E’ il momento d’oro delle app di incontri. Con il Covid, i lunghi periodi di quarantena in agguato e le restrizioni agli spostamenti, l’attività amorosa dal vivo – ufficiale o clandestina che sia – ha ormai da mesi vita difficile, ma ancor più dura è la condizione dei single in cerca di nuove relazioni.

Il problema non è fare sesso, ma farlo con qualcuno, poiché nell’anno del virus il ricorso a surrogati virtuali e/o solitari non ha registrato alcuna flessione, anzi. L’indagine condotta da Durex la scorsa estate su un campione

di 500 persone di età compresa tra i 16 e 55 anni, nel registrare l’ovvia, catastrofica riduzione dell’attività sessuale (98%, dove sono comprese le coppie solide, spesso frenate dalla coabitazione 24h con figli piccoli), aveva però segnalato come la percentuale degli esercizi di piacere “individuali”, la visione di pornografia e il sesso in chat fossero rimasti quasi immutati (masturbazione 62% prima e 60% durante il lockdown; porno 38% prima e 37% durante; per le chat erotiche 13% fisso). Ed ecco che i veri dolori sono quelli di chi si ostina a cercare l’anima gemella o perlomeno amanti più o meno stabili – sotto minaccia di lockdown la tendenza del momento è trovare un partner affidabile su cui contare in caso di serrata, poco importa se poi, al “libera tutti”, ognuno andrà per la sua strada. Nell’estate della prima riapertura, prevedendo assembramenti sentimentali selvaggi, lo aveva consigliato pure il Rivm (Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente), raccomandando agli spaiati la creazione di sex bubbles, come già sperimentato in Gran Bretagna per le bolle familiari allargate ai singoli – in questo caso però il consiglio è di scegliere qualcuno che abbia uguali caratteristiche di rischio (“ciao, vuoi vedere la mia cartella clinica”?) e condivida comportamenti di prevenzione virtuosi. E con quella persona “chiudersi” in una frequentazione esclusiva per soddisfare i bisogni dell’intero periodo di emergenza.

I social sono ovviamente territorio privilegiato nella ricerca di love affairs. Facebook intanto ha lanciato una nuovissima app, Fb Dating, molto attenta alla tutela della privacy, storica spina nel fianco di Zuckeberg. Nulla di rivoluzionario, tranne per l’utilissima funzione che blinda i profili, permettendo di oscurarne notizia ad amici dell’account principale dell’iscritto, dove potrebbero esserci conoscenti pettegoli, ex fidanzati o coniugi, genitori e fratelli. Con lo stesso criterio, si potrà flirtare in anonimo i propri amici Fb – quasi un pudibondo corteggiamento dantesco.

In rete il dominio incontrastato del dating rimane saldamente nelle mani dei popolari Tinder, Meetic, Grindr e Badoo, ma negli ultimi anni il mercato si è arricchito di competitor agguerriti, capaci di individuare bisogni specifici e utilizzarli come bacino di utenze da strappare ai siti con pubblico consolidato. C’è, ad esempio, Happn, che promette di trovare una persona intravista nella app. E’ un po’ l’Immuni dell’amore: ogni volta che la persona concupita si incontra nella vita reale, il suo profilo appare nella timeline, invitando a cogliere l’occasione e fare un approccio. E Once, che romanticamente propone un elenco di compagni ideali realizzato ad hoc sulla base delle preferenze degli utenti ma lo mostra one-shot, un solo abbinamento di profili e soltanto una volta al giorno: perso quel treno con il destino, bisogna aspettare il giorno dopo e così via. Nell’atmosfera malinconica di poter mancare per un soffio l’appuntamento giusto, per essere certi di non perdere il match della vita basta rinnovare l’iscrizione. Marketing-cuore uno a zero…

Nel segno del femminismo è arrivato Bumble, dove è la donna a prendere l’iniziativa e decidere se e quando chattare, con il notevole vantaggio di essere gratuita e accessibile via Facebook. Single50 e Ourtime sono invece il trono over dei social, dedicate ad aspiranti coppie attempate – bando alle avventure, a quest’età l’obiettivo è incontrare qualcuno con cui “trascorrere la vita insieme”.

