I social network modificano il nostro cervello, le nostre abitudini e la nostra personalità

Oggigiorno Facebook, Instagram e gli altri social network hanno cambiato il nostro modo di comunicare, le nostre abitudini, il nostro modo di pensare. Vi sembra eccessiva questa considerazione? State pensando che voi forse non ne siete rimasti così contaminati?

Portate l’attenzione a quanti minuti, o, per meglio dire, ore, trascorrete (e trascorriamo) a scorrere i post e le foto dei nostri contatti. Questo vale per chi in modo più passivo si pone come osservatore, o curioso delle vite altrui. A chi non è mai capitato di venire a sapere che il tal amico si è sposato, la tal amica ha avuto un figlio, o di sapere che il nostro contatto non è il quel periodo in città perché lo ha “visto su Facebook”?

Per chi invece è molto attivo nella continua pubblicazione vale anche la considerazione di una vera e propria modifica della personalità, in cui vengono enfatizzati ed emergono i tratti del narcisismo. I social network sono dei palcoscenici che danno la possibilità di sostenere e rinforzare il proprio livello di autostima.

Avrete forse notato che le persone tendono a pubblicare foto di sé mentre fanno cose interessanti, vedono posti nuovi, viaggiano. Questo peraltro appare in contrasto con il quadro sociale drammatico che stiamo tutti vivendo a causa della pandemia.  Non vediamo immagini di persone sedute sul divano, senza dialogo con i propri conviventi, che dietro ai loro telefonini cercano a dare immagini positive e divertenti di sé. 

E’ tanta la tentazione di voler piacere, arrivando addirittura a renderci diversi, alterando il nostro carattere. Forse che apparire felici ci faccia sentire più socialmente accettati? Forse che avere tanti “amici” su Facebook ci faccia sentire meno soli?

Le persone spesso nelle loro “Stories” raccontano cosa fanno nella loro giornata, cosa mangiano, condividono la scelta del loro outfit. In questo modo sentono i riflettori addosso, e d’altro canto, compensano il bisogno assolutamente umano di condividere.

Ma i nostri amici di Facebook sono realmente amici o sono degli spettatori, che gonfiano il nostro ego e ci fanno sentire meno soli, meno depressi, meno inutili? Depressione, solitudine, insoddisfazione, bassa autostima: forse sono queste le parole che fanno da sfondo a questo fenomeno così radicato nella vita di tutti noi.

L’assenza del contatto e di confronto porta a cambiare di molto il nostro modo di comunicare. In particolare si diventa decisamente più aggressivi. Siamo guidati dal bisogno di essere immediatamente compresi, di poter controllare le reazioni altrui.  Se manca il contatto diretto, i toni si alzano in modo molto rapido. Un altro importante aspetto è la mancanza di comunicazione non verbale: si dimenticano gli sguardi, la gestualità, la vicinanza fisica e viene messo in atto un comportamento prevaricante.

Sul tema della mancanza di confronto c’è a volte la sensazione che i nostri tanti amici di Facebook siano in attesa dei nostri monologhi, e d’altro canto se non pubblichiamo rischiamo di perdere la loro attenzione.

Alcuni studi hanno dimostrato che in una conversazione, quando parliamo di noi, piuttosto che quando ci è chiesto di ascoltare, i centri della ricompensa sono attivi. Quando scriviamo di noi, quando pubblichiamo stories, si libera dopamina associata a sensazioni di benessere: il nostro cervello ricompensa il nostro egocentrismo.

I social danno un appagamento immediato, con poco sforzo, che fa sì che il cervello sviluppi dipendenza dagli stimoli ad esso offerti.

L’essere continuamente connessi può comportare la perdita di attenzione, la perdita di sensibilità e di percezione. Iniziamo a pensare a queste evidenze, allo scopo di poter utilizzare questi strumenti in modo leggermente più consapevole.

Laura Rivoiro