La faida di ndrangheta, ma anche quella tra partiti politici,  al centro di quegli anni che di sicuro non possono essere indicati come la Primavera di Lamezia. Anche se quelli attuali sono assai peggiori dal punto di vista politico.

 Nelle redazioni si respirava poco. L’assenza di ossigeno era dovuta alle continue sirene in centro città, dov’erano concentrate le redazioni locali dei due giornali, Gazzetta del Sud e Il Quotidiano. Noi giornalisti avevamo un filo diretto con le forze dell’ordine, anche loro a lavorare (peggio di noi, vi assicuro) on the road e senza respiro. Informazioni sempre col contagocce, ma era la strada con la sua dura realtà a scandire le nostre giornate infernali.

 Diciassette omicidi nei 4 anni, tra 2003 e 2007, hanno infuocato una cittadina di 70 mila anime che per due volte era stata sciolta per mafia. Il terzo scioglimento arriverà nel 2019, l’ennesimo negli ultimi trent’anni. A testimoniare che il tempo scorre, ma gli stessi problemi restano.

  Chi vive in città da quand’è nato non sente più di tanto il peso di queste accuse gravissime da parte dello Stato. Ma chi è stato inviato sul posto dalle direzioni dei giornali, come me e Astolfo Perrongelli, percepisce in pieno l’odore di mafia non solo ogni volta che ci siamo trovati accanto a un cadavere freddato dalle calibro 9. Anche quando si va al bar per un caffè, o mentre si seguono i lavori in consiglio comunale (si fa per dire, i politici lavorano a modo loro). Si toccano subito con mano gli interventi tra gli scranni dei consiglieri “puliti” e di quelli chiaramente collusi o intrecciati a interessi non proprio rivolti al bene della comunità.

   L’inferno è servito. Il primo “piatto” della giornata, la colazione, è il mattinale di polizia e carabinieri con le bottigliette di benzina sotto le serrande dei negozi, i colpi di pistola e fucile alle porte delle case, le auto danneggiate. Come dire: l’anticamera delle estorsioni. La prima portata giornaliera si trova in Tribunale intorno alle 10 e si esce con un taccuino pieno di condanne e assoluzioni, molte volte per reati connessi a quelli mafiosi. E truffe in cui sono imputati anche professionisti e colletti bianchi.

 La fascia oraria peggiore per le redazioni è quella che va dalle 17 alle 22, la più sostanziosa del menù: agguati, sparatorie, ferimenti, risse, fino alle “ammazzatine” tra il clan Giampà e i Torcasio, con tutte le sottotribù di contorno. Un vero macello a cielo aperto per la supremazia nei quartieri.   Sull’altra sponda, quella politica apparentemente slegata dal potere dei clan, ci sono le vergogne a raffica dell’ospedale lametino, le verità imbarazzanti su alcuni politici locali, la permanenza di Scordovillo che è una città nella città riservata agli zingari, e le inefficienze croniche di servizi ai cittadini molte volte inesistenti o quasi. Anni difficili a cui, parlandone adesso, si pensa come cose lontane anni luce. Ma vicinissime, visto che la musica a Lamezia non sembra proprio sia cambiata.

Vinicio Leonetti