Il bello di poter gestire autonomamente o quasi un sito, è quello di poter scegliere argomenti e persone a cui chiedere commenti. Sono iscritto all’albo dei giornalisti da settembre 2000

ma pratico la professione, tra collaborazioni pagate e vita in redazione in nero, da oltre 30 anni. Si dice che giornalisti si nasce. E come disse il grande Totò, ritengo che io “lo nacqui”. Con questo, non voglio dire che sia un grande cronista o un bravo reporter oppure una prima firma. Anzi, si va avanti facendo casino col Casinista. Però, alcuni successi non sono mancati: per esempio, risultare tra i top Blog col Casinista per due

volte, la prima (storica) nel 2016 e la seconda nel 2018, ritengo non sia poca roba. Ma che c’azzecca questo con Lamezia? Nulla, solo il fatto che in questi 30 anni di attività di pennaiolo, il luogo e le persone con le quali ho avuto uno dei migliori rapporti professionali e, soprattutto amicali, è stato con i colleghi dell’ex redazione della città della Piana. Come sono arrivato a gestire il Quotidiano a Lamezia? Semplice, l’ex direttore dell’ex Quotidiano della Calabria, Ennio Simeone nel 2003 mi inviò a sostituire la caposervizio della struttura di Catanzaro, Stefania Papaleo, andata in maternità per quasi 12 mesi. La catanzarese, era una redazione composta da ben otto donne e due soli maschietti: Andrea (non ricordo il cognome: causa della vecchiaia avanzante) e il sottoscritto. Colleghi che si occuparono tra l’altro delle pagine di Lamezia, che a dire il vero, ogni giorno diventavano uno scaricabarile. Finito il periodo di maternità della Papaleo, editore e direttore, decisero di dare maggiore visibilità alla città di Lamezia, il giornale cresceva, ma punto debole? Il catanzarese. Poco dopo arrivai a Lamezia Terme, l’ufficio di corrispondenza era una stanzetta con due computer e due sedie. Ci lavoravano Rettura con la collaborazione di Maria Murone: fatto un discorso, giusto per capire ruolo e competenze, nell’arco di pochi mesi, si formò una squadra alla quale aggregai Pasquale Roppa. Naturalmente, non mancarono le discussioni,. Beh, è più che normale, i lametini come i cosentini sono capatosta. E, Rettura, vedendo nella sua “casa” uno straniero che inizialmente dava ordine, un paio di una volte non la prese bene. Come del resto il sottoscritto, però ci stava. Eravamo e siamo adulti e vaccinati. Tuttavia, ripeto mai, ci fu una lite o un momento di tensione. Nervosismo e battibecchi certo. Il tutto però, finiva in mangiate e bevute. Non solo, spesso sono stato ospite di Rettura, ho conosciuto la moglie e i figli. E, soprattutto, nacque una amicizia tra di noi che va avanti ancora oggi. Amicizia condivisa con Roppa e la Murone. A questo rapporto amicale, ripeto, ho voluto dedicare un numero del Casinista. Inoltre, la dimostrazione dell’amicizia nata tra noi quattro peones? Il fatto che ognuno aveva un soprannome. Rettura la “prostituta”, poichè sapeva vita, morte e miracoli di tutti, poi ci stava il prof, ossia Pasquale Roppa, la “no global” Maria Murone. E per concludere “u giustu”, cioè io. Da evidenziare che non feci mai pesare la questione “buchi”. Stesso discorso su chi doveva seguire eventi o manifestazioni, non ci fu alcuna rivalità. Insomma, diventammo un punto di riferimento. E i risultati arrivarono un anno e mezzo dopo: a metà 2005 il giornale ebbe un venduto in edicola giornaliero di oltre 550 copie. Da ciò la gratificazione di Simeone che nel corso di una delle assemblee plenarie che di tanto in tanto organizzava, affermò che la “redazione di Lamezia Terme vendeva più copie di Matera e Crotone messe insieme”. Un bel risultato. Altro dettaglio: il nostro avversario non fu la Gazzetta, che a Lamezia, sotto la guida dell’amico, valido giornalista e ora affermato scrittore, Vinicio Leonetti, aveva il monopolio. Nostro rivale fu il Domani al quale togliemmo il primato di vendite delle seconde linee. Inoltre, con Vinicio rimane il ricordo di un paio di cene e bevute. Cosa che altrove difficilmente accade tra colleghi di testate diverse. Tutto, però ha un inizio e una fine. Il bel sogno finì un pomeriggio del 2006, il direttore mi disse che in quel periodo c’era bisogno nella redazione centrale. Non fece per me: fortunatamente stava per nascere il “fallimentare” progetto romano del Quotidiano della Sera. Cosicché armi e bagagli andai a Roma. Ma sempre legato alla “prostituta”, alla “no global” e la “prof”. E agli amici lametini. Fin qui la storia legata alla mia attività giornalistica lametina. C’è poi da scrivere qualcosa su Lamezia, per la terza volta commissariata. L’ho detto prima, i suoi abitanti hanno la testa dura, se si pensa che ancora oggi fanno distinzione di appartenenza tra Nicastro, San’Eufemia e Sambiase. Hanno voluto e ottenuto l’unificazione amministrativa, ma resta sempre il retaggio mentale. Non solo, come a Cosenza, c’è una parte della cittadinanza che fa pesare il suo peso sia politico che economico. E lo fanno, soprattutto, per pura e semplice dimostrazione, vantando chissà quali conoscenze. Come uscire da questa situazione? Chi lo sa, è uno dei tanti duri compiti che spettano alle future generazioni, chiamate a creare una immagine più limpida di Lamezia ma anche della città dei Bruzi, non più legate a poteri forti e malavita. Buona fortuna a loro.

Astolfo Perrongelli