Dobbiamo recintare il virus, il vaccino da solo non è in grado di fare miracoli

Per fare la frittata bisogna rompere le uova. In Europa non vogliamo nemmeno toglierle dal frigorifero. La sospensione del vaccino AstraZeneca, insieme alla precarietà del piano delle consegne di Pfizer e Moderna, apre una voragine nella strategia contro il contagio.

Negli Stati uniti è cambiata la politica per vincere la guerra: da Trump a Biden, da una visione negazionista ad un new deal roosveltiano. In Europa vogliamo procedere gradualmente senza turbare equilibri ed abitudini, soprattutto senza alterare poteri e primati.
Siamo dinanzi ad un’emergenza senza pari. Chi già  si faceva i conti per la prossima crociera estiva dovrà ricredersi. Tempi lunghi e purtroppo ancora lunghe liste di vittime. Non si tratta solo di correre con i

vaccini. Ma di sradicare il contagio strutturalmente. Parliamo di un fenomeno virale, di una sistema mobile , raffigurabile con un grafo, un sistema dinamico che si allunga da punto a punto mediante trasmissione , non con una fotografia fissa.
Andrea Crisanti, il microbiologo che riuscì in Veneto nella prima fase a limitare gli effetti della pandemia, sostiene che se si confermano le controindicazioni per  il vaccino Astrazeneca  dovremmo  cautelativamente sospendere anche le procedure di adozione del farmaco russo Sputnik e del nuovo dispositivo americano prodotto dalla Johnsons & Johnsons , che hanno la stessa struttura  molecolare. Saremmo ad una defaillance totale del piano di vaccinazione e dell’intera strategia di contenimento della pandemia. L’intera Europa, e in particolare l’Italia, dove torna con più violenza a farsi sentire l’attacco di Covid 19, si troverebbero sguarnite, senza una politica alternativa.
Come ha scritto ripetutamente ancora  il professor Crisanti, che oggi non a caso è il consulente strategico dell’unica regione bianca italiana, la Sardegna,” Il punto di fondo è provare a guardare allo stadio dell’epidemia, e all’evoluzione del contagio, come il risultato complesso e combinato dei comportamenti adottati tanto dalla popolazione quanto dalle politiche pubbliche di testing, tracciamento e isolamento dei contagiati, integrando banche dati di diversa natura”.
Queste sono le uova che non si è voluto rompere. Non possiamo sopperire ad errori gravissimi, quali quelli compiuti in quest’ anno, o a pacchiane insufficienze, come sono emerse nella strategia di acquisizione dei vaccini, semplicemente accelerando la somministrazione dei farmaci che si riescono ad accaparrare.
Dobbiamo colmare il buco nero di una vera strategia organica a più livelli contro il contagio che non si affidi solo al potere salvifico di un vaccino che in pochi mesi possa presentarsi completo e ed efficiente. Non sono  esorcizzabili misure di fondo che toccano gli apparati sanitari, il sistema di predizione e proiezione dei comportamenti , il sistema dei dati digitali.
Sono tre le funzioni che determinano la dinamica di una pandemia: 1) l’abilità del virus di trasmettersi da una persona all’altra; 2) il comportamento collettivo; 3 ) l’abilità del Sistema sanitario di identificare e isolare prontamente i positivi sintomatici e asintomatici. Tre funzioni che devono combinarsi e integrarsi. L’obbiettivo è l’abbattimento  del cosidetto RT, il tasso di diffusione del contagio. E soprattutto la riduzione di quel processo di variazione del virus che potrebbe essere amplificato se si allarga la base di positivi inconsapevoli che saranno vaccinati.
Dunque in attesa di disporre di una congrua quantità di vaccini sicuri, e di aver allestito una filiera logistica capace di somministrarli dobbiamo secondo le ancora complesse caratteristiche che alcuni di questi preparati presentano, dobbiamo a tutti i costi recintare la malattia, riducendone drasticamente i movimenti. A questo scopo bisogna tornare a fare i conti con il territorio, senza attendere bacchette magiche.
Come scrivevamo insieme al professor Crisanti nel libro “Il Contagio dell’algoritmo” (Donzelli)  è ineludibile procedere ad un potenziamento della capacità di testing nazionale, con  un rafforzamento dell’organizzazione logistica per rendere i test rapidamente disponibili dove necessario (anche attraverso il ricorso a laboratori mobili) e la creazione di un supporto IT che incroci le banche date disponibili per monitorare le dinamiche di trasmissione.
Qui torna lo spettro di Immuni, che molti di noi hanno dimenticato ma la cui inefficienza sta ancora producendo guasti nel sistema sanitario. Bisogna darle forza di tracciamento agganciandola al GPS, per georeferenziare i contatti con i positivi e  integrandola con il sistema dei tamponi molecolari diffusi.
Per raggiungere questo obbiettivo bisognerebbe migliorare significativamente la nostra capacità di identificare le persone infette e i loro contatti superando i limiti operativi e di scalabilità del contact tracing classico e allo stesso tempo potenziando gli strumenti informatici disponibili. Ritorna ad essere essenziale l’accesso ai big dati comportamentali che vengono ancora sequestrasti da Google e facebook. Siamo a oltre 100 mila morti, forse ragioni per forzare incomprensibili e per altro illegali proprietà ci sono. Siamo ad una stretta che rischia di portarci nel panico se non diamo certezze e soprattutto se le istituzioni non rendono visibile la certezza che  si sta pensando a tutto quello che si deve fare. Subito. 

Michele Mezza