Renzi ha dimissionato le ministre e Scalfarotto dal governo. Ora è crisi, i possibili scenari

Dopo settimane di scontro con il premier Conte, Matteo Renzi, irrazionalmente e poi insultato da decina di migliaia di follower sui suoi account social, ha annunciato le dimissioni della delegazione di Italia viva dal governo.

A dimettersi sono la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, la ministra della Famiglia, Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto. Dimissioni che sono state spiegate dallo stesso cazzaro toscano mentre i dimissionari non hanno proferito parola. Hanno fatto scena muta, pilotati come dei droni o controllati come marionette. Da premettere, che insulti a parte, tutti i partiti dell’ex maggioranza hanno attaccato Renzi mentre hanno espresso sostegno e fiducia nei confronti di Giuseppe Conte. Non solo, Renzi, secondo voci vicine a IV avrebbe ripensato a quanto fatto, dato che è stato decisamente più che accontentato sul Recovery Fund. Anche il professor Galli ha attaccato l’ex segretario del Pd. Quindi, ha davvero poco da gioire il mezzo toscano il quale ha anche lanciato la bufala di non essere mai stato cercato dal presidente del Consiglio. Particolare che Palazzo Chigi smentisce. Da aggiungere che nei giorni scorsi Massimo D’Alema aveva affermato: ““Non si manda via l’uomo più popolare del Paese per fare un favore a quello più impopolare”

Comunque, dopo l’annuncio in conferenza stampa, si è aperta, dunque, la crisi del governo Conte bis. E ora cosa succederà? Ecco i possibili scenari politici.

1) Il premier Giuseppe Conte potrebbe salire al Quirinale, rimettere il suo mandato e affidarsi per la soluzione della crisi al presidente della Repubblica Mattarella. Passaggio doloroso per Conte, che però lo renderebbe ancora spendibile per un reincarico.

2) ll premier potrebbe decidere di non dimettersi per assumere l’interim dei ministeri lasciati liberi da Bellanova e Bonetti (Agricoltura e Famiglia) e prendersi tutto il tempo che serve per l’iter parlamentare del Recovery Plan. La caduta del governo sarebbe così rimandata. Ma il rischio sarebbe elevato: basterebbe una mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni per decretare la fine del Conte bis.

3) Conte potrebbe presentarsi in Senato e parlare agli italiani, puntando metaforicamente il dito contro Renzi, rimproverandogli di aver aperto una crisi al buio con oltre 600 morti di Covid al giorno, con la campagna vaccinale appena iniziata, i 209 miliardi del Recovery da prendere e la presidenza italiana del G20 da affrontare.

4) Altra ipotesi: la conta in Aula subito, sperando che i Responsabili si materializzino e siano più numerosi possibile. Tre o quattro renziani pentiti, qualche centrista Udc e dintorni, alcuni transfughi ex 5 Stelle in cerca di casa e magari anche qualche “azzurro”. Scenario debole, che non piace al Pd ed è visto malissimo dal presidente Mattarella.

5) Un’altra strada sarebbe rimandare la resa dei conti e, dopo il discorso in aula, salire al Quirinale per chiedere tempo e ottenere il mandato a cercarsi una maggioranza solida. È a questo punto che potrebbero manifestarsi nuovi gruppi pronti a sostituire i 18 senatori di Renzi e garantire qualche mese di sopravvivenza al Conte ter.

6) Il rimpastone. Potrebbe sembrare pura utopia, ma prima del Cdm di martedì un ministro confidava di sperare ancora nel miracolo. “Vedrete, non succederà nulla…Finirà con qualche cambio di caselle nel governo”.

7) Si potrebbero aprire le consultazioni, Conte sconfitto verrebbe abbandonato anche dal Pd, che a quel punto si giocherebbe la partita della premiership per Dario Franceschini. Il ministro della Cultura avrebbe un solo rivale: Luigi Di Maio, unico leader dei 5 Stelle veramente in corsa. Il nuovo governo avrebbe la stessa maggioranza: Pd, M5S, Leu e IV.

8) Ultimo scenario, unità nazionale o governo istituzionale. Per il Pd l’idea di un governo di salute pubblica non esiste. Ma i parlamentari di ogni colore discutono di un governo con “tutti dentro” e i profili che girano sono quelli di Mario Draghi e Marta Cartabia. Il nome della ex presidente della Corte Costituzionale è anche quello su cui potrebbe puntare il Quirinale per un governo istituzionale: pochi mesi, per portare il Paese al voto anticipato tra maggio e giugno, prima che scatti il semestre bianco.