Fenomeno “Bridgerton”. Quale messaggio ispiratore c’è e s’è pure valido nel XXI secolo

Il sole splende su Grosvenor Square, alcune carrozze trainate da cavalli avanzano su una strada luccicante, un signore che indossa un vistoso cilindro sulla testa e porta un elegante

bastone tra le mani saluta i passanti con un cenno. Ed è in quel momento che te ne accorgi. 
Bridgerton inizia e, nei suoi primi istanti, sembra simile a qualsiasi altro sceneggiato in costume sulla vita dell’aristocrazia inglese di inizio Ottocento. 
Il gentiluomo, di evidente rango nobiliare, è nero; mentre l’allegra fanciulla che lo stringe a braccetto bianca. Una scena inconsueta per un costume drama ambientato nel 1823, rivoluzionaria per la spensierata naturalezza con cui viene ritratta.

 
La storia che segue, si sviluppa in otto episodi della durata di circa sessanta minuti ciascuno e se da un lato le ambientazioni e i costumi riportano ai tempi di ‘Orgoglio e pregiudizio’, dall’altro lato è una serie molto moderna dal punto di vista del pensiero.
Ispirata ai romanzi bestseller di Julia Quinn, la serie di Netflix che sta tenendo i boom di ascolti, narra le avventure di una fanciulla dell’alta società in età da marito, Daphne, la figlia maggiore della potente famiglia Bridgerton mentre fa il suo debutto nel competitivo mercato matrimoniale di Regency London. Sperando di seguire le orme dei suoi genitori e trovare il vero amore, le prospettive di Daphne inizialmente sembrano non essere messe in discussione. Mentre suo fratello maggiore inizia a escludere i suoi potenziali corteggiatori, il foglio dello scandalo dell’alta società scritto dalla misteriosa Lady Whistledown pone Daphne sotto una cattiva luce. Entra in gioco il desiderabile e ribelle Duca di Hastings, scapolo e fascinoso, è  considerato l’uomo ideale dalle mamme delle debuttanti. Nonostante i due affermino di non volere nulla di ciò che l’altro ha da offrire, la loro attrazione è innegabile, le scintille volano mentre si trovano impegnati in una crescente battaglia di ingegni e mentre affrontano le aspettative della società per il loro futuro.
Ma perché questa serie sembra avere a che fare più con il presente che con il passato?
Quale messaggio ispiratore troviamo che è ancora valido nel XXI secolo?
La risposta è molto semplice: perché la protagonista e le donne presenti nella serie sono donne che ci parlano della libertà di decidere e dell’importanza di essere se stesse.

Donne orgogliose di esserlo e che rivendicano i loro diritti e il loro ruolo nella società.
La serie analizza il rapporto tra i sessi, quello voluto dalla società e quello reale che spesso si scontrano: la donna deve essere protetta e l’uomo deve fare di tutto per difendere il suo onore, deve essere pura, l’uomo invece può vivere come vuole e fare di lei ciò che vuole e poi eventualmente può abbandonare il campo. Le donne iniziano a mal sopportare queste imposizioni perché, come Daphne dice al fratello Anthony: “Credi che solo perché sono una donna non sia capace di pensare e scegliere con la mia testa?”.
Una narrazione tutta al femminile che riflette intorno all’educazione sentimentale ed emotiva di un gruppo di donne che lotta per sé e per le altre. Dialoga sul ruolo della donna nella società, su quanto sia subalterna rispetto all’uomo, fratello, compagno, marito – nonostante sia fondamentale nella corte e nei rapporti tra le famiglie – su quanto debba lottare per la propria libertà.
Alla donna viene insegnato come essere, cosa essere, come camminare, come sorridere (“camminare e sorridere” è una cantilena che risuona nella testa delle donne) ma soprattutto cosa non fare, cosa non essere (“chiudi quel libro, ti confonderà i pensieri”) per accalappiare il marito di turno. È un sistema di riti, un linguaggio fatto di una grammatica di inchini, piccoli sfioramenti, cliché faticosi da sopportare, figli di una tradizione ben precisa per cui le donne sono perennemente in vetrina – si pensi ai vari balli a cui le donne vengono portate per essere viste, guardate, corteggiate e lasciarsi corteggiare.
Bridgerton ci racconta di una società che mira alla perfezione – e chi non lo è viene marginalizzato, messo da parte, cancellato -.
Donne che riescono ad oscurare i personaggi maschili,che riescono ad ottenere ciò che vogliono.
Loro desiderano essere molto più che mogli e madri e cercano di abbattere i limiti che la società impone, come il matrimonio di convenienza col miglior partito scegliendo piuttosto di far vincere l’amore.
Donne che un po’ alla volta trovano la propria strada, una sorta di emancipazione anche grazie alla sorellanza e all’aiutare l’altra in modo da aiutare anche se stesse.

Letizia Falzone