Dopo, come ai tempi di Leopardi ci saranno venditori di almanacchi. In un mondo distrutto

Come tutti gli altri. Quando venne alla luce tutti festeggiammo pensando, più “per convenzione” che per convinzione, che potesse essere buono e apportatore di fortune. Come

si fa quando nasce un bambino, sapendo per esperienza che la vita, quella di chiunque, è sempre caratterizzata da alti e bassi. L’aggettivo più gradito è sempre stato “felice”, non

sempre il termine è risultato calzante alla realtà. La sua vita è passata in fretta, esattamente come quella di chi l’ha preceduto, e come gli altri ha messo al mondo dodici figli e ora non vede l’ora, vecchio e canuto come nei disegni dei sussidiari d’un tempo delle scuole elementari, di andare via, di togliere il disturbo. In passato, spesso, i suoi “colleghi” sono andati via con discrezione, approfittando della baldoria e dei botti da parte di chi li ha circondati, già pronti a brindare per una nuova nascita. E invece no, questo 2020, diciamolo con forza e senza allegorie, “se ne deve andare”, altro che togliere il disturbo… E’ pur vero che dobbiamo essere realisti, razionali, e ispirarci non tanto alle “convenzioni” ma al noto dialogo di Leopardi tra il venditore e il passeggere, e che esiste una relatività del tempo, così com’è vero che per molti anni in passato, caratterizzati dalle guerre e dalle carestie, e pure da altre epidemie per molti letali, non si vedeva l’ora che sparissero dal calendario e che comparissero solo negli “annali” o sui libri di storia, ma il genere umano vive anche di simbologie, anche nella fase razionale, e l’annus horribilis viene cacciato via con forza, a volte con la forza della disperazione dei tanti numeri negativi riferiti a vite umane perdute, a fatturati crollati, a sogni non realizzati e forse mai più realizzabili. Ci ritroviamo forse al termine di questo anno più orsi e più cattivi, meno solidali, in balia degli imbonitori di turno. Una fase di involuzione, alla quale si aggiunge la precarietà dell’istruzione e della sanità (questo è un eufemismo, naturalmente). E se bastavano trenta soldi al “passeggere” del famoso dialogo di Leopardi per acquietare il venditore, con la sola certezza di non voler tornare indietro nel tempo, oggi non bastano miliardi per risanare un mondo costruito sommando le storie di quei bambini che diventano grandi e poi scompaiono l’ultimo giorno di dicembre e distrutto, come quando ci sono i terremoti, nel breve volgere di un annus horribilis che, in ogni caso, ci ha messo nelle condizioni di farci tante, tantissime domande e alle quali dovremo comunque nel tempo trovare delle risposte. 

di Letterio Licordari