Il 2005 è l’anno in cui Lamezia torna a respirare nuovamente l’aria della democrazia. I lametini si recano nuovamente alle urne. È passato troppo tempo da quel dal 31 ottobre

del 2002, da quando la Città della Piana si era vista azzerare, per la seconda volta in dieci anni, l’attività amministrativa per infiltrazioni mafiose. In quegli anni scrivevo sulla politica lametina per “il Quotidiano”. Anni di grandi fermenti, anche editoriali. Non c’erano ancora i social media.  I giornali informavano i cittadini, sollecitavano e alimentavano il dibattito democratico.

A Lamezia la carta stampata si era arricchita con questa nuova testata (allora chiamata Quotidiano del Sud), che ormai faceva concorrenza alla tradizionale e robusta presenza della Gazzetta del Sud.  Il Quotidiano era ancora diretto da Ennio Simeone.  La redazione di Lamezia (ufficio di corrispondenza) in quegli anni era stata affidata da Simeone alla guida di Astolfo Perrongelli. (che diventerà un mio caro amico). Fu un periodo entusiasmante. In squadra c’era l’esperto e veterano Pasqualino Rettura e la giovane Maria Murone. E poi tanti collaboratori esterni.  Io avevo iniziato a scrivere per il Quotidiano già a partire dal 1996, da quando la testata aveva dato vita all’edizione Catanzaro e Provincia. Per alcuni anni ero stato un corrispondente dall’hinterland (soprattutto di Gizzeria, ma anche di Falerna e Nocera). Fu Astolfo a volermi, quasi da subito, come aggregato al team lametino. (Una squadra granitica e compatta, che andava in lungo e in largo a seguire sul campo ogni tipo di iniziativa), e fu sempre Astolfo a volere che io mi occupassi della politica di Lamezia nell’anno in cui Lamezia ritornava al voto.  Nello stesso anno avevo ottenuto il tesserino dell’Ordine dei Giornalisti come pubblicista.

Per Lamezia, dunque, Il 2005 si riapriva la strada della normalità.  Il mancato voto dopo lo scioglimento, la questione della istituzione della Provincia e l’autonomismo lametino, le elezioni provinciali, la “querelle” su Borgo Antico di Floriano Noto, avevano accompagnato una vigilia elettorale che era durata per tutto l’anno 2004.  L’anno iniziava con una attesa spasmodica. La città voleva conoscere il candidato sindaco del centrodestra (allora CDL). Colui che avrebbe dovuto vedersela con Gianni Speranza che era da quasi due mesi in campagna elettorale. il centrodestra era non solo in fortissimo ritardo, quanto in una situazione di impasse totale. A complicare la faccenda il braccio di ferro tra Udc e Forza Italia. I centristi partirono con una candidatura tattica: quella di Massimo Sdanganelli, gli azzurri prendono tempo.  La Cdl non decide e il clima al suo interno è teso. Annuncia invece la sua candidatura a sindaco Francesco Grandinetti alla guida del movimento Lameziaprovinciaenonsolo. L’ingegnere di fatto è il terzo a scendere in campo. Oltre a Speranza, infatti era pronto anche l’autonomista Ugo De Sarro.  A febbraio FI rompe gli indugi e fa il nome di Pasqualino Scaramuzzino. Ma non passa, l’Udc non molla e l’ex sindaco si mette da parte. Ora la Cdl è in tilt. Si cerca disperatamente un candidato. Mentre ad uno ad uno si tirano fuori dalla mischia i cosiddetti big. La partita sul candidato si chiude con l’udiccino Gianfranco Luzzo.  Il 4 marzo vengono presentate le liste. Intanto incominciano ad arrivare a Lamezia i big nazionali dei partiti. Si registrerà la presenza di Santoro, Prodi, Gruber, Bertinotti, D’Alema, Schifani, Follini, Tremonti, Casini, Dell’Utri. I 4 candidati a sindaco si confrontano più volte.   Le amministrative si incrociano con le regionali.  Speranza ottiene il 44% dei voti, Luzzo il 40%, Grandinetti il 12%, De Sarro meno del 3%. Bisogna andare al ballottaggio partendo da una situazione particolare. Speranza parte con il 4% in più rispetto a Luzzo, mentre la Cdl ha il 12% in più rispetto al centrosinistra. Grandinetti, grande risultato il suo, decide di non apparentarsi. Il 18 aprile arriva il responso. I lametini votano a valanga Speranza che ottiene oltre 23.000 voti contro i 12.000 di Luzzo. La vittoria è schiacciante, ma la Cdl forte dei consensi ottenuti al primo turno si trova la maggioranza in consiglio.  Inizia il viaggio amministrativo di Speranza in una situazione davvero anomala. Sembra prospettarsi l’idea della cosiddetta “anatra zoppa”.  E invece Giannetto Speranza resterà al timone della città per due consiliature.

Pasquale Roppa