Vaccini, brevetti e diritti umani. Intanto, aumenta il valore delle aziende produttrici

In un anno il valore di Novavax, azienda di biotecnologie quotata al Nasdaq, è aumentato del 2 mila per cento. Il titolo valeva 6 dollari nel gennaio 2020, ne vale 120 oggi. Novavax sta

mettendo a punto un nuovo vaccino contro il Covid 19. La sua è la performance borsistica più vistosa, ma non è l’unica. Le 45 case farmaceutiche quotate che stanno lavorando a un vaccino, in un anno hanno visto crescere il loro valore mediamente del 262%. Nell’elenco ci sono marchi ormai familiari come Biontech e Moderna, ma anche start-up conosciute solo dagli addetti ai lavori. Per quasi tutte – che siano quotate a Wall Street o a

Seul, a Londra o a Mumbai – c’è gloria borsistica, come documenta la tabella a corredo di un’ inchiesta pubblicata. da Milano Finanza. Stentano solo alcuni colossi come Pfizer per l’ interruzione di molte cure che impiegavano i loro farmaci. Da molti mesi ormai, l’andamento dei listini dipende non più dai capricci della politica o dalle statistiche economiche, ma dalle notizie che arrivano dalle case farmaceutiche.. I mercati, spiegano gli analisti, vogliono stabilità e solo i vaccini possono garantirla. Sono in gioco grandi investimenti ed enormi profitti. Ma è in gioco anche la vita delle persone e c’è chi, come Gino Strada o don Ciotti, chiede che le multinazionali mettano a disposizione le loro licenze consentendo ad altri di avviare la produzione. Si tratterebbe di conciliare l’interesse pubblico con quello delle imprese e qualche precedente ci sarebbe. Quando a Jonas Salk, che aveva realizzato il primo vaccino antipolio, chiesero di chi era il brevetto lui rispose che era di tutti e che d’altra parte non si poteva brevettare il sole.

Paolo Pagliaro