio, in cui la destra, nonostante mille camuffamenti, conserva una propria pragmatica e coriacea anima negazionista, che giustifica il suo irrinunciabile whatever it taker produttivo, bisogna riprendere ad ogni costo l’attività economica, si delinea una strategia di scomposizione di ogni politica sanitaria unitaria. Veneto e Marche, ma anche la Lombardia del neo assessore Moratti, scalpitano per avventurarsi sul mercato dei vaccini a mano libere, magari rivolgendosi al fornitore russo che i buoni uffici della Lega con Putin già hanno allertato.
La rottura del patto associativo che la stessa presidente della comunità europea Von Der Leyen ha duramente stigmatizzato , denunciando la scorrettezza della Germania, diventa invalicabile per soggetti che a livello internazionale non hanno personalità giuridica come le regioni, e magari , se qualcuno imbocca quella strada , anche le grandi città e nelle città qualche municipalizzata.
L’attacco di Zaia ad Arcuri , che reclama appunto autonomia nell’approvvigionamento tende in realtà ad aprire un fuoco di sbarramento rispetto al tema che sta crescendo nell’opinione pubblica: i problemi legati alla proprietà dei brevetti dei vaccini per una equa distribuzione. In un suo intervento sull’Espresso Gino Strada ha ricordato che i paesi ricchi con il 14 % della popolazione si sono già assicurati il 53 % delle dosi di vaccini disponibili. Una scelta miope , oltre che spietata. Lasciare intere aree del mondo esposte al contagio significa programmare le prossime ondate che colpiranno anche le cittadelle più arroccate in Europa. Ma la gestione speculativa dei farmaci si sta rivelando un boomerang persino per l’Europa occidentale che non riesce ad ottenere da Pfizer e Moderna le dosi di vaccini pre acquistati perché il prezzo precedentemente pattuito non è più considerato congruo dai proprietari delle case di produzione.
Anche in questo segmento del mercato, cosi come nel mondo digitale, si stanno creando monopoli che confiscano la ricerca di base abbondantemente finanziata dagli stati e la manovrano esclusivamente per i propri interessi di arricchimento. Una situazione che non solo appare immorale, ma , come abbiamo visto ai fini concreti del contrasto al virus inefficacie.
La produzione deve rispondere ad un piano di programmazione pubblica, concordata con le aziende proprietarie ma chiaramente orientata alle priorità dei bisogni sociali. Ancora Andrea Crisanti nello stesso Forum Pietro Greco spiegava che la produzione della materia vaccinale per i prodotti della nuova generazione, come quelli elaborati appunto di Pfizer e Moderna, non è solo un’azione meccanica che si limita a generare quantità del farmaco, così come è stato elaborato dai ricercatori. Con le nuove modalità di sviluppo dei vaccini, per la innovativa struttura e il meccanismo genetico allestito nella molecola, basato su dinamiche informative, che agganciano e comunicano con il sistema degli anti corpi, adeguandosi alla dinamica del virus, e coprendo dunque anche gran parte delle temute varianti che stanno subentrando, la produzione del materiale vaccinale diventa una sorta di rielaborazione e di adattamento della molecola originaria ai nuovi ambienti che il virus determina. Dunque avere una visione del sistema di produzione e poterlo condividere è anche un elemento di garanzia e di sicurezza proprio per l’efficacia del sistema di lotta all’epidemia.
Esattamente come per gli algoritmi che autoapprendono e si evolvono, così anche per i nuovi vaccini la comunità deve avere consapevolezza dei meccanismi più intimi del dispositivo scientifico che viene elaborato. Siamo nel cuore di quel processo che fino a qualche tempo fa era considerato un puro principio astratto: la scienza se non è trasparente e condivisa non è efficacie e di venta persino pericolosa. Il sapere come bene comune si manifesta nella sua concreta potenzialità.
Il Governo Draghi, l’Unione Europea, il consesso internazionale non può ignorare ne esorcizzare questo nodo. La transizione ecologica se non diventa anche evoluzione dell’etica scientifica e pratica di esperienze sociali che assicurano stabilità e condivisione alle nuove tenicalità rischierebbe di diventare puro giardinaggio industriale. Come si leggeva nel 2008 nel rapporto della Commissione Europea dal titolo Taking European Konwledge Society Seriously “ una società della conoscenza democraticamente impegnata può possedere l’immaginazione morale e intellettuale per definire i modi in cui mondi sociali molteplici possano interagire creativamente con una scienza più libera ,aperta e diversificata”.

Michele Mezza