“Il rinascimento secondo un rottamatore fiorentino filoarabo”

Il mio punto di vista su Renzi l’ho esposto più volte. Ed è un punto di vista non benevolo. Immutato purtroppo. Non nego di aver subito, per un minuscolo scampolo di tempo ormai

lontano, qualcosa che assomigliava a una fascinazione nei suoi confronti. Aveva rappresentato per molti che, come me, non lo nego, la politica la fanno sulle sensazioni, sui mal di pancia e sulle paure, una nuova speranza di futuro. Aveva rappresentato il riscatto di una sinistra logora, ferita e affaticata dall’egemonia berlusconiana e da infinite lotte intestine. Un riscatto che forse sarebbe dovuto passare per

dolorose rotture, ma in fondo al tunnel si pensava di vedere la luce. Si è trattato, però, di una rappresentazione fugace. Metafore erranti e illusorie che hanno lasciato il tempo che hanno trovato.

Come tutti sappiamo, la parabola di Renzi si è consumata in un tempo brevissimo, e quella forza, con la stessa intensità con cui si era annunciata, si è dileguata, cedendo ai fasti di un glorioso quaranta per cento, la luce sbiadita di un misero diciotto.  Un vero e proprio meteorite abbattutosi in quell’universo fragile e frammentato della sinistra italiana, disintegrata e squinternata, dopo essere stata svuotata di voti e di ideali. Un disastro. Una sintesi di arroganza e di egotismo. Un bomba di astuzia distruttiva ampiamente sopravvalutata (ahimè) da tanti professionisti dell’informazione e da tanti che di politica se ne intendono davvero.

Non sono un’analista e non ho la pretesa di fare delle letture raffinate dell’attuale situazione politica. Come ho già detto, mi servo di un termometro molto personale, soggetto alle mie ansie di cittadina. E, come tanti cittadini, osservo in questi giorni, preoccupata, le esternazioni narcisistiche di un politico che pur di far parlare di sé, è disposto a far saltare un intero Paese. Come tanti cittadini, cerco di tenermi costantemente aggiornata sugli sviluppi, sugli esiti degli incontri, sulle possibili alleanze, sui ravvedimenti. E saltabecco da un articolo di giornale all’altro, da un programma di approfondimento politico all’altro, per sapere che succede, per capire perché e per quali poste in gioco è scoppiata questa crisi. E per essere rassicurata, per avere dei segnali definitivi di soluzione.

Ma non c’è niente che mi tranquillizzi. Né alcunché che mi spieghi il perché di tanto clamore. Anzi, da quando è iniziata questa grottesca crisi di governo, l’Italia è immersa nelle acque limacciose dell’incertezza e dello stallo. Certo, le testate detrattrici di Renzi (poche a dire il vero) ci mostrano uno schema di relazione causa effetto fin troppo evidente che attiene a nessi psicopolitici che, per quanto mi riguarda, condivido in pieno. Ma quello che penso io non ha  importanza. Molte testate, invece, si rifiutano di riconoscere una responsabilità mossa da invidie, risentimenti, brame di potere, adducendo un più complesso senso delle istituzioni e un’attenzione disinteressata nei confronti della cosa pubblica. Mettiamo che tutto ciò sia vero e che ci troviamo di fronte a uno statista di raro acume e di profonda lungimiranza. Mettiamoci però dalla parte delle cittadine e dei cittadini che hanno perso il lavoro, che tremano all’idea dell’imminente sblocco dei licenziamenti, che aspettano trepidanti il decreto ristori, che confidano in una sanità più efficiente e in una scuola pubblica meritocratica e al tempo egualitaria. Mettiamoci dalla parte di tanti milioni di italiani che aspettano una ripresa poderosa del proprio paese e puntano sugli aiuti europei per continuare a vedere un futuro per se stessi e per i propri figli, mentre nelle sale dei bottoni c’è chi, col proprio comportamento irresponsabile, cincischia, tentenna, provoca, gioca, alza la posta e attacca con la perfidia dello scorpione. Non è uno spettacolo rassicurante.

Trovo irrispettoso e immorale il gioco al massacro condotto da Renzi, il suo livore nei confronti di un’alleanza nascente che potrebbe dare nuovo vigore alla sinistra e da cui lui si è autoescluso perché… “o leader o niente”. Trovo sconcia la sua ambiguità spregiudicata nel colpire, per poi nascondere contestualmente la mano, la sua attitudine a demolire chiunque lo metta in ombra, indipendentemente dalla drammaticità del momento. Trovo discutibili i suoi toni da monarca quando decide di ritirare le “sue” donne e i “suoi” uomini dal governo. Trovo pretestuoso il cahier de doleances sui presunti episodi di abuso di potere del presidente Conte. Che sia speculare all’ex premier questa proiezione non possiamo affermarlo con certezza, ma forse un pensierino è lecito.  Trovo offensivo, infine, per l’Italia, il suo progetto, partito con la strategia dei popcorn che ha provocato l’abbraccio letale dei cinque stelle da parte della lega, passato per la proposta di un governo, voluto a tutti i costi, alternativo alle destre sovraniste, e giunto a questo attuale colpo di coda, tanto subdolo da fare invidia persino al caimano.

Il messaggio che arriva ai cittadini impotenti che al mattino, sfogliando il giornale, si aspettano un segnale di risoluzione dal pantano in cui un giocatore di poker vestito da senatore ci ha scaraventati, è un messaggio di un esibizionismo cronico, di un’ambizione sfrenata. È un messaggio di cinismo che decreterà, si spera, la fine politica di un senatore che verrà ricordato come quello che amava giocare d’azzardo, e non come quello che aveva a cuore le sorti del suo Paese. È il messaggio della malcelata soddisfazione di aver finalmente conquistato, con uno scarso tre per cento, all’interno della maggioranza, un potere d’acquisto insperato. Gli italiani si aspettano una rinascita. Un nuovo rinascimento. Quel rinascimento che il nostro, a suon di dollari, ha riconosciuto a Mohammed bin Salman e a un paese tra i più illiberali del mondo. È difficile immaginare come andrà a finire. Sta di fatto, però, che è illusorio aspettarsi del bene da chi è solito distruggere. Da chi ha inteso costruire una fortuna politica personale sulle ceneri di un movimento quasi secolare. Da chi ha pensato di imporre il proprio modello di società fondata sui privilegi distruggendo i principi di uguaglianza sociale professati dai suoi più nobili predecessori. Se è proprio vero che chi nasce tondo non può morire quadrato, chi nasce rottamatore non può che morire “demolition man”. E questo, fino a prova contraria, commentatori molto più autorevoli di me, povera cittadina in ansia, glielo hanno riconosciuto. Con tutto vantaggio di Meloni e Salvini che, ormai, volano nei sondaggi. Senza aver compiuto il minimo sforzo.

Annalisa Martino