E se anche in rete gli appuntamenti al buio sono ad alto tasso di rischio e possono rivelarsi fallimenti, c’è l’opzione “soddisfatti o rimborsati”: l’idea nasce nella piattaforma Inner Circle e considera la maggior difficoltà di successo nel dating durante la pandemia – si chiama infatti Pandemic Edition Refund my Shit Date, letteralmente “risarcisci il mio incontro di merda”. Per ricevere questo cashback sentimentale occorre però raccontare agli altri utenti la propria esperienza e ogni settimana verrà votata la storia più terribile (e dunque meritevole di ristoro).

New entry eclatante nel pianeta delle chat, un vero e proprio giovane prodigio, è Bigo Live, app che ha esordito nel 2016 e conta oggi 200 milioni di download. La simpatica e pucciosa icona del draghetto non gravita però nell’universo del dating ed è nata per offrire, in particolare agli utenti teenager, uno spazio per farsi conoscere postando video. Lo slogan è “trasmetti la tua vita”, la meta del gioco è ottenere fan e fare nuove amicizie. Il meccanismo è semplice e quasi ludico. Gli utenti possono scaricare la app su Google Play e usarla anche dal cellulare, filmandosi dal vivo in streaming sia da soli che nelle stanze dove sono in diretta altre persone; inoltre si può conoscere gente in videochiamata.

Ma si guadagna, anche. Tutti i video trasmessi finiscono in gallerie tematiche e possono ricevere regali da chi li guarda (diamanti, fiori, adesivi). I fan e le visualizzazioni consentono di accumulare un tesoretto in bean (fagioli), che si converte in denaro vero. Rivolgendosi a un target molto giovane, ci sono veti precisi, come quelli di sponsorizzare prodotti commerciali; emulare i terroristi; inserire contenuti pornografici o mostrare droga, alcol e fumo; condividere materiale protetto dal copyright e pubblicare fake news. Lo streaming su Bigo Live è vietato ai minori, ma in realtà l’utenza è composta soprattutto da ragazzi e per il 70% da maschi. Quest’ultima circostanza rende più graditi i profili femminili, dove spesso le webstar delle trasmissioni si mostrano senza vestiti. E’, di fatto, prostituzione minorile. Finita al centro di una diatriba politica internazionale dopo essere stata acquistata dai cinesi e per questo bannata dal governo indiano, Bigo si sta trasformando adesso in mendace mezzo di adescamento sul web. Il grooming è praticato da adulti che promettendo denaro facile invitano i minori a spogliarsi. Un servizio della Cnn ha rivelato come questa piattaforma virtuale sia diventata competitiva tra gli adolescenti per conquistare una fama basata sull’esibizione del corpo: già in catalogo come merce sessuale su YouTube, i minorenni nudi di Bigo si possono trovare con un clic inserendo nella stringa di ricerca le agghiaccianti parole chiave categorizzate dagli utenti interessati.

Creare profitto mostrando il proprio talento in video amatoriali è pure alla base del sito OnlyFans, ideato dall’americano Tim Stokely, imprenditore giunto dalle chat erotiche, che si ispira al modello dell’ormai consolidata piattaforma Patreon, specializzata nelle opere di artisti e autori video. Stokely è entrato a gamba tesa in questa nicchia di mercato grazie alla sua indulgenza verso i contenuti espliciti, che tre anni fa sono stati espressamente vietati da Patreon. Durante i mesi del lockdown duro, le iscrizioni ad OnlyFans sono raddoppiate arrivando a 30 milioni – ampio sorpasso su Patreon, che ha 6 milioni di abbonati. Con mirabile fiuto commerciale, le utenti donne hanno pensato di confortare con video pornosoft i maschietti depressi dalla singletudine forzata –  e l’intuizione si è rivelata proficua.

