Usa. Pranzai vicino a Biden, è un signore. Ma per governare avrà bisogno di molta fortuna

E’ tanto arduo prevedere le conseguenze economiche dell’avvento di Biden quanto facile osservare che un quadriennio di economia in crescita negli USA prelude, quasi automaticamente, a un secondo mandato del presidente in carica, regola di cui potremmo

trovare conferma anche nella caduta di Trump, contestuale non a caso ai problemi economici causati dalla pandemia. Da sottolineare, in primo luogo, è che il margine di manovra di Biden  in ogni campo è stato ampliato dallo sdegno per l’assalto a Capitol Hill (la prova più esplicita di quanto sia stato madornale l’errore di Trump al riguardo consiste nell’articolo apparso l’8 gennaio scorso sul Wall Street Journal, un giornale repubblicano che l’aveva sempre sostenuto a spada tratta e che ora

l’invitava caldamente e immediatamente a dimettersi per evitare una seconda procedura di impeachment, stavolta del tutto giustificata). C’è quindi ragione di credere che – senza sottovalutare il problema rappresentato dalla consistenza della massa residua dei sostenitori di Trump – la nuova linea di Biden sia destinata a non incontrare troppi ostacoli quando si tratterà di riprendere rapporti commerciali più amichevoli con l’Europa, rientrare come preannunciato negli accordi di Parigi del 2015 a salvaguardia dell’ambiente, promuovere comportamenti molto più prudenti a fronte della crisi sanitaria.

Detto questo, apro una parentesi per segnalare quanto può essere vano lo sforzo di estrapolare i risultati di una data politica economica da quelli legati alla politica tout court. Non la politica economica, infatti, bensì tutta la politica è suscettibile di una strumentalizzazione sul piano economico. Anche se i molteplici risvolti sociali dell’economia giustificano provvedimenti che ci siamo abituati a definire di politica economica, è bene convincersi che si tratta, sempre e comunque, solo di politica. Tutto il pensiero, e non una sua parte soltanto, è suscettibile di una concretizzazione economica. Tutto il pensiero, se sottoposto a una forma di volontà adatta e a un’adeguata capacità di agire, può diventare economia.

Quindi, per fare un esempio, può accadere che il pensiero alla base di un certo provvedimento di ordine pubblico scateni una serie di reazioni economiche ben più vivaci di quelle provocate da un provvedimento di tipo dichiaratamente economico. Il ministro dell’economia aumenta le tasse?  Potrebbero non esserci conseguenze significative. La gente, un po’ più scontenta, lavora come prima pur guadagnando un po’ meno di prima, si allarga un poco il settore pubblico che risponde con un proporzionale aumento dei servizi pubblici, si contrae un poco quello privato con un calo corrispondente della produzione e dei consumi. Un altro esempio? Il ministro per la pubblica istruzione e la ricerca scientifica riesce a varare una riforma universitaria straordinaria, geniale. Tutti sono contenti, docenti, discenti e personale amministrativo. Migliora la vita negli atenei, migliora l’apprendimento e la qualità dell’insegnamento, tutti progrediscono nel pieno rispetto del criterio meritocratico, i laureati aumentano di numero, quelli più brillanti rinnovano la classe dirigente e, nel giro di qualche anno, danno un impulso fenomenale a tutta l’economia del Paese. È possibile. Non è affatto da escludere che un atto legislativo nel campo dell’educazione abbia effetti economici più consistenti e duraturi di un tipico provvedimento di politica economica.

Alla luce di questo, nulla impedisce di pensare che la politica economica di Biden venga influenzata, più che da fatti strettamente economici e a prescindere da sviluppi internazionali al momento del tutto imprevedibili, dalle sue convinzioni personali di ordine più generale. Per esempio dal suo credo religioso. Biden, dopo J.F.Kennedy, sarà il secondo presidente cattolico degli Stati Uniti, animato, pare, da un cattolicesimo ben più profondo di quello del primo che, per essere eletto, in un memorabile discorso tenuto a Houston nel 1960 di fronte a una platea di vescovi protestanti, tenne a precisare che avrebbe garantito un’assoluta separazione tra Stato e Chiesa.   In un ristorante di Washington – nel quartiere di Georgetown, a due passi dall’università e dalla chiesa cattolica frequentata da Kennedy -, mi è capitato di cenare al tavolo accanto a quello di Biden, all’epoca vice di Obama. Non ho potuto fare a meno di osservarlo con più di un minimo di attenzione. Era in compagnia di alcune belle signore, eleganti e composte. Lui, non meno elegante e composto, aveva voce, modi e sorriso che esprimevano una sorta di naturale saggezza. Credo di non sbagliare dicendo che, per la durezza del compito che gli spetta (in campo economico e non), avrà bisogno di molta fortuna oltre che di molta saggezza.

Pierangelo Dacrema