Tra le tante celebrazioni di quella che il 21 gennaio 1921 fu la nascita del Partito Comunista d’Italia ovvero la prima scissione della sinistra italiana al Teatro Goldoni di Livorno

al termine dei lavori del XVII° Congresso del Partito Socialista Italiano, purtroppo virtuali per via dell’emergenza-Covid, assume notevole importanza storica quella che ha avviato l’ICSAIC, Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, presieduto da Paolo Palma e diretto da Vittorio Cappelli (nella foto), entrambi storici e accademici. L’attenzione dell’Istituto su questo centenario si protrarrà per l’intero 2021 e si concluderà a novembre

con un Convegno al quale parteciperanno storici, accademici e studiosi, al pari di quanto avvenuto nel 2019 per il popolarismo in Italia a cento anni dalla sua nascita, convegno del quale è prossima la pubblicazione.

In questa prima fase l’Istituto ha postato sul proprio sito (www.icsaicstoria.it) tre autorevoli contributi, uno dello storico Giovanni De Luna dal titolo “Pci, il doppiofondo della storia” (presente nell’edizione dell’8 gennaio de “Il Fatto Quotidiano”), l’altro dello storico Marcello Flores, “Da Livorno al Gulag sola andata”, pubblicato il 10 gennaio su “La lettura”, supplemento del Corriere della Sera, e infine quello di Franco Ambrogio, già deputato del Pci, nonché socio dell’ICSAIC al pari di un altro deputato comunista calabrese, Giuseppe Pierino.

Riguardo al convegno, il Comitato Scientifico dell’Istituto è già all’opera. L’obiettivo è quello di ricostruire, attraverso il contributo degli intervenienti, il contesto sociale, economico e culturale del periodo in cui è avvenuta la scissione del 1921, con l’individuazione dei profili biografici che hanno esercitato particolari attività all’interno del partito e nella società del tempo sia a livello nazionale che internazionale, e con un particolare riferimento all’organizzazione dello stesso prima dell’inizio del ventennio fascista, durante il periodo di clandestinità e dopo l’8 settembre del ’43 con le lotte partigiane. Particolare attenzione verrà prestata al non sempre facile rapporto, anche per motivi logistici, tra la direzione nazionale e la periferia, la cosiddetta “base” territoriale per la propaganda, le attività culturali e soprattutto per la penetrazione nel tessuto sociale.

Il Partito comunista, come tutta la sinistra, dovette fare i conti con l’escalation del fascismo, di fatto già costituito nel 1914, e con le sue disastrose scelte, alleanze e conseguenze, ma recitò un ruolo di primo piano, assieme ai cattolici e ai socialisti, per rimettere ordine nel caos alla fine della guerra con la fase repubblicana e con l’assemblea costituente, oggetto quest’ultima di una recente pubblicazione dell’Istituto dal titolo “I calabresi all’Assemblea Costituente – 1946/48”.

La storia dell’Italia passa per la storia dei partiti, quelli che hanno permesso di ridare libertà agli oppressi di ogni tipo. Uno degli ultimi testimoni del Pci, il partito che in origine fu il Partito comunista d’Italia e che perse denominazione e caratteristiche dopo lo scioglimento al termine del XX° congresso, nel febbraio del ’91, Emanuele Macaluso, intellettuale, sindacalista e giornalista, scomparso due giorni prima della celebrazione del centenario, ha affermato: “Essere di sinistra ha avuto un senso perché ha migliorato la vita a milioni di persone. Ne è valsa la pena”.

Il Partito Socialista, dalla cui costola si organizzarono i comunisti italiani, aveva compiuto 100 anni di storia nel 1992, proprio nell’anno in cui iniziò una nuova diaspora, stavolta interna, ancora non ricomposta, a causa di scellerate attività di esponenti che di socialista, purtroppo, avevano ben poco nel proprio DNA. Le future generazioni ignoreranno la valenza dei partiti, delle sezioni, delle “sane” battaglie tra Peppone e Don Camillo. Abbiamo il dovere di mantenere viva la memoria anche sui partiti, che sono stati anche scuola di vita e apportatori di valori diversi ma importanti.

Letterio Licordari