Stati Uniti. Immigrazione, politiche sociali e ambientali. Il nuovo corso dell’era Biden

Lady Gaga che cantando l’inno americano con una spilla dorata a forma di colomba sul petto riunisce le Forze Armate e Jennifer Lopez che con un’esibizione mette fine ad ogni conflitto etnico tra ispanici e suprematisti bianchi. La 24nne Amanda Gorman, la più giovane

poetessa di colore nella storia americana in un discorso di insediamento presidenziale, che legge una poesia civile ispirata dalle rivolte di Capitol Hill  facendo eco al discorso di insediamento di Joe Biden che, citando Martin Luther King e Sant’Agostino, invoca la pacificazione sociale nel segno della verità contro le fake news ed ogni tentativo di manipolazione della realtà in grado di creare guerriglie e conflitti sociali mettendo a repentaglio la libertà di tutti. 

Una cerimonia d’insediamento autorevole, nonostante le restrizioni, in una Washington blindata e senza pubblico, ha presentato al mondo un’America che volta pagina e che si rifà il look per contenuti, presenze e programmi dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio costato una doppia procedura di impeachment al presidente repubblicano uscente che non ha partecipato al giuramento della coppia presidenziale rompendo  un protocollo – quello del simbolico passaggio di poteri – mai infranto negli ultimi 100 anni.  Presentandosi come il presidente di tutti, dalle politiche sociali di piena integrazione alla politica estera, il 46mo presidente Usa inaugura un nuovo corso in un’America – in continuità con la politica di Barack Obama – piegata dalla crisi economica e dalla pandemia segnando una radicale rottura con la politica machista e aggressiva del suo predecessore. L’onore recuperato attraverso il silenzio e la preghiera per i morti da Covid – 402 mila decessi solo negli Usa – presenta al mondo un volto umano ed empatico di fronte a una distesa di 200 mila bandiere a rappresentare il popolo americano e le vittime del Covid rispondendo al negazionismo e all’aggressività del presidente uscente con umanità e pietas.

 “L’America deve essere migliore di come è adesso”. “La giustizia e l’uguaglianza non sono morti”. “Sant’Agostino, patrono della mia Chiesa, affermava che le persone sono un obiettivo comune e questo obiettivo si può raggiungere attraverso l’amore e la verità” sono solo alcune delle espressioni usate dal presidente Biden che riassumono il suo programma politico. Uno slancio mistico e idealista mirato a creare unità e a cambiare il volto di un Paese che riparte dalla giustizia sociale e della lotta al razzismo e alle tensioni sociali interne. Una partenza in quarta o “hit the ground running”, come si direbbe con un’espressione colloquiale del gergo militare, che si realizzerà concretamente a partire da subito, non solo con un pacchetto da 1900 miliardi di dollari che verrà investito per combattere la crisi legata alla pandemia. Tra gli “executive acts” già pronti e in controtendenza rispetto al suo predecessore, il programma democratico in tema di politica sanitaria prevede la vaccinazione di 100 milioni di americani già nei primi 100 giorni di presidenza sfruttando da subito la maggioranza al Congresso e l’imposizione dell’obbligo federale di indossare le mascherine in tutti i luoghi pubblici.Se in tema di politiche sociali è già prevista una moratoria sugli sfratti e sul pagamento dei debiti universitari, in tema di immigrazione è già pronto un disegno di legge che potrebbe portare 11 milioni di immigrati irregolari ad ottenere la cittadinanza, l’eliminazione dei “travel ban” imposti in alcuni paesi (soprattutto a maggioranza musulmana) e un programma volto a riunire i bambini immigrati separati dalle famiglie al confine con il Messico per il muro fatto erigere da Trump e Steve Bannon, costato a quest’ultimo  una condanna e un arresto per fondi neri commutato negli scorsi giorni in grazia dallo stesso presidente uscente che in tema di politica estera lascerà non pochi nodi da sciogliere alla nuova amministrazione. Se è confermato, in tema di politiche europee e climatiche, un rientro nel quadro degli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico, rimane controversa la questione cinese e mediorientale, anche alla luce delle ultime indagini dell’Oms sulle responsabilità di Pechino per la diffusione del coronavirus e le prime informazioni fornite per dare l’allarme su propagarsi dell’epidemia, poi divenuta pandemia mondiale. Negli ultimi giorni il segretario di Stato Mike Pompeo ha definito “genocidio” la persecuzione della minoranza uigura in Cina, quale sistematico tentativo cinese di distruggere un’etnia e una minoranza religiosa. Uno schiaffo rivolto a Pechino che proprio in occasione dell’insediamento della nuova amministrazione democratica, ha bandito dai propri confini con l’accusa di aver violato la sovranità cinese 28 cittadini americani tra i quali lo stesso Mike Pompeo, Steve Bannon, Peter Navarro e John Bolton lasciando aperta una crisi diplomatica ed economica internazionale che inevitabilmente coinvolgerà anche gli altri paesi dell’Alleanza Atlantica. 

Mariangela Maritato