Il sesso ha contaminato anche Twitter e Telegram. Il cinguettante social di Jack Dorsey ha detto basta alla proliferazione di account di pornostar ed escort ma anche di coppie scambiste, bloccando a manetta questi profili, che nello scorso decennio avevano trovato ospitalità qui a seguito del regime di tolleranza zero instaurato da Tumblr. A far discutere è la richiesta del numero di telefono per rientrare in possesso degli account disattivati – un metodo ritenuto lesivo della privacy. Ma tant’è: Twitter si è allineato alla politica dei grandi social contro le utenze Nsfw, cioè “not safe for work” (tradotto, roba che è bene non avere a disposizione da visualizzare mentre si è al lavoro).

Per Telegram la faccenda è ben più seria. Le segnalazioni di moltissimi utenti hanno fatto emergere una rete di autori di revenge porn attraverso gruppi in cui ci scambia foto private degli ex partner e in segno di disprezzo si organizzano squallide gare di cum tribute (masturbazione eseguita su immagini o video sexy inviati on line). Wired ha realizzato un’inchiesta portando alla luce l’esistenza una ventina di canali che coinvolgono quasi 50mila navigatori e una mole di decine di migliaia di messaggi giornalieri. I dettagli dell’indagine sono da brividi: da gruppi come “Stupro tua sorella”, aperti per esercitare violenza psicologica e persecuzione su donne, a canali pedopornografici dove a postare immagini dei minori sono anche alcuni aberranti genitori che espongono i propri figli, fino alle chat come “Scatti rubati”, che selezionano particolari anatomici femminili fotografati nelle spiagge o sui mezzi pubblici, all’insaputa delle ignare protagoniste. Accendere i riflettori su questo fenomeno è servito ad avviare un attento passaparola social per segnalare queste pagine, ma la rapidità con cui è possibile chiudere ed aprire canali rende l’impresa titanica. Telegram è inoltre uno dei media più adatto ad abbinarsi a chat come TextPlus e TextMe, che consentono di creare numeri di telefono esteri inesistenti per registrarsi senza poter essere identificati né localizzati.

La solitudine, come la paura, è cattiva consigliera, soprattutto nella sconfinata e incontrollabile prateria del dating in rete. I contatti di vedovi che scrivono dall’altra parte del globo proponendosi per matrimoni combinati sono oggetto di parodie comiche, ma spesso capita che qualcuno ci rimetta, oltre al cuore, parecchi soldi. Parliamo del romance scam, cioè truffa sentimentale, e per fermare e punire i responsabili si è mossa l’Interpol, tenendo sotto osservazione tutti i 194 paesi di competenza e stilando un decalogo di cautele per non farsi ingannare dai truffatori. Quasi sempre uomini, hanno un’identità fittizia e si presentano come principi azzurri: belli, ricchi, galanti, professionisti in settori top. Si rivolgono a donne non più giovani, single di lunga data o reduci da relazioni fallite, presumendo che abbiano un lavoro e un solido conto in banca. Abbordano da Instagram, Facebook o Google Hangouts. Tutto inizia come una semplice conoscenza via chat, ma quando la vittima è caduta nella trappola del seduttore illudendosi di aver incontrato finalmente l’anima gemella e credendo a progetti matrimoniali, arrivano le prime richieste di aiuti economici. Che diventano sempre più esose e pressanti: nel 2019 nelle tasche dei romance scammer sono finiti oltre 200 milioni di dollari.

I truffatori fanno leva sul sentimento delle fidanzate virtuali inventando pietose situazioni di difficoltà, come un debito di gioco o spese mediche urgenti – i soldi sono versati su carte che poi saranno annullate. Se la vittima si fa sospettosa o chiude i rubinetti, il corteggiatore sparisce nel nulla insieme alle sue belle parole. Chi di quel sogno romantico si era innamorata davvero, si ammala di depressione o tenta il suicidio anche per lo stato di povertà in cui è stata ridotta. In “Giulietta degli spiriti” accadeva a Giulietta Masina, prostituta che spera di abbandonare il marciapiede con l’uomo che le ha promesso di sposarla e invece scapperà dopo averla derubata di tutti i suoi risparmi, lasciandola con l’unico desiderio di morire, ripetuto come una nenia disperata nell’ultima scena del film.  

Isabella Marchiolo